Ongaku no susume #24

joyjacksonQualche giorno fa gli amici di Mumble: hanno pubblicato un post scritto a più mani per celebrare i vent’anni dall’uscita di Pablo Honey, il primo album dei Radiohead, quello dove c’è Creep per intenderci. Ogni partecipante al post (tra cui anche io e il compagno di ciurma Pinta) ha scritto poche righe per ogni canzone che compone l’album. Davvero un bell’esperimento di scrittura collettiva. Tutto questo preambolo perché, a parte marchette più che dovute (con affetto), è uscito qualche giorno fa Amok, il primo album degli Atoms for Peace. 

Gli Atoms for Peace, per quei pochi che non lo sapessero, sono un gruppone nato nel 2009 a Los Angeles che vanta tra le sue fila Thom Yorke dei Radiohead (voci, chitarre e piano), Flea dei Red Hot Chili Peppers (ovviamente al basso), Nigel Godrich produttore degli stessi Radiohead (synth e tastiere), Joey Waronker (già batterista di Beck e dei R.E.M) e il percussionista brasiliano Mauro Refosco che in passato ha collaborato anche con David Byrne dei Talking Heads. Anche se Amok è il primo album pubblicato da questa superband, in realtà l’intera line up aveva già composto tutti gli arrangiamenti di The Eraser, il primo album solista di Thom Yorke.

Le premesse per un album con i fiocchi, considerate le premesse, c’erano tutte ma forse le aspettative erano un po’ troppo elevate e infatti, a parte Rolling Stone USA e Rockol che si sono sperticati in lodi, tutti gli altri hanno fatto spallucce. Intendiamoci, l’album non è brutto, affatto. Ma è quella roba lì, che te l’aspetti da Thom Yorke e che Thom sa fare bene ma dopo un po’ mentre ascolti il disco il tuo unico desiderio è che occhio sguercio inizi a vomitare sul microfono, giusto per variare. Di rock c’è veramente poco (e per fortuna dico io, ma sono punti di vista), in linea con gli ultimi lavori dei Radiohead ma con in più piccole influenze varie: dalla dubstep inglese all’elettronica di Four Tet con un pizzico di brazilian beat, ma proprio poco poco purtroppo. Una caratteristica del disco che mi ha colpito è che il lavoro della band sembra sia stato completamente tarpato. Flea, per dire, non si sente e secondo me doveva essere uno dei valori aggiunti. Insomma se vi piacciono gli ultimi lavori dei Radiohead compratelo, scaricatelo e ascoltatelo, se invece siete dei fan della prima ora e un po’ più rockettari lasciate stare. Anzi no, datela una sbirciatina che magari vi piace lo stesso.

Tra l’altro, essendo un disco quasi squisitamente di musica elettronica, c’è molta curiosità su come verranno riassemblati i pezzi durante i live. For the record, gli Atoms For Peace saranno in Italia il 16 luglio a Roma e il 17 a Milano.

OFF TOPIC: Una mia amica ieri mi ha segnalato che stanno ritornando gli Os Mutantes, ma cantano in inglese pare, non capisco il perché. Lei dice solo per darmi fastidio.

Stefano Palmieri

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