Tradire non è tradurre

Dimitri El Madany

Spiaggiati amici ed arenate amiche de La rotta per Itaca, eccoci alle prese con l’ultima puntata di Ancilla dementiae prima della sosta estiva. Cosa succederà a settembre, non lo sappiamo. La speranza è quella di superare indenni spending rewiew e mannaie varie, di resistere a cicloni e anticicloni tropicalizzanti, di sopravvivere alle città semideserte o – i più fortunati – alle riviere semiaffollate, per risalire a bordo abbronzati, rilassati e possibilmente corroborati, pronti per un altro anno di navigazione insieme a voi, stimatissimo uditorio dell’etere. L’ottimismo è d’obbligo in questi tempi cupi, specialmente in merito alle cose che, come La rotta, sono gratis, e che quindi nessun canuto tecnocrate ci può levare. Li mortacci loro.

Oggi parliamo, ebbene sì, d’amore, che pure è gratis come La rotta. Certo qualche eurino lo dovrete pur spendere se volete raggiungere la vostra bella o il vostro bello, e magari portarli anche fuori a cena. Ma non pensate di svenarvi per un risotto allo scoglio seguito, che so io, da impepata di cozze e trionfo di scampi: di questi tempi un falafel va benissimo. Senza cipolla ancora meglio. Amore proletario e interculturale, che volete di più? Volete la cipolla? E vabbè non c’è mica problema, vorrà dire che le vostre effusioni saranno ancora più proletarie e interculturali. Cosa? Volete anche la salsina all’aglio? Caspita, il vostro dev’essere un sentimento davvero ctonio…

Chissà se quando implorava le generazioni a venire di restare fedeli alla terra, Nietzsche aveva in mente un falafel completo di cipolla e salsina all’aglio. Verosimilmente no, ma la critica è tutt’altro che unanime su questo punto. Ad ogni modo, è assodato che la fedeltà sia un elemento chiave per comprendere il sentimento amoroso, anche ai tempi dello spread. Non tanto la fedeltà alla terra, di cui parlava Nietzsche, quanto piuttosto la fedeltà al vostro partner. E qui, come si diceva in gergo scolastico quando la discussione giungeva ad un nodo teologico particolarmente arduo da sciogliere, amarissimis sunt cazzis.

Peraltro, già in epoca prescolastica, l’ottimo Giovanni Scoto Eriugena, filosofo d’importanza straordinaria, aveva capito che, se le fai le corna, la tua controparte non la prenderà tanto bene. L’Eriugena teneva molto ad un dettaglio tutt’altro che irrilevante, ma che a noi in realtà interessa poco, ovvero se uno fosse o meno predestinato a cornificare e o ad essere cornificato. Da qui partivano poi raffinatissime speculazioni sul libero arbitrio e l’onnipotenza divina, che costarono a Giovanni Scoto l’accusa di pelagianesimo, e che costerebbero a noi la perdita del già sottile filo del discorso. In questa sede ci basti sapere che no, non si è predestinati al tradimento, il quale costituisce un evento che si può tranquillamente evitare, con o senza l’ausilio della grazia divina.

Se poi sia più divertente che un tale avvenimento accada, ciò dipende da una combinazione di contingenze assai variegate, inerenti al tipo di tradimento che state andando a porre in atto, come per esempio la qualità del patto violato, la quantità degli elementi violanti, la frequenza, il livello alcolemico, l’ubicazione geografica, il tasso di umidità, e soprattutto la gravità delle lesioni permanenti e semipermanenti che il vostro partner è pronto a causarvi, qualora venga a conoscenza del fatto suddetto. (Attenzione, su quest’ultimo punto non sarebbe il caso di scherzare a cuor leggero, visto il bollettino di guerra fornitoci dalla cronaca nostrana in materia di violenza sulle donne. Senza contare che fino a trent’anni fa era ancora previsto il delitto d’onore. Precisiamo quindi che qui si fa per ridere. Se proprio volete immaginarvi episodi di violenza, anche efferata, immaginatela perpetrata dalle donne sugli uomini, e non viceversa.)

