Road to 2013: elezioni 2013, un film già visto

di Lorenzo Mauro

Silvio Berlusconi ospite alla trasmisione porta a portaCi risiamo. Cambiare tutto, perché niente cambi, la massima gattopardesca è la più efficace descrizione del panorama politico italiano. Un anno fa pensavamo di esserci lasciati alle spalle Berlusconi, la Lega, i Cosentino, i Belsito. Pensavamo che la sinistra si sarebbe fatta un po’ più furba. E invece…

Invece, ad esempio, è già sparito il sentimento di antipolitica, o comunque è marginale. Se si guardano le intenzioni di voto, i partiti che rappresentano la solita e vecchia politica raccolgono almeno l’80%. Eppure da una parte è tornato Berlusconi, al centro Monti si è mischiato ai Casini, ai Fini e a Montezemolo. A sinistra la novità, che poteva essere Renzi, è stata ridimensionata dal burocrate Bersani.

Questa campagna elettorale è un film già visto e rivisto, tanto che viene da pensare che agli italiani piaccia proprio cosi.

1) Berlusconi detta l’agenda. Morto? Macchè. Ferito? Può darsi. In ogni caso resta un guerriero. Dopo averlo votato, ha rimesso l’Imu al centro della campagna elettorale e adesso si parla solo più di quello. La sinistra così appare come la solita impositrice di tasse, abile a mettere le mani nelle tasche degli italiani. E Monti ha dovuto persino dichiarare che la vuole cambiare, dopo averci ripetuto per un anno che quel provvedimento era ineluttabile. La verità è che come negli anni passati, si parla di cosa vuole lui, si parla soprattutto di lui, e lui riesce a dominare il confronto.

2) Ora è Berlusconi-Bersani. Sta fallendo il progetto di Monti, anche se non è detto che non abbia un exit strategy. La sfida viene ora percepita come centrodestra vs centrosinistra. Anche perché gli appelli al voto utile(ancora?) arrivano sia da destra che da sinistra.

3) Ma non è detto che a Monti dispiaccia. D’altra parte, alla Camera a meno di colpi di scena Bersani avrà il 55%. Il problema è al Senato e in quelle quattro regioni determinanti. Paradossalmente, a Monti non può che far piacere il fatto che Silvio conquisti lì il premio di maggioranza. In questo modo, Bersani sarebbe costretto ad allargare la coalizione.

4) E la scelta naturale sarebbe un’apertura proprio al centro, musica per le orecchie dei moderati del suo partito. Per questo Bersani si sente ingabbiato e lancia appelli agli elettori di Ingroia a non disperdere il proprio voto. Sbaglia però su un punto. Questa volta Berlusconi difficilmente governerà. E che Bersani aprirà comunque a Monti lo hanno imparato anche i bambini. Quindi, paradossalmente, per chi ambisce a togliere il Pd da quell’abbraccio mortale, il voto utile potrebbe essere quello ad Ingroia. Altrimenti, si rischia di votare a sinistra e ritrovarsi con Monti.

Insomma, ci risiamo. Il centrosinistra, in vantaggio, comunica poco e male. Bersani latita in tv un po’ per scelta un po’ perché non sa cosa dire. Per forza: è tornato Berlusconi con i suoi tre temi ripetuti all’infinito. Ed è tornato, anche grazie a Santoro, l’antiberlusconismo. Viva l’Italia.

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