DROMOMANIA: al museo della STASI di Berlino

IMG_8008

“Solo quando sogno sono libero”.

di Matteo Antonin

Sarà la suggestione, o forse il cielo invernale grigio e uggioso di Berlino, ma il quartiere di Lichtenberg, ex Germania Orientale, sembra davvero uscito da 1984 di Orwell.

Tutto è cupo. Freddi casermoni prefabbricati altissimi si fiancheggiamo l’un l’altro, dando all’ambiente un che di squallido, a tratti stantìo, tetro. Decine e decine di finestre, tutte uguali, si affacciano su Magdalenenstrasse, dando una vaga impressione di claustrofobia, quasi fossero piccole cellette di un gigantesco alveare grigio.

IMG_7954

Sono diretto in un luogo che fino a qualche tempo fa non esisteva: non si trovava sulle piantine della città, soltanto in pochi erano a conoscenza della sua esistenza. L’ex quartier generale del Ministerium für Staatssicherheitmeglio conosciuto come STASI.

Questa zona chiusa di 22 ettari fu, dal 1950 al 1989, il quartier generale della polizia segreta della Germania orientale.La STASI, in quanto “scudo e spada del partito” (Schild und Schwert der Partei) ebbe il compito, che adempì con maniacale efficienza per circa quarant’anni, di combattere con ogni mezzo la battaglia contro i “nemici” del Sozialistischen Einheitspartei Deutschlands (SED), il Partito socialista unificato di Germania, partito unico al potere nella Repubblica Democratica Tedesca dal 1949 al 1990.

Manifesti di propaganda

Manifesti di propaganda

Mi addentro nel grande parcheggio. Ora parte dell’area è diventata una sorta di zona industriale, con magazzini e capannoni di varie ditte. Fattorini e corrieri indaffarati caricano e scaricano su vari furgoni merci destinate a chissà quali negozi. Il libero mercato.

Come per Alexanderplatz, ex simbolo della DDR dove oggi troneggiano Mc Donald’s e Sturbuck’s, anche qui oggi è impossibile trovare tracce del socialismo reale. Eppure da qui la STASI pianificava, spiava, complottava e reprimeva.

Il pezzo principale dell’area, all’epoca ermeticamente occultata, era il blocco nr.1, costruito nel 1960, dove il Ministero per la Sicurezza dello Stato aveva la sua sede operativa.

Proprio qui, il 15 gennaio 1990, alcuni dimostranti, sulla scia delle diverse settimane di disordini pubblici che avevano portato alla riapertura delle frontiere, fecero irruzione occupando pacificamente il quartier generale della STASI, interrompendo così il disperato tentativo del regime di distruggere i documenti e le tracce della sua politica di sorveglianza e persecuzione.

Dopo la riunificazione la Antistalinistische Aktion Berlin Normannenstraße (ASTAK e.V.) ha trasformato l’ex quartier generale della STASI in un museo visitabile al pubblico e in un monumento commemorativo e di ricerca (Forschung-und Gedenkstätte), mentre il BstU (der Bundesbeauftragte für die Unterlagen des Staatssicherheitsdienstes der ehemaligen Deutschen Demokratischen Republik) è oggi l’ente pubblico competente per la custodia della memoria storica della DDR.

All’entrata del museo vi è un camioncino originale per il trasporto dei prigionieri, con al suo interno cinque minuscole celle. La persecuzione politica, il controllo della popolazione, l’indottrinamento, lo spionaggio erano le attività quotidiane della STASI, attraverso un sofisticato e perverso sistema di minacce, ricompense e persecuzioni personali.

Nel suo libro C’era una volta la DDR la giornalista Anna Funder cita fonti ufficiose che affermano che nella Germania dell’Est gli informatori al servizio della STASI sarebbero stati una persona ogni sei abitanti.

Ogni conversazione privata veniva ascoltata, registrata e documentata: nel museo è possibile visionare microfoni e macchine fotografiche, opportunamente nascosti in oggetti d’uso quotidiano e capi d’abbigliamento. Gli archivi rimasti intatti rivelano che spesso i membri di una famiglia riferivano al governo sui pensieri e le opinioni politiche dei loro familiari.

800px-Ricetrasmittente_in_cravatta

Un registratore nascosto in una cravatta

L’importanza dei documenti superstiti è evidente: durante l’assalto al blocco i manifestanti cercavano i fascicoli che li riguardavano, minuziosi appunti sulle loro vite private. Ovviamente non tutti li hanno trovati.

Ancora oggi un gruppo di donne di Norimberga, chiamate “donne dei puzzle”, lavora incessantemente per ricostruire i documenti e le schedature finite nei tritacarta negli ultimi giorni di vita della Repubblica Democratica Tedesca. Un lavoro immenso e senza fine.

La STASI aveva anche una vasta gamma di campioni olfattivi, schedati e solertemente catalogati, in modo che i cani poliziotto potessero cercare con più facilità i fuggitivi che tentavano una disperata fuga verso Ovest.

Reperti olfattivi

Reperti olfattivi

Al secondo piano del museo si trovano l’ufficio del Ministero, mantenuto inalterato, così come la grande sala delle conferenze. Al terzo ed ultimo piano la mostra temporanea del BstU “Feind ist, wer anders denkt” (il nemico è chi la pensa diversamente) è dedicata alle attività e le funzioni della polizia segreta nella DDR.

La mostra, attraverso testi, documenti e oggetti , illustra con quali metodi la STASI perseguitava , eliminava e reprimeva gli oppositori e quali conseguenze ebbe il suo operato per questi uomini.

Walter Ulbricht, storico leader della Germania Orientale e membro e Segretario Generale del SED, ha detto: «La costruzione del socialismo è in prima linea un’educazione degli uomini».

IMG_7980

Tuttavia quest’«educazione», in netta contrapposizione con gli ideali di uguaglianza, pace e solidarietà sociale, nella Germania Orientale fu imposta attraverso il controllo della popolazione, il dominio dittatoriale, lo spionaggio, il ricatto e la restrizione della libertà personale.

http://www.stasimuseum.de/

Advertisements

Informazioni su matteo

Sofista contaballe, stakanovista dell'otium, luddista oscurantista.
Immagine | Questa voce è stata pubblicata in Dromomania, Eventi, Storia, Viaggi e contrassegnata con , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...