Road to 2013: La dolce sconfitta di Silvio e il Pd col cilicio

di Lorenzo Mauro

Sono passati quattro giorni dal responso delle urne e ognuno, come è giusto, ha detto la sua. Nel porre fine a questa rubrica a cui sono rimasto molto affezionato, dunque, cercherò di evidenziare ciò che a mio giudizio hanno detto le elezioni.

Berlusconi non ha vinto. Tutti parlano di vittoria di Berlusconi ma io non sono d’accordo. Perdere 6 milioni di voti non può essere considerata una vittoria. Molti snob di sinistra hanno gridato allo scandalo perché c’è ancora qualcuno che vota Pdl. Io gli risponderei se è possibile pensare che ci sia ancora qualcuno che vota il Pd. Il Cavaliere, magistrale in televisione, ha semplicemente usato le sue armi per mobilitare una parte dell’elettorato che lo scelse nel 2008. La verità è che c’è una buona fetta degli italiani che non si interessa di politica, che fa fatica ad arrivare alla fine del mese e che guarda solo la televisione a cui gli altri politici rinunciano ad arrivare. La vecchietta che prende 700 euro di pensione, quando gli arriva il rimborso dell’Imu, fa la fila per vedere dove ritirare il denaro. Da sinistra arrivano le risate, addirittura le denunce per voto di scambio. Se ci fosse coraggio, si proverebbe a risolvere quelle situazioni e magari Berlusconi prenderebbe meno consensi.

Il Pd sta per salutarci. Il vero scandalo è rappresentato dal Partito Democratico. Prendere tre volte i voti delle primarie significa raccogliere veramente solo il voto dello zoccolo duro. Probabilmente di coloro sui quali l’allettante proposta ha fatto ancora breccia. Già, la proposta del Pd, che si può sintetizzare nel famoso “Smacchiamo il giaguaro e poi governiamo con Monti”. Ovvero il solito antiberlusconismo condito da un po’ di liberismo. Cosa ha detto ai milioni di precari Pierluigi Bersani? Cosa ha detto ai pensionati e agli esodati? Non gli ha rivolto la parola, troppo impegnato a cercare appoggi tra la Germania e l’Oltreoceano.

Grillo superstar. E’ naturalmente la vittoria di Beppe Grillo. Uno showman perfetto per le campagne elettorali. Ho seguito tutto il comizio di Roma e al termine ho detto ai miei compagni: “Questo è un discorso di sinistra”. Certo, i più indottrinati mi hanno ricordato le similitudini con il fascismo e altre cose cosi. Ma da quanto tempo non sentivo citare parole come comunità, frasi come “nessuno deve rimanere indietro”. Ovviamente l’ultimo discorso ha condizionato pesantemente l’esito del voto. Gli esperti sostengono che Grillo abbia convinto gli indecisi. D’altra parte se a concludere la campagna di Bersani si presenta Nanni Moretti, come dar torto a coloro che hanno cambiato idea.

Superbia. Ingroia e Monti si leccano le ferite. Entrambi hanno peccato di superbia. E’ vero che il clima è favorevole ai non politici di professione, ma se dietro ti porti Diliberto, Di Pietro, Fini e Casini, nell’elettore sorge il dubbio che tu li stia prendendo per il culo, specialmente se quando attacchi i politici devi specificare che quelli che stanno con te sono gli unici che si salvano. Sul risultato del professore pesa anche la forte incoerenza comunicativa. Per inseguire Berlusconi, che come al solito ha deciso quale fossero i temi della campagna elettorale, Monti ha parlato di taglio delle tasse. Un tassista romano nostalgico di Almirante mi ha spiegato perché il professore l’ha deluso quando ha pronunciato quelle parole “O ti mando affanculo perché avresti potuto non metterle, oppure non ti credo. Comunque non ti voto”.

Pronostico. Se dentro il Pd non si fosse scatenata la guerra al segretario, gli darei molte chanche di mettere in difficoltà Grillo: la campagna elettorale è finita e ora tocca alla politica. Se Bersani parlasse al Paese e presentasse due o tre punti sentiti dall’elettorato di sinistra e della protesta, potrebbe costringere la nuova truppa a discutere, passandogli la patata bollente. Poi magari deciderebbe Grillo, ma l’effetto sarebbe quello di rendere il Movimento qualcosa di più democratico. Ci sarebbero quelli d’accordo e quelli no. Cosi non andrà, probabilmente, perché da un lato c’è chi marcia per il governissimo, dall’altra chi vuole votare lanciando Renzi. Non amo Grillo, ma in entrambi i casi avrebbe il mio voto.

Ps. Dimenticavo. Se Berlusconi può contare ancora in Parlamento è perchè c’è ancora il Porcellum. Sapete chi ha voluto lasciarlo cosi? Pierluigi Bersani, perchè a suo tempo riteneva che lo avrebbe portato a Palazzo Chigi. A proposito di smacchiare giaguari…

Questa voce è stata pubblicata in Road to 2013. Contrassegna il permalink.

Una risposta a Road to 2013: La dolce sconfitta di Silvio e il Pd col cilicio

  1. Daniele Di Rubbo ha detto:

    Non condivido che la responsabilità del Porcellum sia di Bersani, perché si era provato a cambiarlo, ma le proposte erano state talmente funeste che alla fine si è fatto saltare il tavolo delle trattative.

    Per il resto sono d’accordo soprattutto quando si dice che all’interno del PD si è troppo impegnati a rompere le scatole a Bersani per pensare invece a come fare i conti con il MoVimento. E, come dice l’autore, sarebbe quello che bisogna fare adesso.

    Del governissimo non se ne parla. Lo sanno i leader e i militanti.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...