Ongaku no susume #21

Stefano Palmieri – Ed eccoci di nuovo qui a Ongaku no susume. Mentre mi organizzavo per scrivere questo post mi sono reso conto che siamo arrivati alla ventunesima puntata, senza considerare le varie rubrichette hips annesse. Beh, è davvero un bel traguardo non c’è che dire. La nuova stagione post estate di questa rubrica si preannuncia frizzantissima a quanto pare, sono già stati pubblicati album golosissimi di cui vi parleremo man mano, ve lo prometto, e a giudicare dalle indiscrezioni, sono in uscita dei dischi che promettono di provocare scintille tra le orecchie e gli auricolari. Vi faccio solo un’anticipazione: il 13 novembre la Mello Music Group pubblicherà Dice Game, il nuovo album del produttore hip hop Apollo Brown in collaborazione con l’mc di Detroit Guilty Simpson. Ve lo ricordate Apollo Brown no? Ha avuto addirittura l’onore di essere il primo ospite di questa rubrica. Quando si dice che tutto torna. Ma non perdiamoci in chiacchiere e veniamo al punto. Protagonista di Ongaku no susume #21 è il nuovo lavoro dei Tame Impala intitolato Lonerism. Ma prima di sciorinare i dettagli di questo album, facciamo un passo indietro per quelli che ancora non conoscono la band.

I Tame Impala sono un gruppo australiano, per la precisione di Perth (che a quanto ne so io si pronuncia più o meno come una pernacchia) saliti alla ribalta nel 2010 per la pubblicazione di Innerspeaker, forse uno dei dischi più belli degli ultimi due o tre anni, almeno a mio parere. E infatti fu subito un successo planetario: tour mondiali, critica musicale in sollucchero e buon successo di vendite. Personalmente ho avuto anche la fortuna di vederli e sentirli dal vivo a Torino lo scorso anno allo Spaziale, sembrava di essere tornati indietro nel tempo in quei favolosi e lisergici anni ’60. Proprio così, perché questi ragazzini australiani poco più che maggiorenni sfoderano un suono psichedelico ma incredibilmente pop, come se fosse un incrocio tra i Beatles di Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band e Jimi Hendrix. In un’intervista al New York Magazine infatti descrivono la loro attitudine sonora come “a steady flowing psychedelic groove rock band that emphasizes dream-like melody”, e scusate se è poco. Se non avete mai ascoltato Innerspeaker fatelo subito, non lo abbandonerete per i prossimi sei mesi.

Ma torniamo al presente, a Lonerism appunto, che verrà pubblicato il 5 ottobre, ma è già ascoltabile su più canali, anche su Spotify per dire. A differenza dell’album precedente, che era molto più rude e sfrontato nella registrazione ma incredibilmente pop nelle melodie intarsiate nella psichedelia pura, Lonerism sembra essere stato confezionato più “a modino”, con precisione chirurgica e manicale. Profondamente influenzato da A Wizard, a true star,  il capolavoro di Todd Rundgren del 1973, il nuovo lavoro è pieno di sperimentazioni: il suono si è fatto più elettronico data la presenza di synth grassissimi, drum machine e sample, ma non per questo a discapito di quella facilità nell’ascolto che aveva contraddistinto Innerspeaker.

Il leader della band Kevin Parker ha così descritto in un’intervista Lonerism: “I surrendered to temptation and desire to make an album that is really fucked up. But I also have a desire to sound like Britney Spears, I love pop music and bad plastics. On the one hand this album is weird and fucked up, but on the other hand it’s very pop”, aggiungendo inoltre “For me, it’s a combination of nice sugary pop crossed with really fucked-up, explosive, cosmic music. It’s like Britney Spears singing with The Flaming Lips.” C’è ancora altro da aggiungere?

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Una risposta a Ongaku no susume #21

  1. doze ha detto:

    fantastici, grazie! devo dire che scoprirli mentre sono di passaggio a perth è ancora più soddisfacente, magari fanno una scappatina qua prima che finisca l’anno. un saluto

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