“Sono cool questi Rom” – Documentario sulla comunità Rom di Napoli

di @tylerdurdan

Partiamo dalla fine. Alla fine del concerto, ho un solo obiettivo: Militant A.

Il leader del gruppo rap militante Assalti Frontali ha appena terminato la sua performance nel surreale scenario di Massa di Somma, una terrazza semivuota su un panorama mozzafiato, la classica visione di Napoli in versione Shanghai. Una distesa di case a perdita d’occhio. Milioni di persone stipate in scatole di cemento armato, abusive per definizione. Il mio obiettivo è chiedere a Militant A il permesso di usare la canzone Sono cool questi rom come titolo e supporto sonoro alle immagini girate lo scorso anno nei campi rom di Barra e Ponticelli, periferia hardcore di Napoli.

Come prevedevo, Militant A non oppone nessuna resistenza, anzi sembra contento della cosa, in più mi becco due cd degli Assalti a 15€ direttamente dalla sue mani, acquistati in comproprietà libera col mio socio McDoppiaC. Il video va così online, 8 minuti di fotografie e immagini girate durante la mia esperienza di servizio civile dello scorso anno. Corsi di alfabetizzazione e corsi di cucina per bambine di origine rom, iniziativa quantomeno lodevole. Quello che mi resta è il ricordo della visita al campo di Barra, un agglomerato di casette, roulotte, bambini a frotte, rottami, padri di famiglia ventiduenni, occhi curiosi, occhi liberi. Il caso ha poi voluto che nello stesso giorno si trovasse a girare nello stesso campo una troupe della RAI, impegnata a realizzare uno spot sull‘8×1000 per la chiesa cattolica.

In quel momento mi sono sentito una merda: che differenza c’era tra me, lì a fare le foto per il servizio civile e quelle 50 (cinquanta) persone dall’accento romano e dalla strumentazione tecnologica imponente? Il loro approccio cristologico-monetario era sì differente dal mio, di certo mai mi sarei sognato di dire a delle persone: “Fate finta di essere felici. Bravi così, sorridete tutti insieme!” ma non era questo quello che mi interessava. La mia preoccupazione era riflessa negli occhi dei rom, vi leggevo una domanda molto semplice: “Voi siete qui a riprendere noi che separiamo rame dai fili elettrici mentre i nostri bambini ci saltano addosso per girare uno spot in cui chiederete alle persone di donare dei soldi alla Sacra Romana Chiesa Cattolica? E noi dovremmo credere alla favola che una volta che la Sacra Romana Chiesa Cattolica avrà avuto questi denari poi ce li darà? Così, caritate dei?”

Poi li guardo, vedo i bambini che mi rincorrono, le ragazzine che si mettono in posa da diva per farsi fotografare, i ragazzi come me che mi raccontano le loro storie di paternità precoce e mi rendo conto che quella preoccupazione era soltanto mia, che quelle persone hanno smesso da tempo di credere alla carità, che a loro non glienepoffregàdemeno se quel giorno ci sta tutta la santa mamma Rai a fa le riprese e se in più ci sta pure sto ragazzetto con la fotocamerina in mano. Allora cambio il mio punto di vista, assumo il loro. Me ne fotto di Mamma-affamata-di-soldi-e-di-fede-in-gesù-RAI (che, tra l’altro, mi aveva espressamente proibito di riprenderli mentre giravo, cosa che non ho fatto) e mi lascio prendere dalla curiosità dei bambini, dalle loro richieste di farsi fotografare in tutte le pose possibili e immaginabili. Per un paio d’ore non faccio altro che scattare finché non si fa ora di andare via. Sembra facile ma io lì ci sono venuto accompagnato, e il mio accompagnatore non c’era più.

Arriva allora il capo del campo, un omone enorme in camicia celeste e pantaloni cachi, coi baffi e una stilosissima Skoda Felicia Station Wagon 1.9 GLX che si offre di accompagnarmi alla vicina stazione della circumvesuviana. Salto in macchina seguito da un nugolo di ragazzini, tre dei quali ne approfittano per farsi dare un passaggio saltando dietro e sento il capo rom che parte a palla, tra il fango e la munnezza, mettendo a palla il suo rapper rumeno preferito, del quale, porca di quella grandissima mamma Rai, mi sono scordato il nome.

“Sono cool questi rom”, penso tra me e me, mentre il capo rom fa strani gesti con le mani ad accompagnare il rap e guida veloce tra gli ostacoli, fottendosene delle sospensioni.

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Informazioni su tylerdurdan10

Ciò che ci divide non è il fatto che noi non troviamo nessun Dio, né nella storia, né nella natura, né dietro la natura, - ma che quello che è stato adorato come Dio noi non lo troviamo affatto "divino", ma al contrario pietoso, assurdo, dannoso, non solo perché è un errore, ma perché è un crimine contro la vita..
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Una risposta a “Sono cool questi Rom” – Documentario sulla comunità Rom di Napoli

  1. sa molentessa ha detto:

    bello bravo, così si fa!

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