DROMOMANIA. Diario di bordo: Siria

di Matteo Antonin
I verdi giardini cingono Damasco come l’alone cinge la luna .
(Ibn Jubair, viaggiatore andaluso, 1184 circa)

Il segreto della Siria si svela in mezzo al deserto di Palmira, negli occhi di una donna beduina che sorridendo ti invita nella sua tenda a prendere un tè.

Si illumina del sorriso di una bambina che corre scalza nel cortile della moschea degli Omayyadi di Damasco o nella stanca fierezza degli anziani seduti nei caffè a bere il tradizionale shai nana (tè alla menta), fumando lentamente la shisha (pipa ad acqua con tabacco aromatizzato) e giocando a backgammon.

La Siria, troppo spesso guardata con diffidenza dagli occidentali e stigmatizzata come stato canaglia e covo di terroristi islamici, è in realtà un paese accogliente, popolato da gente cordiale, ma soprattutto curiosa e ospitale. Non è raro essere invitati da sconosciuti a bere un tè e a scambiare qualche parola, né ricevere continue domande sul proprio paese di provenienza, sulla propria famiglia o sul proprio lavoro. Il tutto sempre accompagnato da un sorriso caloroso, una sigaretta, e dall’immancabile shai nana, servito insieme a un gustosissimo baklava al pistacchio, dolce a base di miele diffusissimo in varie versioni in tutta l’area che va dai Balcani fino al Mediterraneo e al Medioriente.

Ma la Siria non è solamente un paese dove l’ospitalità è ancora un valore centrale e vincolante nella vita delle persone. È anche e soprattutto un paese ricchissimo di storia e cultura.

Nei territori dell’attuale Siria si sono susseguite fin dai tempi più antichi (le scoperte archeologiche di Ugarit, luogo dove è stata ritrovata una tavoletta con la più antica testimonianza di alfabeto a caratteri lineari della storia dell’uomo, datano i primi insediamenti intorno al 6600 a.C. circa) alcune tra le più grandi civiltà.

I primi a riunire sotto uno stesso governo le prosperose città-stato presenti anticamente sul territorio – Ugarit (Ras Shamra), Mari (Tell Hariri, 4500 a.C. circa) ed Ebla (Tell Mardikh, 2900-2300 a.C. circa) – furono gli Accadi, sotto il governo di Sargon di Akkad (2334-2279 a.C.). Nell’area dell’antica Siria (comprendente anche le regioni oggi chiamate Libano, Giordania e Palestina) si susseguirono inoltre Egizi, Ittiti, Fenici, Assiri, Babilonesi e Persiani, in un calderone di popoli e di grandi civiltà che rende la storia della Siria tanto affascinante quanto tortuosa da ripercorrere. Nel 333 a.C. a Isso (oggi nella Turchia Orientale) i Greci di Alessandro il Grande sconfissero i Persiani di Dario III e conquistarono il territorio. Dopo la morte del grande condottiero macedone i generali si spartirono il regno, e la zona passò prima nelle mani di Tolomeo I, poi in quelle dei Seleucidi. Fu solo nel 64 a.C. che il legato romano Pompeo sconfisse questi ultimi, rendendo il territorio Provincia romana con capitale Antiochia.

Greci e Romani, e poi ancora Bizantini e Islamici: nel 638 d.C. la città di Gerusalemme cadde per mano dai seguaci del Profeta Maometto e poco dopo tutta la Siria venne conquistata, divenendo il centro del nuovo impero musulmano. Nel 658 d.C. Mu’awiya, governatore di Damasco, si proclamò califfo (successore di Maometto) e fondò la dinastia degli Omayyadi, la quale regnerà sulla Siria per circa un secolo.

Il fascino di questa terra è proprio questa storia millenaria, e ovunque è possibile trovare traccia di questo passato: un crogiolo di popoli e di religioni che, al contrario di tutti i luoghi comuni sullo scontro di civiltà, qui convivono pacificamente. Tra i vicoli di Damasco coesistono un quartiere ebraico, uno armeno cristiano – con bar che servono birre fresche a ragazzi alla moda e a ragazze per nulla velate, ma anzi spesso scollate con croci dorate in bella vista – e uno iraniano. Vero e proprio pezzo di Iran in Siria, oltre che rifugio di migliaia di rifugiati iracheni di religione sciita, qui, al contrario, si vedono solamente uomini con barbe lunghe e donne completamente coperte dal chador nero o dal niqab, una tunica intera infilata dalla testa che copre completamente capo, volto e corpo, lasciando all’altezza degli occhi soltanto due aperture. Donne scollate o donne completamente coperte, bar e locali affollati o vicoli deserti: correnti contrarie, mondi intrecciati ma diversissimi. Viene da chiedersi come possano stare insieme, eppure accade.

