Il RottAmatore. Moriranno demorenziani, ma per colpa loro

di Lorenzo Mauro

matteo_renziCon l’atteso ritorno de “la Rotta per Itaca” ho il piacere di presentare la mia nuova rubrica. Il “RottAmatore” è in primis un omaggio a questo blog collettivo,  poi un riferimento all’ormai ex rottamatore di Firenze. Ma non solo. Per me “amare la rotta” vuol essere un messaggio di speranza per chi si augura che la politica torni a solcare i mari in una direzione precisa, capace di traghettarci fuori dalla tempesta e dalle acque agitate. 

Per cominciare, mettendo insieme Renzi- leader in pectore di un partito senza rotta-e gli ex comandanti di questa nave di nome Pd, ho provato a individuare differenze e affinità dal punto di vista del rapporto con l’opinione pubblica.

Pensare che tutti sappiano di cosa stai parlando Vs Utilizzare messaggi riconoscibili. “Smacchiare il giaguaro” è tra i più tristi ricordi del fallimento del centrosinistra alle ultime elezioni. Stiamo parlando di una battuta del Crozza-Bersani, impostasi successivamente a slogan finale della campagna, che la stragrande maggioranza degli italiani legittimamente non conosceva e a cui naturalmente non trasmetteva nulla. Dall’altra parte, invece, c’è un leader che è stato capace di imporre un termine come “rottamazione” nel pubblico dibattito, rispondendo alla regola secondo cui è “meglio definirsi che essere definito” e richiamando alcuni frame cognitivi(cambiamento, ricambio politico, futuro) tanto semplici quanto efficaci.

Pensare che il popolo non capisca niente Vs Parlare dei temi che interessano al popolo. Il responsabile dell’ultima campagna del Pd, recitando il mea culpa, ammise: “abbiamo parlato molto di ius soli anche se alla gente interessava poco. Eppure noi ci credevamo”. Già, siamo noi che dettiamo la linea! Come scrisse Brecht: “Il Comitato centrale ha deciso. Poiché il popolo non è d’accordo, bisogna nominare un nuovo popolo”.  Dall’altra parte, ancora una volta, è evidente l’uso strategico dei sondaggi-che ad esempio hanno suggerito il posizionamento sulla questione amnistia/indulto o sul caso Cancellieri- e il tentativo di tenerne conto nell’approccio comunicativo.

Pensare che tutti comprendano quello che vorresti dire Vs Cercare di dire cose che la gente può comprendere. Rodotà e Landini hanno riportato in piazza la sinistra cosiddetta “radicale” sulla difesa dell’articolo 138 della Costituzione. Ma siccome non tutti, colti dal dubbio, si sono presi la briga di andare a cercare che cosa dica il suddetto articolo, l’effetto ha prodotto un messaggio al solito autoreferenziale e conservatore. E anche il più semplice “difendiamo la Costituzione” si riduce ad un generico appello ai valori, che non parla a nessuno al di fuori della cerchia ristretta. Sull’altro versante, Renzi viene spesso accusato di semplificare e banalizzare il contenuto, eppure è proprio questo che lo aiuta a differenziarsi e posizionarsi nell’arena politica.

Pensare che i media siano un attore fondamentale ma che in fondo tutti leggano l’Unità e guardino Raitre Vs Sapere che i media sono un attore fondamentale e per questo cercare di affrontarli strategicamente. Continua il mea culpa dell’assistente di Bersani: “certo, se i media avessero parlato meno dello scandalo Montepaschi e un po’ di più dei problemi del Paese, saremmo andati meglio”. Purtroppo, però, i media hanno un proprietario, una linea editoriale, rispondono alla logica degli ascolti, e in generale parlano di quello che vogliono e hanno il diritto di farlo. L’Unità e Raitre invece sono “tuoi”, ma ne usufruiscono quelli che ti voterebbero pure se candidassi un topolino. Dall’altra parte si notano una cura e una strategia nell’uso dei media neanche lontanamente paragonabili. Criticabili o meno, le comparsate ad Amici o alla partita del cuore rispondono esattamente ad una strategia.

Pensare che a tutti interessi ciò che stai dicendo Vs Parlare di quello di cui si interessa la gente. Le primarie, storicamente, tengono alti nei sondaggi i partiti che le organizzano. Non foss’altro perché per oltre cinquanta giorni sui media scorrono le notizie legate a questa competizione. C’è però una differenza tra l’approccio della “sinistra” e quello di Renzi. I suoi avversari litigano sulle tessere, litigano sull’amnistia, litigano sulle larghe intese. Il sindaco sulle beghe da congresso fa parlare i suoi. E si estrania dalla contesa: “Non mi occupo di regole, mi occupo dell’Italia” ripete spesso. Ricorda un po’ l’approccio di Berlusconi, che ad esempio qualche giorno fa su Facebook commentava cosi: “Nonostante i miei ripetuti appelli, leggo ancora oggi, una lunga sequenza di dichiarazioni rilasciate da esponenti del nostro movimento con contenuti privi di interesse per i nostri elettori”. Anche Letta sta evitando il dibattito ed entrambi guadagnano nei sondaggi, rappresentando chi si dà da fare invece di chiacchierare. Piccola nota conclusiva: secondo un sondaggio di Demopolis, il 41 per cento degli italiani non è a conoscenza o non è interessato al congresso del Pd. C’entrerà qualcosa?

Pensare che i giovani siano quella strana entità che ti vota perché i genitori sono comunisti Vs Prendere atto che per i giovani le ideologie sono retaggio del passato? Partiamo con i numeri. Un sondaggio Cise  mostra come in una città come Torino, nella fascia 18-24 anni, il Pd abbia preso l’8,7 per cento. L’alleato Sel il 6,3. Secondo un’altra rilevazione il 57 per cento dei giovani ritiene destra e sinistra concetti superati. La sinistra non ha voluto mai fare i conti con questa tendenza, mentre Renzi dall’altro lato sembra almeno porsi il problema. E i risultati si sono visti, per il momento.

E dunque il leader in pectore del Pd non sta sbagliando una mossa negli ultimi tempi? Ovviamente non può essere così. Se solo pensiamo al doppio incarico che andrà ad assumere(e a quanto si sia speso contro i doppi incarichi…), o al fatto che verrà appoggiato proprio da chi voleva rottamare (difficilmente se la caverà con la pur bella battuta “sul carro non si sale, il carro si spinge”), intravvediamo due motivi di incoerenza che potrebbero alla lunga nuocere. D’altra parte, la mia breve riflessione non vuole indicare l’impiego maniacale del sondaggio come unica strada da seguire. Forse, però, nel commentare la disfatta di una sinistra (intesa qui come cultura politica) che si appresta a consegnare la ditta all’ex “nemico” democristiano, una delle tante chiavi di lettura potrebbe essere questa.

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