La tela della memoria: recensione a Tutti i ragni

La copertina di Tutti i Ragni

di Flavio Pintarelli

Quella che leggerete di seguito è una recensione-racconto, una sorta di ibrido per il quale non garantisco alcuna pretesa di riuscita e quindi, qualora il risultato fosse indegno, invoco la clemenza del lettore, giudice giuria e giustiziere di noi cupi scribacchini del web.

Questa storia incomincia un paio di giorni fa quando, rientrato dalle prime vacanze prese in ormai otto lunghi mesi di lavoro, ho trovato sulla mia scrivania una piccola busta contente l’ultimo libro di Vanni Santoni. Ammetto che da principio, ancora scosso dal viaggio, avevo scambiato la suddetta busta per una lettera di non so bene quale agenzia di assicurazioni e solo dopo un’analisi più accurata, che ne ha preceduto l’apertura, ho scorto la sempre gradita dicitura “piego di libri”.

L’ultimo libro di Vanni s’intitola Tutti i ragni e parla, ça va sans dire, di ragni. O meglio, parla dei ragni che l’autore toscano ha incontrato nella sua vita: siano essi grandi o piccoli, nostrani o esotici, reali o immaginari. Il libro è un piccolo e grazioso diario di un aracnofobico che ne attraversa la vita scandendone le tappe in base agli incontri con le creature a otto zampe tratteggiate di volta in volta come creature enigmatiche, affascinanti, ripugnanti.

Il racconto con cui si chiude il libro, che ho letto durante la pausa pranzo seduto su una panchina al limitare dei frutteti alla periferia di Laives, parla di un triangolo i cui vertici sono l’autore, la sua fidanzata e un piccolo ragno del nord Europa con cui i due hanno condiviso, per un certo periodo, una stanza. Leggendolo mi è venuto in mente che anche io ho condiviso con un ragno il mio appartamento. Per la verità ho condiviso con molti ragni molti appartamenti, perché siccome sono pigro piuttosto che rimuovere le ragnatele negli angoli preferisco convincermi che i ragni siano un ottimo sistema per limitare la popolazione di mosche e zanzare.

Ma il ragno di cui parlo era un ragno diverso, una tarantola.

Come ci era finita una tarantola nel mio appartamento e, soprattutto, come ho fatto a convivere con un animale noto per possedere denti lunghi un centimetro capaci di infliggere notevole dolore con un semplice morso?

È presto detto, la tarantola, di nome Melissa, me la portarono in casa i miei coinquilini, due cari ragazzi che sono la dimostrazione del fatto che far percepire a un ventenne uno stipendio è un’imprudenza di proporzioni colossali e che la disoccupazione giovanile non è altro che un efficace sistema per preservare la razza umana dall’estinzione, come dimostra anche l’incremento dell’aspettativa di vita registrato negli ultimi vent’anni, che va di pari passo con l’incremento della disoccupazione giovanile.

Ma torniamo al nostro aracnide, Melissa si chiamava e in poco tempo divenne la nostra compagna di giochi, spodestando la rane e i tritoni comprati qualche tempo prima e liberati nello stagno vicino a casa per fare posto alla tarantola. Melissa era fantastica, innanzitutto non mangiava mai prede che non avesse prima cacciato, e per farlo tesseva nel sue terrario lunghe tele a terra con cui imprigionare le sue vittime. Nonostante ciò la nostra tarantola non aveva un grande spirito combattivo, una volta infatti provammo a farla lottare con una mantide, ma le due rimasero indifferenti, con nostra somma delusione.

Dovete sapere che un ragno, come più o meno tutti gli esseri viventi, cresce. Ma la crescita di un ragno non la si misura in dimensioni, perlomeno fino a quando non troverete due ragni nel terrario come capitò a noi quella mattina in cui ci svegliammo e per magia Melissa si era moltiplicata. A dire la verità ci sembrò strano che uno dei due ragni fosse grasso e l’altro floscio e sulle prime ci chiedemmo come era stato possibile che una tarantola fosse entrata nel terrario che tenevamo sigillato e fosse stata uccisa. Poi, insomma, tarantole di quelle dimensioni nella campagna senese non si erano mai viste, giusto?

Insomma, ve la faccio breve, a un’analisi più attenta ci rendemmo conto che quella carcassa vuota altro non era che la “muta” di Melissa. La nostra bambina era cresciuta e aveva cambiato pelle.

In ogni caso, come dicevo prima, la crescita di un ragno non la si misura in dimensioni, bensì in accrescimento di abilità, nella fattispecie la capacità di arrampicarsi sui vetri del terrario fino a raggiungerne il coperchio (all’interno del quale Melissa era solita stazionare per ore durante il giorno, probabilmente per approfittare di qualche nostra distrazione).

Infine, era l’aprile del 2006, il mio coinquilino nonché padrone di Melissa se ne andò, portandosela con sé. Non la vidi mai più, ma ancora oggi penso a lei e mi diverto a raccontare ai più svariati e attoniti uditori della mia aracnoconvivenza.

Insomma tutto questo pippone autoreferenziale e un po’ sconclusionato ve l’ho fatto per consigliarvi di leggere Tutti i ragni di Vanni Santoni, edito nella collana Zoo Scritture Animali per la casa editrice :duepunti di Palermo, sono sicuro che leggendolo vi si attiverà anche a voi la memoria e ricorderete l’incontro, spaventoso o piacevole, con un ragno e magari anche a voi verrà la voglia di raccontarlo, così come è successo a me.

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Informazioni su El_Pinta

Semiologo dilettante, spettatore ostinato, saggista crossmediale, teorico poststrutturalista.
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