Pillole (filosofiche) blu per un amore di lunga durata

ti-amo-vignetta1di Matteo Antonin

Dopo aver “filosofeggiato” sulla felicità, sull’arte, sull’ozio e sulla morte, oggi tocca all’amore.

Tutti i poeti, o quasi, hanno prima o poi affrontato il tema dell’amore: amore come presenza, amore come assenza, amore come ricordo, pienezza, mancanza, dolore, appagamento, desiderio, sofferenza.

Tuttavia, la cosa che è più difficile da trovare nei legami amorosi è l’amore, scriveva De La Rochefoucauld nelle sue Massime.

Dunque, esiste l’amore? Se davvero esiste, cos’è? E, soprattutto, dove è possibile trovarlo?Fin dai tempi più antichi poeti e filosofi hanno cercato di definire l’amore. Pur avendone dato definizioni molto diverse, a volte opposte e in contraddizione tra loro, i più lo hanno definito come una forza potentissima e inarrestabile.

La poetessa greca Saffo descrive con queste parole l’esperienza amorosa:

Di nuovo mi tormenta Eros, che toglie

ogni forza alle membra, dolceamaro

essere contro cui è vana la lotta.

Più pragmatico e certamente meno romantico il filosofo tedesco Schopenhauer, il quale spoglia completamente l’amore di ogni “aura” spirituale per ricondurlo a ragioni e impulsi ben più fisici e terreni:

In definitiva, ciò che attira l’un verso l’altro due individui di sesso diverso è la volontà di vivere di tutta la specie (…). Stando così le cose, ogni innamorato, dopo aver finalmente ottenuto il piacere, proverà una strana delusione e si stupirà che quello che si è così ardentemente bramato non dia nulla più di qualsiasi altro appagamento sessuale.

Sia l’anima o il corpo, l’amore è sempre desiderio di qualcosa; pertanto sembra legittimo affermare che amore e desiderio siano indissolubilmente legati. Il rapporto tra loro rimane tuttavia difficile da definire: si ama l’altra persona o si ama l’amore, la sensazione di amare e di provare desiderio in se stessa?

Roland Barthes, in Frammenti di un discorso amoroso, scrive:

Io desidero il mio desiderio, e l’essere amato non è altro che il suo accessorio,

mentre André Gide riflette:

E se un giorno dovessi decidere di rinunciare all’altro, il violento lutto che mi colpirebbe sarebbe il lutto dell’Immaginario: (…) io piangerei la perdita dell’amore, non già la perdita dell’altra persona.

 Se ciò che cerchiamo non è l’altro di per sé, ma la sensazione di desiderio che ci pervade attraverso di lui, sarà facile cadere nell’amore come idealizzazione.

Scrive Nietzsche in Aurora:

L’amore ha un impulso segreto a vedere nell’altro come possibili le più belle cose del mondo, o a innalzarlo più in alto possibile: ingannarsi a questo riguardo sarebbe per esso un piacere e un vantaggio – e così si fa.

Quello che il filosofo tedesco chiama “inganno” viene chiamato da Sigmund Freud processo di “idealizzazione”:

Chiamiamo “idealizzazione” quella tensione che falsa il giudizio, (…) come avviene ad esempio invariabilmente nel caso delle infatuazioni amorose, dove l’Io diventa sempre meno esigente (…), mentre l’oggetto sempre più magnifico, più prezioso (…). L’oggetto ha per così dire divorato l’Io.

 Un altro pericolo dell’amore è legato alla gelosia e alla concezione dell’amore come possesso.

Ne La gaia scienza Nietzsche coglieva già, col fare provocatorio che ne caratterizza il pensiero, il nesso che lega l’amore e la proprietà:

Il nostro amore per il prossimo non è un anelito verso una nuova proprietà? (…) Ci si meraviglierà effettivamente che questa selvaggia avidità di possesso sia stata a tal punto esaltata e divinizzata, come è accaduto in tutti i tempi, e che anzi da questo amore si sia ricavato il concetto di amore come contrapposto all’egoismo, mentre questo è forse proprio l’espressione più spregiudicata dell’egoismo stesso.

 Idealizzazione, appagamento sessuale, realizzazione di sé, desiderio, possesso. Sembra davvero che l’aforisma di De La Rochefoucauld dal quale siamo partiti (La cosa che è più difficile da trovare nei legami amorosi è l’amore) sia la nostra unica certezza.

Si può trovare il vero amore?

Secondo il filosofo e psicologo Erich Fromm si.

Nel suo libro L’Arte di amare il filosofo propone la tesi affascinante secondo la quale l’amore sarebbe una tecnica, o un’arte che si può apprendere.

Necessario sarebbe dunque imparare la tecnica del “vero” amore (l’amore maturo), contrapposto dal filosofo alla sua versione più diffusa, ovvero quella dell’amore immaturo (amore come possesso, idealizzazione e soluzione alla condizione di solitudine propria dell’essere umano):

È l’amore un’arte? (…) Oppure l’amore è una piacevole sensazione, qualcosa in cui imbattersi è questione di fortuna? (…) La maggior parte della gente ritiene che amore significhi “essere amati”, anzichè amare; di conseguenza, per loro il problema è come farsi amare, come rendersi amabili..(…) La gente ritiene che amare sia semplice, ma che trovare il vero soggetto da amare, o dal quale essere amati, sia difficile.(…) Scambiano l’intensità dell’infatuazione, il folle amore che li lega, per la prova dell’intensità del loro sentimento, mentre potrebbe solo provare l’intensità della loro solitudine.

 L’arte di amare è un percorso che prova a liberare l’amore di tutto ciò che ne altera la vera natura (bisogno, possesso, idealizzazione, gelosia, paura della solitudine).

Come tutte le arti necessita di esercizio, impegno e abnegazione: secondo Fromm il risultato sarà un amore maturo tra due persone che hanno sviluppato liberamente e a pieno la propria personalità e che condividono un percorso, libere dal bisogno e dalla paura:

L’amore infantile segue il principio: amo perchè sono amato. L’amore maturo segue il principio: sono amato perchè amo. L’amore immaturo dice: ti amo perchè ho bisogno di te. L’amore maturo dice: ho bisogno di te perchè ti amo.

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Informazioni su matteo

Sofista contaballe, stakanovista dell'otium, luddista oscurantista.
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Una risposta a Pillole (filosofiche) blu per un amore di lunga durata

  1. Houston J. Erickson ha detto:

    Il filosofo e matematico inglese Bertrand Russell (1872-1970), premio Nobel nel 1950 e sfegatato pacifista su posizioni di anti–riarmo nucleare, ha scritto vere perle di saggezza sull’amore, sulla felicità e sul matrimonio. Ha consigliato di evitare il timore di amare per la paura di soffrire, il che sarebbe come fermarsi e rifiutare di vivere per paura di morire: «Temere l’amore è temere la vita, e chi teme la vita è già morto per tre quarti». D’altra parte, parlando della felicità, Russell ha puntualizzato come ci si debba accontentare di ciò che l’altro può darci, senza abbandonarci a sogni romantici di perfetta realizzazione. Scriveva, infatti: «La mancanza di qualcosa da desiderare è una parte indispensabile della felicità… Un matrimonio ha qualche probabilità di successo se nessuno dei coniugi si aspetta da esso troppa felicità». Nell’amore non ci si deve aspettare, pertanto, di cogliere la perfezione, bensì è necessario avere la forza di riconoscere i difetti dell’altro e di accettarli o perdonarli.

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