Road to 2013: Io voto Pierlu

di Lorenzo Mauro

Nel post precedente, mi ero avventurato in una difficile previsione sulle primarie del partito democratico. Un esercizio che, a seguito degli sviluppi di quest’ultima settimana, potrebbe rivelarsi del tutto inutile. E la colpa è ancora una volta del supertecnico, colui che Goldman Sachs ci ha amichevolmente nominato per risolvere i problemi creati da Goldman Sachs. Monti, infatti, ha finalmente ammesso ciò che tutti (pure Rutelli) avevano capito da un pezzo: ha confermato cioè la propria disponibilità ad essere nuovamente cooptato. Precisando, come si conviene ad un uomo di tal statura, l’ovvio rifiuto a partecipare ad elezioni democratiche. Di carne sulla brace ce ne sarebbe stata abbastanza, uno pensa, per una levata di scudi dei nostri politici, ai quali avrebbe dovuto dar fastidio la nuova avanzata del neo-premier in pectore. E invece, mentre la Polverini mandava a casa maiali e polli, proprio colui che gli ha promesso un seggio nel nuovo Parlamento, e cioè Casini, si poneva al comando di una lista per l’Italia, con l’obiettivo dichiarato di lasciare Monti là dov’è per cinque anni ancora. E per fortuna che Napolitano, bontà sua, si è sentito in dovere di ribadire la sua indisponibilità ad un nuovo mandato, senza smentire, però, di voler lasciare ai suoi concittadini un regalo di quelli che si apprezzano: il Monti dopo Monti, forse evitandoci, e di questo gliene saremmo grati, il Fornero dopo Fornero.

TANTO FUMO, POCO ARROSTO. Chi è sempre più solo nella tenzone è il sigaro di Pierluigi Bersani. Dopo aver finto per quasi un anno di voler appoggiare la sua corsa a Palazzo Chigi, una bella fetta del Pd si è subito messa a fare il tifo da bordo campo affinché Monti continui la sua opera: Fioroni mercoledi gongolava e così i suoi peones, e non è neppure escluso che un pezzo grosso targato Bildeberg come Enrico Letta non sciolga pubblicamente la riserva. Mettetevi, per favore, per un attimo nei panni di Pierluigi, che insegue il gradino più alto del governo già dal novembre dello scorso anno. I sondaggi, oggi come allora, lo premiano, ma sul più bello pare costretto a rinunciare: o ce la fa ad aprile, o non ce la farà mai più. Litiga con Renzi, e fa tenerezza perché rischia di non farcela nemmeno alle primarie. Oltretutto Vendola ha sciolto la propria riserva, costringendolo a cambiare le regole in extremis per non evitare una brutta figura. E anche dovesse superare il Beppe Grillo in salsa viola, la strada da percorrere sarebbe tutt’altro che in discesa. SuperMario, con quella mossa, ha prenotato uno dei due posti al Sole: Quirinale o Palazzo Chigi. Vedremo la cricca di Soros che dirà. Io, intanto, vado a votare per Pierlu alle primarie. Un po’ per vicinanza morale, un po’ perché tra un massone in loden e un signore emiliano da festa dell’Unità, so ancora chi scegliere.

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