B.e.a.s.t.i.e Boys (e io)

di Francesco Spè

Boys Entering Anarchistic States Towards Inner Excellence

Madonna bagnata da MCA e Mike D, 1985

«La prima cosa che ho pensato è stata: è ora i Beastie Boys non esistono più? Non fanno più dischi? La seconda è che se non ci fossero stati i Beastie Boys non so se avrei intrapreso la strada che mi ha portato verso l’hip hop. Perché va bene i Run Dmc, va bene i Public Enemy, ma la prima botta che il rap mi ha dato in assoluto è stata con loro. Vedendo ‘sti tre pischelli scatenati ho detto: io voglio diventare come uno de quelli … o come tutti e tre»

Danno (Colle der fomento), Welcome2theJungle  (Radio Pop Roma), 10/05/012

I Beastie Boys mi hanno fatto ridere fin da subito. Ero bimbetto, li ascoltavo, li guardavo e mi scompisciavo dalle risate. Le facce. Le mosse. I travestimenti dei loro parodistici e fantastici video. E pure i testi. Anche quando non li capivo fino in fondo si “sentiva” che erano buffi e pieni di battutaccie sconce. Lol su lol. Un paio di mesi fa invece mi hanno fatto piangere. Un pezzo dei Beastie è morto, ed è stato un colpo leggere il tweet del mio rapper preferito che gli diceva Rip. Fin lì, avevo ottimisticamente immaginato (con tanto di sorriso annesso) che i tweet che linkavano canzoni dei Beastie fossero il sintomo pomeridiano di un picco di stile della mia TL, che del resto suole avere buoni gusti musicali … #einvece. E invece, all’improvviso, sono diventato uno di quelli che nella vita hanno pianto per la morte di un musicista (non mi era mai successo) e sono entrato nella parimenti nutrita cerchia di coloro che ne ricordano le gesta a suon di tweet compulsivi (non mi era mai successo e non pensavo mi sarebbe mai successo). Ad Adam Youch aka MCA, quello brizzolato già da un po’, volevo e voglio bene.

Pochi giorni prima di quel 4 maggio 2012 in cui un cancro alla laringe se lo è portato via, avevo ricacciato con orgoglio la t-shirt gialla shocking comprata al Sonar di Barcellona del 2007, l’unica volta in cui vidi i Beastie live, occasione imperdibile di riscatto dopo che mi scapparono a Milano qualche tempo prima.

Ero solo, in ritardo e felice. Fu un gran concerto, anche se non fecero Fight for your right to party.  Pensai che forse cantarla a 40 anni suonati fosse “troppo” pure per loro, che del “troppo” non hanno mai avuto paura.  Il giorno dopo Wikipedia mi rivelò che non la facevano live da tipo 20 anni. Io avrei voluto tanto sentirla (come avrei voluto sentire Heroin al concerto di Lou Reed). Perché ha ragione Luca Gracinella (già intervistato dalla Rotta) che nella recensione al loro ultimo disco spiega come i Beasties risultino credibili ancora oggi proprio in virtù della loro “scemenza”.

«I Beastie Boys ormai sono ultraquarantenni, ok, ma per dirne una fare gli scemi è sempre stata una loro specialità, con un certo stile. Una capacità che non perderanno mai né presumibilmente li farà mai sembrare patetici: è scritta nel loro nome e a oggi resiste senza controindicazioni, anzi. La credibilità della loro musica viaggia di pari passo a questa attitudine».

(You gotta) Fight 4 your right (to party)

Body Movin’ (1998) fu la prima loro hit che mi rimase impressa, grazie anche al rinfrescante remix di Fatboy Slim e allo spassoso video che parodia Diabolik, firmato dallo stesso MCA sotto lo pseudonimo di “Nathaniel Hörnblowér”  personaggio che in molti (per molto tempo) pensavano esistesse veramente, fino a quando una decina di anni fa Adam rivelò la vera identità del fantomatico regista svizzero.

Nathaniel Hörnblowér fu anche autore del documentario musicale Awesome…I Fuckin’ Shot That!, risultato della registrazione di un concerto al Madison Square Garden di New Yorknel 2004. In quell’occasione, cinquanta spettatori furono dotati di una telecamera a testa per riprendere lo spettacolo. Il resoconto della serata fu ottenuto da Yauch mescolando in un unico filmato le riprese degli spettatori, che avevano registrato lo show da tantissime angolature diverse.

Licensed to ill (wow) Paul’S Boutique (ri-wow) furono invece i primi dischi che comprai. Fu a Chicago, durante una vacanza studio liceale di una decina 10 anni fa. In questi 10 anni, sopratutto nei primi 5, ascoltai molto spesso quei due dischi e tutti gli altri comprati in seguito, sopratutto in bus e in treno, nel mio storico lettore cd portatile. Provavo a sgamare i sample, e mi scervellavo per ore quando mi imbattevo in un suono familiare di cui non riuscivo a decifrare la provenienza (whosampled.com non c’era ancora o  quantomeno ne ignoravo l’esistenza). Dell’hip hop ho sempre adorato ‘sta cosa dei campioni e mi pareva che i Beastie sapessero bene come manipolarli e fonderli con le parti suonate da loro stessi. Sono musicisti oltre che rapper, poliedrici e creativi, oltre che adorabilmente cazzoni. Sarà per questo che piacciono anche a persone che il rap proprio non lo digeriscono. Persone da big up! fra l’altro. Conoscete qualcuno a cui piacciono i *ragazzi che entrano in stati anarchici per ottenere la perfezione interiore* che non sia meritevole di stima? Io mica.

Informazioni su akaONir

di rap, fùtbol, archivi e altre storie
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