Mai Morti

Qualche mese fa l’amico Marco Lupo di Terranullius mi ha proposto di scrivere tre coccodrilli per altrettanti personaggi più o meno famosi di mia scelta. Questi modesti scritti ora fanno parte di una raccolta che si intitola Mai Morti, edita da Dissensi. Oggi ho deciso di proporveli, nella speranza di fare cosa gradita a voi lettori…

Creighton Bernette – personaggio di fiction

Creighton “Cray” Bernette è stato molte cose prima di sparire nelle limacciose acque del fiume Missisipi. Docente di letteratura inglese alla Tulane University, fu scrittore di talento non pronunciato e diede voce allo sdegno di una città, New Orleans, umiliata nel momento del bisogno dal Governo che di una nazione intera incarnava paranoie, difetti e piccinerie.

Marito affettuoso e padre permissivo, Cray avvertì sulle sue spalle il vuoto di un tempo che corre troppo in fretta e in questo vuoto si lasciò cadere senza opporre resistenza.

Orson Welles – genio

George Orson Welles nasce a Kenosha, Wisconsin, il 6 maggio 1915 e muore a Hollywood, California, il 10 ottobre del 1985. Nel tempo compreso tra queste due date è stato musicista, pittore, attore di teatro, voce radiofonica, procuratore di allarmi, regista di Hollywood, regista cacciato da Hollywood, regista d’avanguardia, inventore di biografie, genio, scialaquatore, squattrinato.

Forte di un’eredità, a sedici anni compra tele, pennelli e un carretto per passare l’estate in Irlanda facendo il pittore. Si guadagna cibo e alloggio facendo i ritratti ai contadini. Finiti i soldi, le tele e i pennelli bussa alla porta del più famoso teatro di Dublino e si presenta dicendo: “salve, sono Orson Welles, ho 18 anni e a New York sono una star, fatemi recitare”. Lo prendono e lo mettono a fare i Re nei drammi del Bardo dell’Avon.

A 18 anni, dopo aver dimostrato che la radio può far male, arriva ad Hollywood col contratto artisticamente più libero che si fosse mai visto fino al momento: fa un grande film (Citizen Kane) e i produttori si accorgono di aver fatto una cazzata e lo liquidano mandandolo in Brasile a girare documentari. Qualche anno dopo è in giro con uno spettacolo ma gli mancano 50.000$ per riscattare i costumi. Chiama da una cabina un produttore amico e gli dice: “Mi servono 50.000$, ti faccio un film, compra i diritti su [prende a caso un libro da una bancarella] La signora di Shangai” i 50.000$ arrivano e Welles gira The lady from Shangai. Poi fa altro, ma io ho già sforato il limite di righe e non posso raccontarvelo.

Stu Ungar – rounder

Stuart Errol Ungar (New York, 8 settembre 1953 – Las Vegas, 22 novembre 1998), in arte The Kid, è stato uno dei migliori interpreti del Texas Hold’em, del Gin Rummy e del Blackjack. Nato nel Lower East Side di Manhattan da genitori ebrei, Stu venne a contatto col gioco d’azzardo in giovane età nel bar-club gestito dal padre, che di mestiere faceva l’usuraio. In breve tempo si fece un nome nel giro del Gin Rummy, vincendo un torneo all’età di 10 anni. Alla morte del padre (1968) lasciò la scuola per giocare d’azzardo e mantenere la famiglia, diventando amico del malavitoso Victor Romano, legato alla cosca dei genovese, con cui condivise l’interesse per il calcolo delle probabilità.

Nel 1977 si trasferisce a Las Vegas, dove incontra la futura moglie. In breve tempo viene allontanato dai casinò. Troppo forte e provocatorio per poter giocare a Gin Rummy, si dice che oltre a godere della disperazione che instillava nei suoi avversari, Ungar concedesse spesso ai suoi sfidanti notevoli vantaggi al tavolo. Nonostante questo vinceva, sempre. Nel 1980 si iscrisse alle World Series of Poker, vincendole contro Doyle Brunson. Vince nuovamente l’anno successivo entrando subito nella leggenda. Nel 1986, segnato dal sucidio del figlio, Stu divorzia e comincia a fare uso di cocaina. Sparisce per anni dalla scena, inseguito dai debiti e dalla dipendenza, per ritornare nel 1997, anno in cui vince la sua terza edizione delle WSOP (risultato finora ineguagliato). L’anno successivo muore in circostanze misteriose, solo e senza un soldo.

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Informazioni su El_Pinta

Semiologo dilettante, spettatore ostinato, saggista crossmediale, teorico poststrutturalista.
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