Il RottAmatore – “La partita della vita del compagno Matteo”

di Lorenzo Mauro

renzi lettaIl weekend politico nostrano è stato dominato dal congresso del Pse a Roma, appuntamento importante per ratificare l’ingresso del Pd nella famiglia socialista continentale. Della componente cattolica dei democrats l’unico a batter ciglio è stato Beppe Fioroni, che ha giurato che lui, proprio no, “non morirà socialdemocratico”. Il neopremier invece ha dimostrato di esser disposto ad ingoiare qualche rospo, specialmente se ciò facilita la conferma dell’opzione bipolarista e una nuova legittimazione nei palazzi del potere del Vecchio Continente. Ora, è vero che le granitiche categorie novecentesche vivono soltanto più nei libri di storia , ma che il boy scout fiorentino si dichiari “socialista” senza batter ciglio a me pare una notizia. Resta da capire da che verso analizzarla: scaltrezza del leader o forse piuttosto decadenza del socialismo europeo?

LA PARTITA DELLA VITA. Di certo lo svuotamento di significato delle categorie tradizionali è andato di pari passo con la popolarizzazione della comunicazione politica. Ed ecco che allora secondo la retorica mediatica parrebbe iniziata la “partita della vita” del neocompagno Matteo. Qualche settimana fa, proprio qui sulla Rotta, registravamo come il vento stesse cambiando e siccome i fatti ci hanno poi dato ragione, proviamo ad azzardare un nuovo scenario.

LA MAGGIORANZA E’ LA STESSA. Sembra veramente difficile immaginare che la stessa maggioranza di Enrico Letta sia in grado di partorire “una riforma al mese”. Né pare possibile pronosticare qualche scossa dalla squadra dei ministri, un insieme di basso profilo che allontana l’orizzonte del 2018. Una indicazione in tal senso sarebbe venuta dalla nomina di un politico in via XX Settembre, invece ci è finito per l’ennesima volta un tecnico. Renzi, in ogni caso, ha da subito cambiato passo, annunciando di voler partire dal lavoro. Ma non sarà quello il terreno per conquistare la fiducia dell’opinione pubblica. E’ evidente che la vera scommessa è sulla riduzione dei costi della politica. In quel modo Grillo verrebbe messo all’angolo proprio sui suoi temi e una parte del consenso a cinque stelle potrebbe davvero tornare là da dove era venuto. Non sarà facile, ma è la sfida più importante.

VERSO I TEMPI SUPPLEMENTARI. L’altro fronte interessante è quello della riforma elettorale. Berlusconi vuol far presto per agitare lo spettro delle urne, Alfano frena perché questa situazione gli garantisce la continuità del governo. E Renzi? Gioca su più tavoli, contando sul fatto che una eventuale abolizione del Senato elettivo renderebbe i senatori ancora più attaccati alla propria cadrega e il governo di conseguenza più stabile.Ma se così non fosse e la spinta riformatrice si impantanasse? Meglio le urne, magari nel 2015 a fine semestre europeo. Prendendosela con i nemici del cambiamento che ostacolano le riforme. Proprio come faceva Berlusconi. E’ in quel caso che la partita della vita potrebbe finire ai supplementari.

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