SVENTURATA LA TERRA CHE HA BISOGNO DI EROI: Dave Dave, Neverland luna park

di Michele Barbaro

Questa rubrica mensile intende discutere volta per volta la vita e le azioni di personaggi poco edificanti. Persone che suscitano o hanno suscitato scandalo, polemica, fastidio. Questo perché, nella volontà di scrive, è salda l’idea che ogni scoperta nasce dal conflitto. Perché il confronto più profondo e leale lo si fa con i propri nemici, con i propri fantasmi. Non vi è in questo progetto nessuna pretesa accademica o dottrinale. Ci sono spunti, provocazioni, da discutere insieme, se si vuole.

Vita, morte, conscio, inconscio, fama e successo, mito e quintali di chirurgia plastica. Gli eventi che verranno qui narrati toccano tutte le giostre del Luna-Park. Che siano veri o fasulli, alla fine poco importa, d’altronde al Luna-Park il premio più bello non si vince mai.

Ecco i fatti: il 25 Giugno 2009, muore alle ore 14.26 (ora locale) a causa di un arresto cardiaco dovuto alle ingenti quantità di Propofol ingerito, il Re del Pop. Michael Jackson. Aveva cinquant’anni.

#1 Luna Park, scritte al neon, stiamo entrando.

Il 7 Luglio allo Staples center di Los Angeles, si svolge una cerimonia funebre pubblica alla quale partecipano amici, parenti e 18.000 fan. Quei 18.000 fan sono stati estratti a sorte da una lotteria, che metteva appunto in palio la partecipazione al funerale.

#2 Luna Park, gettone un euro una corsa, acquistato.

Lo stesso 7 Luglio, il Larry King Live, noto programma televisivo americano ha tra gli ospiti presenti per commentare la cerimonia, Dave Rothenberg, alias Dave Dave. Il povero Dave Dave ha ustioni di terzo grado su tutto il corpo. Da piccolo il padre diede fuoco alla camera d’albergo dove il bambino dormiva. Il bimbo decide di bussare alle dorate porte di Neverland (casa-parco giochi di MJ). Nasce una grande amicizia fra il bimbo sfortunato e il re del Pop.

#3 Musica a palla,luci a intermittenza, il giostraio aziona la leva, ecco che parte il nostro giro sulle montagne russe.

Michael Jackson non è morto. E per di più commenta in diretta nazionale i suoi stessi funerali.

Questa la tesi che rimbalza su e giù per l’etere. Quello che viene presentato come Dave Dave da Larry King, non è altro che Michael Jackson, con trucco e parrucco.

Tutto vero, tutto falso, poco importa. Si assuma di essere nel migliore dei mondi possibili e quello in diretta sulla CNN sia davvero Michael con un po’ di plastilina ed un basco nero in testa.

#4 La giostra gira veloce.

L’immaginario umano, conscio e inconscio, letterario e mitologico, classico e moderno in onda nel Talk-show delle tre del pomeriggio. Se si volesse fare dell’antropologia da bar, si potrebbe dire che molte culture differenti condividono l’idea di assistere ai propri funerali. Molte culture differenti e Michael Jackson. Ma MJ supera, anzi surclassa, i suoi progenitori. Jim Morrison, Elvis The King Presley, Kurt Kobain, Marylin Monroe, e mille altri ancora. Fenomenologia della morte di una star.

Jacko, ultima icona del mondo delle luci, non si limita a fingere la propria morte, ma esige l’ultima parola in diretta nazionale. Non ci si accontenta più del funerale, si pretende anche l’omelia.

Così che l’immaginario si arricchisce di un nuovo tòpos di plastica. Se prima si immaginava l’eroe nascosto mentre veniva consumato il rito funebre, adesso l’eroe appare, parla, ammicca, sorride.

Sopravvivere a se stessi, essere se stessi al di là di se stessi, superuomo, feticismo, curiosità, egocentrismo. Parole che appartengono al macabro insieme del funerale di cartapesta. Guardare nella serratura e vedere il mondo senza di te. Se “l’inferno sono gli altri”, lo sono perché ci definiscono. “E se scappassi agli sguardi infernali? E se quegli occhietti indagatori guardassero un miraggio?”

Forse questo pensava MJ il giorno in cui decise di sopravvivere a se stesso. Forse pensava anche qualcosa di più: e se io stesso facessi parte di quegli altri che definiscono me stesso?

