“The future is unwritten” – Storia di Joe Strummer e dei Clash

di Matteo Antonin

White riot, I wanna riot! White riot, a riot of my own…

I neri hanno molti problemi/ ma non hanno paura di lanciare una pietra/ i bianchi vanno a scuola/ dove ti insegnano a diventare stupido/tutti fanno solo quello che gli viene detto/ nessuno vuole andare in prigione… Ribellione bianca! Voglio ribellarmi…

“This is London calling, this is London calling…” Con la voce riecheggiante di Joe Strummer, nella veste inedita di dj per un programma radiofonico, inizia The future is unwritten (2007), film-documentario sul leader dei Clash del regista inglese Julien Temple. 

Nel film (in inglese con i sottotitoli, reperibile qui) il regista ripercorre, attraverso documenti inediti, immagini di repertorio, disegni autografi, live, inediti e materiale vario, la vita di Strummer e le vicende dei Clash, dagli esordi nel 1976 e i successivi anni gloriosi fino alla notorietà e alla fama, per poi giungere alle inevitabili tensioni, allo scioglimento della band nel 1985 e alla scomparsa dello stesso Strummer.

Riuniti intorno a un fuoco, come amava fare lo stesso Joe, le persone che lo hanno accompagnato nel suo viaggio musicale e nella sua vita (i compagni dei Clash, gli amici, le due mogli) lo ricordano, tessendo un ritratto vivido e appassionato. Oltre a loro intorno al falò il regista riunisce anche alcuni artisti contemporanei (da Jhonny Depp a Martin Scorsese, da Steve Buscemi a Bono Vox), artisticamente debitori alla band o semplici fan dei Clash.

Il mosaico che esce dai tasselli delle loro testimonianze ci racconta di una personalità certamente forte e appassionata, ma a volte anche fragile e  ambivalente.

Joe duro e pragmatico che mette alla porta senza pensarci due volte prima il vecchio manager Bernie Rhodes (fondamentale nei successi iniziali dei Clash) , poi Topper Headon, storico bassista della band.

Joe sensibile e disilluso che piange venendo a sapere che il verso di una sua canzone (rock the casbah) è stato scritto dai soldati su una bomba americana durante la guerra del Golfo.

Joe agli esordi ossessionato dall’idea di sfondare, di diventare famoso, di conquistare anche il mercato americano, di portare il messaggio punk, con il suo carico di ribellione, politica e antimilitarismo, in tutto il mondo.

Joe divenuto star, depresso, disillusoschiacciato da quella stessa popolarità che per tutta la prima parte della storia dei Clash aveva disperatamente ricercato. Corroso dall’eterno dilemma dei puri: come non contaminarsi in un sistema malato? Come combattere il sistema pur facendone parte?

Joe strummer muore il 22 dicembre 2002, dopo aver vissuto una vita intensa, degnamente raccontata in questo docu-film. Ciliegina sulla torta la splendida colonna sonora: non solo Clash, ma le canzoni passate in radio da Strummer ai tempi di London calling, il suo programma radiofonico condotto per la BBC tra il 1998 e il 2002.

Una storia affascinante, coinvolgente e intensa, a denti stretti e a tratti amara, come nell’autentico e genuino stile punk, che arriva potente e diretta come la schitarrata iniziale di Should I stay or should I go.

 

Per tutti gli amanti dei Clash segnalo questo interessante progetto: Strummertotell. Questo spazio nasce per raccontare di e su Joe Strummer. Periodicamente dal 22 settembre al 22 dicembre 2012, giorno del decennale della sua scomparsa, il sito pubblica una storia che ha che fare con i cinquant’anni della sua vita.

Attingo da Strummertotell anche per suggerire:

Informazioni su matteo

Sofista contaballe, stakanovista dell'otium, luddista oscurantista.
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