MÉXICO Y REVOLUCIÓN: Frida Kahlo alle Scuderie del Quirinale a Roma

PIGmag-Frida-Kahlo-3di Matteo Antonin

Giovedì 20 marzo 2014 alle Scuderie del Quirinale a Roma verrà inaugurata una mostra sull’artista messicana Frida Kahlo.

Fino al 31 agosto 2014 la mostra ospiterà un «corpus di capolavori assoluti provenienti dai principali nuclei collezionistici, opere chiave appartenenti a raccolte pubbliche e private in Messico, Stati Uniti e Europa».

Il percorso sulle tracce della seducente pittrice messicana continuerà poi al Palazzo Ducale di Genova, dove dal 20 settembre 2014 al 15 febbraio 2015 proseguirà il racconto iniziato a Roma, con l’esposizione: Frida Kahlo e Diego Rivera.

Mentre la mostra romana «indaga Frida Kahlo e il suo rapporto con i movimenti artistici dell’epoca, dal Modernismo messicano al Surrealismo internazionale, analizzandone le influenze sulle sue opere», quella genovese desidera porre l’accento sull’«universo privato di Frida, un universo di grande sofferenza, al centro del quale ci sarà sempre il marito Diego Rivera».

Nell’attesa di visitare le due esposizioni vorrei dedicare un piccolo omaggio a Frida Kahlo, artista e donna affascinante, magnetica, anticonformista e autenticamente rivoluzionaria, ripercorrendo brevemente – attraverso alcune delle sue opere – alcuni momenti significativi della vita intensa di una donna cui non servivano i piedi, in quanto aveva ali per volare.

piedi frida 

L’INCIDENTE E LA SOFFERENZA FISICA

Nel 1925, a diciassette anni, Frida fu gravemente ferita nello scontro tra l’autobus sul quale stava viaggiando e un tram.

Rimase viva per miracolo, con una sbarra di ferro conficcata da un fianco nel ventre, la colonna vertebrale spezzata in tre punti, numerose fratture alle costole, la spalla e la gamba sinistra frantumate.

Fu primo incontro con quel dolore e con quella sofferenza che non l’avrebbero mai più abbandonata.

Sono stata «assassinata dalla vita», diceva di se stessa. Da quel momento il dolore e lo spettro della Pelona, la cagna spelacchiata, la Morte, l’accompagnarono sempre, e alla sofferenza fisica si aggiunse ben presto quella dell’anima, legata al dolore che solo il vero amore può provocare.

Il vero amore aveva il nome di Diego Rivera.

La colonna spezzata, 1944

La colonna spezzata, 1944

IL SECONDO INCIDENTE: DIEGO

Diego Rivera e Frida Kahlo si sposarono il 21 agosto 1929, nel 1939 divorziarono per circa un anno, tornarono poi  insieme, si risposarono, trascorsero insieme 25 anni in totale. Una vita l’uno a fianco dell’altra, nonostante tutto.

Il loro fu un amore travagliato, fatto di picchi di gioia e di abissi di dolore, come solo l’amore che nasce dalla passione vera può essere.

Nonostante le varie infedeltà i due si sono forse davvero appartenuti, sebbene a loro modo; ma, nonostante il loro amore indiscusso, cementato dalla passione per l’arte e per l’impegno politico, i travagli e le sofferenze nel loro rapporto furono enormi.

Al dolore del corpo si aggiungeva dunque per Frida anche quello dell’anima.

Nel 1939, anno del divorzio, Frida Kahlo dipinge Le due Frida, espressione del suo dolore per la separazione: il quadro rappresenta la Frida lasciata da Rivera, vestita con un abito bianco macchiato di sangue e la Frida amata da Rivera, vestita con abiti colorati, che tiene in mano un piccolo medaglione raffigurante Diego bambino. Le due Frida hanno entrambe il cuore visibile, e sono legate da una vena che collega il cuore sano (quello della Frida amata) al cuore malato (quello della Frida lasciata).

