Road to 2013: Capitolo Primarie. Se Renzi rottama il “Novecento”

Con la nuova rubrica “Road to 2013”, sulla Rotta per Itaca sbarca la politica. Si tratta di un appuntamento bisettimanale per raccontare, a modo nostro, le tappe di avvicinamento alle elezioni politiche dell’anno prossimo. Ci sarà il tanto auspicato (dai poteri forti) Monti dopo Monti? O Bersani riuscirà a reggere il confronto conquistando le agognate stanze di Palazzo Chigi? Senza dimenticare il Cavaliere e Beppe Grillo, con un occhio vigile sulle dinamiche della comunicazione, vivremo con voi i sei mesi che ci separano dalle elezioni più importanti della storia della Repubblica, frase che si ripete alla vigilia di ogni consultazione, ma che stavolta pare davvero incontestabile.
La sfida tra Bersani e il sindaco di Firenze assume contorni più ampi di quelli normalmente percepiti. Verso la guida del Paese, a colpi di tweet, di salamelle, di truppe cammellate o di antipolitica?
di Lorenzo Mauro

  • Pierluigi Bersani ha deciso di intraprendere quel percorso scivoloso, scivolosissimo, che prende il nome di primarie del centrosinistra. Contro una buona parte della sua nomenklatura, si è convinto che per governare il Paese serva una nuova legittimazione popolare. Finora, però, le chiacchiere hanno superato di gran lunga le certezze, e a poche settimane dalle consultazioni non si conoscono né le regole né i partecipanti. Nichi Vendola, il più forte sponsor (insieme a Walter Veltroni) di questa forma di partecipazione “leggera” american-style, potrebbe infatti decidere per un clamoroso dietrofront. E non tanto per le inchieste giudiziarie che lo coinvolgono- la motivazione ufficiale- quanto piuttosto per non togliere al segretario Pd quei consensi che gli permettano di sconfiggere il vero spauracchio.
  • IL MOSTRO DI FIRENZE. Matteo Renzi ha tutte le carte in regola per scompaginare la politica italiana. Da un suo successo potrebbero determinarsi sconvolgimenti rilevanti nel quadro politico e per questo, è il ragionamento di tutto l’establishment del centrosinistra, non deve vincere. E’ singolare il fatto che ormai tutti cerchino di metterlo in difficoltà. Pure Berlusconi, navigando in mezzo al mare, gli ha mandato un regalo avvelenato: gli auguri del Cavaliere per “colui che la pensa come noi”, significano mobilitazione di chi vuole scongiurare una (ulteriore) deriva a destra del Partito Democratico. E il vecchio di Arcore, ancora incerto sulla propria candidatura, sa benissimo di non poter reggere una sfida generazionale con il sindaco fiorentino, mentre è convinto di avere ancora frecce nel suo arco se l’avversario da battere si chiamerà Bersani.
  • FIDUCIA NELLE ISTITUZIONI. Cominciamo col sottolineare un fatto che in pochi ricordano a dovere: Matteo Renzi è il sindaco di Firenze. Parte cioè in posizione avvantaggiata rispetto agli altri contendenti. Tutte le rilevazioni di questi ultimi tempi, concedono infatti ai primi cittadini l’ultimo barlume di fiducia dell’opinione pubblica. L’istituto Demos di Ilvo Diamanti, ad esempio, registrava all’inizio del 2012 una fiducia nei partiti intorno al 5 per cento, a cui faceva da contraltare un invidiabile 48 per cento per i municipi italiani. Ultimo, ma non meno importante, il dato personale: Renzi nella sua città è apprezzato dal 58 per cento degli elettori, non esattamente numeri da buttare, a tre anni e mezzo dalle elezioni.
  • MARKETING E ANTIPOLITICA. La sua strategia di campaigning è molto simile a quella che ha visto Grillo trionfare in primavera. A cominciare dal camper, il fattor comune più evidente. Poi le parole d’ordine: poche proposte programmatiche (il programma lo fanno gli elettori sul web), in favore di abolizione dei privilegi, dei finanziamenti pubblici ai partiti e della rottamazione dei vecchi. “Il centrosinistra ha fallito”, “Veltroni è meglio come romanziere che come politico”, e via dicendo sono frasi che parlano alla pancia degli elettori, e in questo momento rischiano di far presa.
  • SUL WEB TRIONFA RENZI. E poi c’è il capitolo comunicazione sul web, che se fosse l’unico terreno di scontro vedrebbe Renzi trionfare su Bersani. L’integrazione magistrale delle piattaforme Youtube, Twitter e Facebook dà un risultato vincente. Bastano i numeri a rendere l’idea: Renzi ha 148mila fans su Facebook, Bersani insegue con 80 mila. E l’incremento del rottamatore è incredibile: cresce di 10 mila a settimana, contro i soli 200 dell’avversario. Che sa che non è dal web che passerà la propria vittoria. Saranno le truppe cammellate, gli iscritti al “Partito”- in alcune zone rosse è ancora quello, e l’unico, con la P maiuscola – a consegnargli la guida della coalizione. Saranno utili i comizi alle feste, che hanno visto il sigaro di Bersani accendersi molte più volte del passato.
  • VECCHI E GIOVANI. Insomma, questa sfida non ci dirà solo chi guiderà il centrosinistra alle elezioni, non mostrerà solo gli equilibri del Pd. A ben guardare, è veramente una battaglia tra vecchi e giovani. Ci dirà se il Pd è a pieno titolo l’ultimo partito del Novecento, dove il vertice sposta ancora la base. Ci dirà se il fumo delle salsiccie alle Feste dell’Unità riesce ancora ad entusiasmare i suoi partecipanti e a rinsaldare i legami fiduciari. Se vinceranno Renzi, i suoi gobbi elettronici, la sua antipolitica, verrà rottamata anche la comunicazione, molto vintage, della sinistra. Una schiera di professoroni (“era ora”, direbbero) hanno già pronta la bottiglia di champagne: ma non sarebbe per forza un successo.
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