Essere altro da me, essere oltre-da-me. Essere in definitiva l’altro-per-me.

Ma si torni al trucco e parrucco.

Entriamo nel camerino del Larry King Show. “Dieci minuti alla diretta”, allo specchio, luci e ciprie, Michael Jackson si guarda e non si riconosce. Oggi, sarà altro da sé, oggi e per sempre.

Ma l’impresa eroica, sublime, ancora deve venire: non simulare la morte, non sparire per sempre, non annichilire ciò che è stato. Ma apparire, ancora, ostentando altro da sé.

Icona totale, assoluta, sovrano dello schermo e delle logiche che lo governano, il nostro decide per l’ultima volta (forse) di apparire di fronte al mondo. Perpetuando la menzogna, conosce bene il trucco del mago, la cosa meglio nascosta è quella che appare di più. Logica del labirinto, azione borgesiana, Jacko innalza a metafisica la Tv al plasma 16:9.

Se ogni cultura è definita attraverso i miti che costruisce, ecco che la nostra civiltà al neon, quale che sia l’esito di questa storia di psicoanalisi e plastilina, ha fatto un piccolo passo da qualche parte nella selva. Il mito dell’eroe che fugge a se stesso, simulando la propria morte, acquisisce quel nuovo topos di plastica. Plastic-topos. Fuggendo, l’eroe lo si voleva nascosto, sommesso a vivere quella vita che non aveva mai potuto vivere. L’eroe moderno, Michael Jackson, lo si immagina là dove mai dovrebbe essere, nel programma più seguito d’America, a commentare il suo stesso funerale. Nascondersi di fronte a tutti. Essere presenti, ancora, più di prima, come mai. Ridere per l’ultima volta del mondo che infinite volte aveva abusato di te.

Non si creda che MJ, nel camerino, prima della diretta, pensasse solo ad imbastire uno scherzo coi baffi a tutto il pianeta. Tutta questa storia, risponde a logiche più intime, a logiche infinitamente più complesse di quella del “grande circo in città”.

#5 Luna park, il giro è finito, la giostra chiude, per oggi.

Che fosse davvero Michael Jackson quello apparso il 7 Luglio al Larry King Show, o che tutta questa storia sia costruzione immaginaria della nostra cultura, poco importa. In effetti è indifferente. L’interpretazione di un fatto, è già segno di una metafisica, privata o pubblica che sia. I confini fra l’essere e il non essere, tra vero e falso, in questa notte di luci intermittenti, sono stati vaghi. I rumori, i fumi colorati, e i vorticosi giri delle giostre hanno annebbiato la vista.

D’altronde questa è stata una notte al Luna Park, dove si esige il divertimento, vero o falso che sia.

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2 risposte a SVENTURATA LA TERRA CHE HA BISOGNO DI EROI: Dave Dave, Neverland luna park

  1. alain ha detto:

    Il perché Michael Jackson sarebbe uno dei ” personaggi poco edificanti” dei quali si tratta nei vari articoli non l’ ho capito.il più volte citato ” circo” ha cucito addosso a quest’ homo leggende terrificanti, l’ ha fatto passare per il più detestabile dei delinquenti per rendere lo show più accattivante e l’ ha spinto sull’ orlo della tomba.è questo a essere poco edificante( per usare un eufemismo).

  2. michelebarbaro ha detto:

    Prima di tutto, grazie per il commento. Provo a rispondere, a quello che potrebbe essere solo un malinteso. Che la rubrica parli di personaggi o eventi poco edificanti è vero, o almeno, questo quello che ho cercato di fare. Il protagonista di questo articolo non vuole essere MJ, della cui storia si è parlato molto, forse troppo, e sulla quale io so troppo poco per poter esprimere un giudizio. Il protagonista di questa storia vorrebbe essere il funerale di MJ, e questo strano personaggio Dave Dave che lo commenta. Il centro narrativo dell’articolo è quella sorta di archetipo che coinvolge in grandi miti moderni, credendoli non morti, nascosti da qualche parte. Ecco, è su questa idea di finta morte, sulle leggende metropolitane che alimentano queste supposizioni, che si concentra l’articolo, in nessun modo vuole giudicare la vita dell’uomo MJ, cosa che peraltro trovo molto antipatica.
    Spero di averti risposto, se volessi altri chiarimenti, pronto a rispondere.
    Grazie mille
    Michele Barbaro

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