DIECI INEQUIVOCABILI SEGNI DELLA SCOMPARSA DELL’UMANITA’

In questa serie di post mi soffermerò su alcuni segni tratti dall’attenta osservazione della realtà, disciplina da me praticata con costanza durante i miei primi quarant’anni, che non sono stati esattamente esaltanti come quelli di Marina Ripa di Meana, autobiografia portata sullo schermo da Vanzina con un’indimenticabile pellicola (e con buona pace di chi sostiene che la mia è una generazione senza traumi).

Da questi segni ho tratto delle riflessioni sull’imminente scomparsa dell’umanità, evento già preannunciato dai Maya come termine del ciclo b’ak’tun che si manifesterebbe sotto forma di fine del mondo o di trasformazione radicale dell’umanità, e peraltro confermato dall’astrologia occidentale contemporanea, la quale prevede una lunghissima e devastante doppia quadratura fra i pianeti Urano, Plutone e Saturno, in corrispondenza proprio con la data indicata dai Maya, cioè verso la fine del 2012.

E’ quindi fondamentale ora più che mai iniziare un ciclo di riflessioni su ciò che può segnalare questo evento catastrofico, in quanto come dicono gli psicologi più esperti, nessun evento si manifesta senza essere stato anticipato da un segno (per esempio, se il marito ti sparisce all’improvviso, qualche segnale di insofferenza deve pur averlo dato nel corso della convivenza).

Nella speranza di offrire un servizio utile all’umanità, auguro buona lettura a tutti.

Kelly Slater inna gigantic Pipe

Surfing the tsunami

Come i semidei torneranno a governare il mondo

di Claudia Boscolo

Questo segno si è manifestato durante l’attesa dell’uragano Irene che doveva devastare New York, ma che è stato declassato a tempesta tropicale con annessa alluvione. Non che fossi fra chi sperava nella catastrofe per poter rubare qualche epocale immagine da appendere nell’ingresso di casa, tuttavia mi scoccia aver condiviso con molti l’ansia pompatissima dai media, e di avere contribuito ad alzare lo share degli immondi telegiornali nazionali; di conseguenza rosico per non averne avuto in cambio neppure un’emozione memorabile. A noi italiani che, modestamente, siamo imbattibili nel campo della previsione e della gestione delle calamità naturali, questi newyorkesi sono sembrati dei pivelli, tutti allarmati per uno stupido temporale. Detto ciò, una cosa degna di nota si è effettivamente verificata in quei giorni: il mega-raduno surfista di Long Island.

Long Island si estende su più di 118 miglia di costa sull’Oceano Atlantico settentrionale, e produce fra le più potenti onde da surf della East Coast; la zona è una delle regioni più battute dai surfisti di tutto il mondo. (1) Per una di quelle strane circostanze di cui si ostina ad alimentarsi la Storia, l’1 settembre 2011 proprio a Long Island doveva tenersi la Quiksilver Pro New York Surf Competition. Quale migliore occasione per ogni surfista degno di questo nome di fare i conti con la sfida delle sfide, lo tsunami? Era dal 2004, quando la madre di tutti gli tsunami devastò lo Sri Lanka e mezzo Oceano Indiano, che i surfisti di tutto il mondo, raccogliendosi intorno al fuoco nelle sere d’estate, rinnovellavano tristemente l’occasione perduta di cavalcare i magici cavalloni. Dunque, fino a qualche giorno prima dell’arrivo di Irene neppure l’uragano sembrava aver potuto fermare la gara, per la quale gli organizzatori offrivano un premio di un milione di dollari. Fra i partecipanti doveva apparire anche il campione mondiale indiscusso Kelly Slater e altre superstar dello sport più fico del mondo. Naturalmente la prospettiva di non riemergere mai più dall’oceano non sfiorava neppure gli intrepidi eroi, figurarsi una riflessione su un possibile utilizzo a fini umanitari del milione di dollari in questione, in tempi di grossa crisi. Anzi, Lisa Mulligan, la vice city manager di Long Beach, stimava che la gara potesse generare dai dieci ai quindici millioni di dollari per l’economia locale, fra ristoranti, hotel, tasse sui beni e altri introiti di varia natura. (2) Altro che beneficienza: vedere i migliori surfisti del mondo rischiare la pelle surfando lo tsunami era un business da incoraggiare.

In un comunicato datato 30 agosto 2011 la Quiksilver Pro New York Surf Competition ha annunciato che la gara da un milione di dollari sarebbe stata spostata al 4 settembre e l’imponente festival Indy rock, che doveva accompagnare l’evento con adeguata colonna sonora, cancellato.

Il city manager Charles Theofan ha rilasciato la seguente dichiarazione: “Avrebbe potuto essere molto, molto peggio, ma è stato comunque un evento atmosferico di grande portata. Penso che ogni persona ragionevole e in grado di pensare, che abbia visto cosa ha dovuto passare questa città, capisca perfettamente”. (3) Massimo scazzo invece fra i surfisti, che dovranno rimandare anche questa volta l’epica impresa. Per fortuna gli tsunami non scarseggiano, e se quello di New York è stato declassato, le catastrofi naturali in genere sono state elevate a segni divini dalla candidata repubblicana alla Casa Bianca Michelle Bachmann, che a Sarasota (Florida) ha dichiarato: ”Non so cos’altro debba fare Dio per avere l’attenzione dei politici. Abbiamo avuto un terremoto e un uragano. E ha detto: ‘Volete cominciare ad ascoltarmi?’ Insomma, siccome Dio in persona manda gli tsunami per attirare l’attenzione dei politici, e i politici non se lo filano di striscio, forse il monoteismo è giunto al termine. Niente di meglio, quindi, che un popolo di semidei della stirpe di Nettuno per ripristinare il passato eroico perduto dell’età dell’oro, surfando gli tsunami che finalmente spazzano via la nostra civilità.

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Semiologo dilettante, spettatore ostinato, saggista crossmediale, teorico poststrutturalista.
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3 risposte a DIECI INEQUIVOCABILI SEGNI DELLA SCOMPARSA DELL’UMANITA’

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  2. mrz ha detto:

    Per scomparire l’umanità deve prima esistere, cosa mai accaduta finora.

    Intanto, sotto questo cielo, per tutti i figli del tutt’altro che vacillante Deus Absconditus, “economia in movimento” significa creazione provvidenziale di posti di lavoro.

    Riesci a vedere un Dio più misericordioso di quello che ‘lascia essere’ gli tsunami in modo che i surfisti, e tutto ciò che li segue nella lunga catena dell’accumulazione, possano cantare la Sua Gloria?

  3. Pingback: L’undicesimo inequivocabile non-segno della scomparsa dell’umanità | La rotta per Itaca

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