Ongaku no susume – Ghettoblaster o Fighettoblaster #2

Qualche settimana fa è finalmente uscito anche in Italia Something From Nothing: The Art of Rap, il documentario sulla nascita ed evoluzione del rap statunitense diretto da Ice-T (ne abbiamo anche parlato anche qui alla Rotta in tempi non sospetti, tanto per tirarcela un po’).

Ma non è questo il punto principale della questione. Infatti, contemporaneamente all’uscita del documentario nelle sale è stata pubblicata on line una video intervista realizzata da Bonsai Tv che ha fatto parecchio discutere la scena Hip Hop italiana. Protagonista della vicenda è Paola Zukar, Universal Music,
manager di Fabri Fibra e figura attiva nell’ambiente da tantissimi anni, a cui è stato chiesto se i tempi sono maturi per un eventuale documentario sul rap italiano. Domanda semplice, banale e invece succede il finimondo. 

Ovviamente il video, già breve di per sé e rimaneggiato dal montaggio lascia trasparire un messaggio ben preciso: negli anni ’90 (considerati come l’età d’oro del genere in Italia) i rapper di casa nostra erano scarsissimi, non si trattava di vero rap ma solo di scialbe imitazioni sul tema, mentre quello attuale è il primo, vero, autentico, rap italiano. Apriti cielo, le repliche non si sono fatte attendere neanche per un istante. La testimonianza più tagliente è stata  quella di Danno (Colle der Fomento), Kaos e Dj Craim, che nella puntata di Welcome to the Jungle, hanno risposto con i fatti inframezzando le frasi accusatorie di Zukar con una selezione di brani di quegli anni (“Che sia la musica a parlare”) e il risultato è da stretta al cuore. Ci sono praticamente tutti: Colle der Fomento, Kaosone, Sangue Misto, Lou X, Neffa, Gente Guasta, Dj Lugi, Dj Gruff, Carry D, Giaime, Joe Cassano, Lord Bean, Dee Mo, e tanti altri.

Io personalmente ho un punto di vista parziale sulla vicenda non avendo vissuto in prima persona gli anni della golden age italiana, ma sono sicuro di una cosa: lo stato di salute di un genere musicale si misura con il riscontro del grande pubblico (il rap in Italia muove persone e soldi, più della musica pop di X Factor e quindi si può dire più che in salute). Il rap è una merda che stava sulla strada e ora è esplosa producendo schizzi incontrollabili con traiettorie imprevedibili. E’ l’evoluzione delle cose, stare a discutere se questa esplosione sia buona o cattiva è fuorviante.

Update: oggi un mio amico mi ha segnalato questo video: sono degli estratti dell’Hip Hop Village del 1997 tenutosi ad Assago, sembra passata una vita. Qui e qui due articoli del Corriere della Sera sull’evento.

Stefano Palmieri

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Una risposta a Ongaku no susume – Ghettoblaster o Fighettoblaster #2

  1. akaONir ha detto:

    Steve, pensa che lunedi scorso stavo per scrivere un pezzo su sta roba poi ho rinunciato che mi si confondevano i pensieri e volevo affrontare la cosa nel dettaglio. Per adesso ti dico che hai fatto bene a scegliere come risposta quella del programma radiofonico di Danno e la sua crew (si può seguire ogni giovedi alle 22.30 sul sito di radio pop roma o quando vi pare in podcast http://www.welcome2thejungle.it/): quel mix che spacca i culi toglie ogni dubbio su quanto sia stato fondamentale il rap dei 90′. Non mi è piacuta invece neanche un po’ la risposta di Esa http://www.youtube.com/watch?v=CGcitcpTS4o che pure ha scritto pagine importanti del rap italiano, sopratutto con gli OTR.
    Ps: l’amico Nexus ne parla qua http://nexusmoves.blogspot.it/2012/10/commerciale-vs-underground-nexus-dallo.html?utm_source=feedburner&utm_medium=twitter&utm_campaign=Feed:+Nexusmoves+(NEXUSMOVES). E Speaker Deemo ci ha fatto lo storify http://storify.com/DeeMo/quale-golden-age

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