Qui il problema ci si pone con tutta la sua potenza euristica, contenuta nel vecchio adagio occhio non vede cuore non duole. Un po’ come quell’albero che cade nel mezzo della foresta e nessuno lo sente. Ha fatto rumore? Che domande, ma certo! Ha fatto il botto. E se lì sotto c’era, che so io, una scimmia, state sicuri che è rimasta spiaccicata, anche se nessuno ha visto né sentito niente. L’omertà passiva non inficia il reale e concreto scorrere degli eventi. E si tratta di eventi drammatici, se non addirittura cruenti.

Non è bello essere una scimmia che viene spiaccicata da un tronco enorme nel mezzo di una foresta. E non è bello essere un povero pirla che viene cornificato. In entrambi i casi, i due primati non si rendono conto di quello che sta per accadere. La scimmia muore e non lo sa che muore (se si fosse accorta dell’albero, si sarebbe spostata, essendo un animale alquanto agile), il pirla viene tradito e non lo sa che viene tradito (se lo sapesse, essendo un animale per nulla agile, resterebbe lì dov’è a intristirsi, e o a maturare un cieco rancore). In ogni caso, alla scimmietta morta spiaccicata non può più giovare in alcun modo sentirsi dire: “Lo sai, un albero ti è caduto sulla testa”. Al contrario, si può aprire il dibattito sull’utilità e il danno del dire al pirla: “Lo sai, ti ho tradito”. E magari completare il contenuto informativo di questo enunciato aggiungendo: “Con un’intera squadra di rugby”, o se preferite di pallavolo.

Fossimo nel migliore dei mondi possibili, per dirla con Leibniz, il nostro partner non ci tradirebbe per nessun motivo, e men che meno con intere compagini sportive. Ma siccome siamo alle prese con l’unico mondo che ci è dato di vivere, apparentemente tutt’altro che il migliore, le possibilità che la nostra fiducia venga tradita sono concrete e rilevanti. A questo punto ci si apre un ventaglio di possibili strategie operative, tra le quali la filosofia può aiutarci a fare ordine.

Possiamo:

  • Fregarcene altamente (stoicismo);
  • Sperare di non venire mai a conoscenza dell’accaduto, il che è un po’ come sperare che sotto quell’albero non ci fosse alcuna scimmietta, poverina (non-cognitivismo, e anche un po’ animalismo);
  • Rivedere il nostro concetto di “partner”, forse un po’ anacronistico, cercando di adattarlo allo spirito dell’epoca (evoluzionismo);
  • Applicare la politica del tradimento preventivo. In questo modo, quando e se ci diranno del fattaccio, noi risponderemo: “Bene, adesso siamo pari” (pragmatismo);
  • Mostrare interesse per l’accaduto, testando la presenza di spiragli per la realizzazione di un eventuale ménage à trois, ou plus (utilitarismo);
  • Affogare lo strazio nella droga e nell’alcool (irrazionalismo);
  • Affogare lo strazio nella droga, nell’alcool e nel sesso a pagamento (romanticismo);
  • Affogare lo strazio nella droga, nell’alcool, nel sesso a pagamento e nella poesia (esistenzialismo);
  • Affogare il partner (reato penale).

Vi sono poi molte altre prospettive, probabilmente più sane di quelle testé elencate, ma ci siamo dilungati già abbastanza. Vogliamo lasciarvi con un consiglio accorato, particolarmente importante durante l’estate: qualunque cosa succeda, non prendetevela così tanto, fa troppo caldo. E anche se avete delle corna talmente alte che senza chinarvi non passate dall’uscio di casa, pensate al fatto che la scimmia di cui sopra ha fatto una fine ben peggiore della vostra, e soprattutto ricordate le parole del saggio Lao Tze:

Fa più rumore un albero che cade di una foresta che cresce.

Buona estate a tutt*.

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Braccia rubate all'agricoltura
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2 risposte a Tradire non è tradurre

  1. daniela ha detto:

    Sei certamente il mio filosofo preferito.
    Avevo temuto che avresti dato seguito alla minaccia di non scrivere più sulla rotta, tanto che è bastato leggere il sintagma “l’ultima puntata” per fare congetture catastrofiche…poi tirare un sospiro di sollievo una volta completata la frase🙂

    buona estate a te

  2. Dimitri ha detto:

    Wow! Troppa grazia🙂

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