Ongaku no susume #22

Il disco di questa settimana qui a La Rotta è Where Do You Start del trio jazz di Brad Mehldau, pubblicato per la Nonesuch Records. Brad Mehldau è un pianista di formazione classica convertito al jazz, salito alla ribalta giovanissimo negli anni novanta. Proprio nel 1994 Mehldau forma un trio sulle orme e sotto l’influenza del pianista Bill Evans a cui si ispira e dal quale ha ereditato la capacità armonica e introspettiva. Nel 1995 incide il suo primo album intitolato Introducing, un manifesto dei suoi prossimi lavori in trio, e cinque anni più tardi concepisce Elegiac Cycle, album solista, diverso dal solito, vagamente impressionista, postmoderno, minimale, dove sono udibili gli studi classici che impregnano la sua cultura musicale. Mehldau più volte è stato soprannominato dalla critica come un piccolo Bill Evans ma a lui questo confronto non va proprio a genio, e lo spiega chiaramente nell’introduzione a The Art of the Trio IV del 1999. Paragonato anche a Keith Jarrett, descrive i lavori solisti di Jarrett più come ispirazione che influenza. Altre influenze citate direttamente da Mehldau sono Miles Davis, Larry Goldings, Kurt Rosenwinkel, Jesse Davis, David Sanchez. Nel 2000 arriva la svolta con il disco Places, sempre in trio e forse il migliore di tutti. Da lì in poi la sua popolarità sarà sempre in crescendo. Incide nel 2002 Largo, non più con il suo abituale trio ma con gruppi diversi: e da qui si comincia a intravedere come altri spazi ancora sconosciuti si stiano aprendo alla musica di Mehldau. Con Live in Tokyo registrato durante il tour del 2003 conferma la maturità raggiunta come solista e la rivista statunitense di jazz Down Beat glorifica la sua arte premiandolo come miglior pianista jazz del 2004.

Con il suo trio, formato principalmente da Larry Grenadier e i batteristi Jorge Rossy e Jeff Ballard (che ha sostituito Rossy nel 2005) Melhdau ha raggiunto una notorietà “pop” registrando e suonando arrangiamenti da pezzi di Nick Drake, Beatles, Radiohead, Paul Simon e Soundgarden solo per citarne alcuni. Nell’album intitolato Live del 2008 viene inclusa infatti una rivisitazione di Black Hole Sun, uno dei pezzi  più famosi del gruppo di Seattle.

Where do you start, l’ultima incisione del trio, va proprio in questa direzione. Il disco è composto da dieci canzoni di altri artisti più una sua originale, ciascuna delle quali viene scomposta, rimescolata e restituita sotto una nuova forma. Uno dei pezzi più emozionanti dell’album è sicuramente Holland, una rivisitazione (o cover, decidete voi) di una delle più belle canzoni di Sufjan Stevens tratta da Greetings from Michigan del 2003. Quattro anni fa, alla Carnegie Hall di New York, Mehldau suonò Holland per la prima volta dal vivo, presentandola come una canzone di cui si era innamorato sentendola nella serie televisiva Weeds.

Solo per questo pezzo il disco merita di essere acquistato, ma all’interno ci sono anche altre perle. Notevolissima infatti è la Got me wrong di Alice in Chains che, in apertura del cd, ricorda il ritmo ostinato di un Keith Jarrett agli albori. Ma c’è anche Hey Joe di Jimi Hendrix e una sorprendente Time has told me del cantautore inglese Nick Drake.

Stefano Palmieri

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