Le due Frida, 1939

Le due Frida, 1939

L’amore di Diego e Frida fu come un farmaco che guarisce, ma che allo stesso tempo intossica, dolce dipendenza dalla quale non si riesce a uscire, malattia che nutre e distrugge allo stesso tempo.

Scrive Frida, in una descrizione appassionata del suo rapporto con Rivera:

Ogni giorno, ogni notte… Ho amato Diego. L’ho odiato. È stato la causa e l’effetto. Il sole e la luna. Il giorno e la notte. Diego, la mia vita e la mia morte. La mia malattia, la mia guarigione. La mia coscienza. Il mio delirio. La linfa più dolce, il deserto più desolato. La mia arsura e la mia pioggia.

Frida e il dolore, due compagni inseparabili: «Ho avuto due incidenti nella mia vita» annota, «Uno è stato l’autobus, l’altro Diego. Diego è di sicuro il peggiore».

L’AUTORAPPRESENTAZIONE

Diego Rivera, come tutto il movimento muralista messicano, sposava la concezione di un’arte pedagogica, volta a educare le masse dei contadini. Pertanto essa doveva essere accessibile a tutti, non a beneficio di qualche privilegiato. Doveva quindi essere rivolta all’esterno, appartenente al popolo, un’arte di tutti e per tutti.

Frida, al contrario, con la sua pittura si rivolge all’interno: dipinge per lo più autoritratti, se stessa, il proprio mondo: «Dipingo perché ne ho bisogno e dipingo tutto quello che mi passa per la testa».

Nel suo bellissimo testo Viva la Vida!, splendido e appassionato omaggio a Frida e al Messico, Pino Cacucci scrive: «Frida trasforma il dolore in arte, dipinge se stessa e l’universo minuscolo – ma profondo e insondabile come un abisso – che la circonda da vicino; mentre Diego rappresenta l’universalità del mondo visibile, Frida dipinge pensieri che si materializzano, stati d’animo che diventano forme e colori».

Autoritratto con collana di spine, 1940

Autoritratto con collana di spine, 1940

LA POLITICA

Frida Kahlo nacque il 6 luglio 1907, ma per tutta la vita raccontò di essere nata nel 1910, anno della Rivoluzione messicana.

La sua fu l’identificazione totale in un evento che aveva mutato il corso della storia messicana, e che aveva innestato nel paese un processo di rinnovamento culturale totale, di cui tutti gli artisti come lei erano simbolicamente “figli”.

Frida e Diego furono sempre impegnati in politica, proprio in quanto “figli spirituali” di quella rivoluzione.

Sebbene Diego fosse il segretario del Partito Comunista messicano, sia lui che Frida avevano una personalità troppo forte e anticonformista per la burocrazia da partito: il loro comunismo fu l’adesione a un ideale romantico, e ben presto la rottura col partito fu totale.

Scrive ancora Pino Cacucci nel suo Viva la Vida!: «Frida, donna appassionata […], conservò per tutta la vita un ideale allo stato puro, un comunismo romantico, un anarchismo istintivo».

Frida e Diego a una manifestazione per il 1 maggio 1929

Frida e Diego a una manifestazione per il 1 maggio 1929

LA MORTE

Per tutta la vita la morte accompagnò Frida. Dal giorno dell’incidente, attraverso i dolori lancinanti nel corpo e nell’anima, la morte fu sua compagna. Forse alla morte mancò il coraggio di prenderla prima, impaurita dall’ostinazione a vivere di uno spirito forte, determinato e testardo fino all’ultimo respiro.

Fu tuttavia presente nei suoi dolori e nei suoi aborti, vendicandosi di tanta energia prorompente e testardaggine togliendole ripetutamente quel figlio che tanto desiderava.

Questa battaglia con la morte, iniziata all’età di 17 anni con il fatidico incidente, terminò il 13 luglio 1954.

Sul suo diario aveva annotato, forse stanca di tanta sofferenza:

Aspetto felice la partenza. E spero di non tornare mai più.

Informazioni su matteo

Sofista contaballe, stakanovista dell'otium, luddista oscurantista.
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