Ongaku no susume #specialecinema

searching-for-sugar-manCi sono delle storie che sembrano troppo assurde per essere vere, di una bellezza e profondità che sembrano fatte apposta per essere raccontate attraverso il grande schermo del cinema. Ho pensato questo quando ho visto per la prima volta il documentario intitolato Searching for sugar man diretto da Malik Bendjelloulpremiato durante la scorsa edizione degli Oscar. Non sapevo niente di questo film, l’ho scoperto diciamo per caso. Ero in spiaggia con una coppia di miei amici in un insolito mercoledì di giugno. Ad un certo punto, parlando del più e del meno e di film da vedere al cinema mi chiedono se per caso abbia visto questo documentario. Rispondo di no, non ne avevo mai sentito parlare. Loro mi dicono che devo vederlo assolutamente, che si tratta di una storia triste ma molto emozionante e per di più ha a che fare con la vera storia di Sixto Rodriguez, promettente folk singer americano ma caduto nel dimenticatoio. Mi segno il titolo e una volta ritornato a Torino finalmente lo guardo. 

Potrei raccontarvi brevemente l’incredibile storia di Rodriguez ma vi farei un torto. E’ meglio approcciarsi al film senza sapere niente di niente, lasciandosi trasportare dal vortice degli eventi che vengono raccontati. Se però siete degli amanti masochisti dello spoiler, qui è disponibile una accurata recensione. Anche se poi si perde in chiacchiere inutili, a mio parere, quando si mettono in mezzo gli artisti comunisti. Fesserie, perché a volte le cose devono andare proprio così, e determinati personaggi, come Rodriguez, sono troppo avanti nel tempo per essere compresi dal grande pubblico. Perché la maggioranza vince sempre, ma a volte non capisce proprio niente. Oltre alla storia raccontata dal film, un altro elemento spicca nella narrazione, ovvero le stupende canzoni di Sixto Rodriguez che fanno da colonna sonora. Testi contemporanei, ribelli, romantici e urbani sono cantati dalla sua voce strascicata, quasi fosse una croce per lui doverle esporle al mondo. Ha composto solo due album, intitolati Cold Fact (del 1970) e Coming from reality (del 1971). Vi ripropongo di seguito i due pezzi più morbosi, quelli che si attaccano alla corteccia cerebrale. Perché non sono canzoni cerebrali e incomprensibili, ma splendide perle pop per fortuna riscoperte.

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