Come in uno dei variopinti tappeti in vendita nel suq di Damasco, in Siria nel corso dei secoli si è tessuta una fitta trama di avvenimenti, di incontri e scontri etnico-culturali: l’architettura, l’archeologia, la presenza e la convivenza pacifica di vari popoli e di varie confessioni religiose, l’abbigliamento e i tratti somatici delle persone: tutto è mescolato, misterioso, magnetico.

Come per magia talvolta capita di vedere uomini dagli occhi neri come la pece e dalla carnagione scura, siriani doc per come li possiamo immaginare noi, accompagnarsi a connazionali dagli occhi celesti e dai capelli rossi. Chi sono allora i siriani? Gli arabi, i musulmani, gli armeni, i cristiani o i curdi? Difficile dirlo davanti a questo scherzo cromatico che tradisce nelle persone la presenza di antenati lontani (greci? romani?).

La Siria è un affascinante mosaico di storie, popoli e religioni, del quale Damasco, con la sua stupenda Moschea degli Omayyadi è l’emblema. Questa moschea, sempre per sfatare il mito dello scontro di civiltà, ospita la tomba di San Giovanni Battista – il Profeta Yehia per i musulmani – e dedica uno dei suoi minareti a Gesù (‘Îsâ, per i musulmani uno dei Profeti), in quanto si crede che egli apparirà in quel luogo nel giorno del giudizio.

Città dai mille volti, sospesa tra antico e moderno, tra tradizione e cambiamento, la capitale è un luogo magico che rapisce il visitatore, il quale si perde tra i suoi vicoli incantati, nei quali il tempo sembra non passare mai, sicuro che incontrerà qualcuno con cui scambiare due parole.

E quando questo accade, la conversazione si svolge di solito sempre allo stesso modo, come se seguisse lo stesso “canovaccio”, e quasi sempre è cominciata così.

È l’anno dei mondiali di calcio in Sudafrica: Italian? Oh, this year Italy very bad.. brontolano sconsolati, alludendo alla brutta figura della nazionale azzurra. Gli sono simpatici, gli italiani. Tutti vorrebbero venire in Italia, ma – dicono – troppi problems with the visa, no visa.. Impossibile avere i documenti. Poi domande, tante domande: il lavoro, la religione, ma soprattutto la famiglia, nucleo centrale della vita.

E l’immancabile domanda: are you married? children? Inconcepibile non sposarsi, né tanto meno non avere dei bambini. La domanda è quindi spinosa, rischia di mettere una barriera culturale difficile da togliere. Fortunatamente c’è una parola magica che toglie da ogni imbarazzo, la risposta a tutte le domande senza risposta, passepartout per uscire da ogni situazione. Sei sposato? Hai figli? In šā Allāh, se Dio vorrà. Ci rimettiamo a qualcosa di più grande, a qualcuno di più potente: impossibile ribattere, discorso chiuso.

L’ultimo argomento di una conversazione, dopo almeno tre té alla menta e tantissime sigarette – elementi alla base di qualsiasi tipo di socialità – è Lei, la Grande Madre: My friend, do you like Siria?

Qualsiasi siriano, spesso snocciolando lentamente il suo mìsbaha, il rosario islamico, e fumando un’ultima immancabile sigaretta, prima di appoggiarsi la mano destra sul cuore e salutarvi, si vanterà orgoglioso del suo paese, ricordandovi che syrian people, good people. Poi, forse, con gli occhi luccicanti, aggiungerà fiero che la Siria è la culla della civiltà e che – come disse Andrè Parrot, ex direttore del Louvre e archeologo francese che dal 1933 diresse gli scavi a Mari (Tell Hariri, nella Siria orientale) – «ogni uomo ha due patrie, la sua e la Siria».

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Informazioni su matteo

Sofista contaballe, stakanovista dell'otium, luddista oscurantista.
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2 risposte a DROMOMANIA. Diario di bordo: Siria

  1. M ha detto:

    Matteo, non sono mai stata in Siria, ma le tue parole hanno fatto vivere sulla mia pelle il tuo viaggio.
    Sono rimasta affascinata e, per assurdo, provo nostalgia di questo posto sconosciuto ai miei occhi.
    Grazie.

  2. matteo ha detto:

    Cara M,
    le tue parole mi fanno tantissimo piacere. Per prima cosa perché la Siria è un paese stupendo e affascinante, e spero che tu lo possa visitare presto. In secondo luogo mi rende felice sapere che le mie parole – nate dal ricordo ormai un po’ sbiadito delle persone, dei sapori, degli odori e delle cose viste – possano prendere vita nella lettura di qualcun’altro.
    L’immagine della nostalgia di un posto dove non si è mai stati è bellissima…
    grazie,
    Matteo.

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