DIARI CANADESI #3

di Michele Barbaro

per Franco Garcia

IMPRESSIONI

Passati quattro mesi, i colori, i costumi e i neon canadesi cominciano a diventare familiari. Io il tempo che passa lo misuro con i miei capelli che crescono. La sorpresa lascia il passo alla consuetudine, che non è noia, tutt’altro.

L’inverno fa freddo. Constatazione ovvia. Però molto più ovvia in Canada. Fuori da casa mia c’è un grande schermo che indica costantemente la temperatura. Dio lo sa quante volte ho visto un numero positivo. Poche. Le tempeste di neve segnano i giorni. Il gelo ghiaccia la neve ed il ghiaccio impedisce il cammino. Il fiato si condensa sulla sciarpa, e velocemente sciarpa e barba si ghiacciano. Le mani bruciano e le orecchie fischiano. I muscoli si tendono. Quando si domanda ai canadesi se loro si sono abituati all’inverno, loro rispondono no. Una vita passata con il vento che arriva espresso dal Polo-Nord e comunque l’inverno fa freddo. Questo dicono.

Nei giorni che dalle mie parti chiamiamo “i giorni della merla”, quelli più freddi dell’anno, per intenderci, a Montréal si organizza l’Igloofest. Per tre fine settimana, tra Gennaio e Febbraio, di fronte al San Lorenzo ghiacciato, va in scena un festival di musica elettronica tra i più importanti del continente. Bene, questo festival è all’aperto. Si salta tra i meno quindici, quando fa bello, e i meno trenta. Che più che un festival di musica, questo è rituale pagano. Migliaia di giovani sfidano l’inverno. Perché l’inverno è lungo e può far male. Questo rito esorcizza i demoni del nord, li sfida e ci balla insieme.

Le grand Nord”. Così i canadesi chiamano il nord del loro paese. La quasi totalità dei canadesi vive a ridosso del confine americano. Che sembra che ci scappino da quel nord. Io alle porte del “Grand Nord” ci sono stato. Sentier des Caps, parco naturale qualche ora a nord di Quebec City. Foreste e foreste, e ancora foreste. Metri di neve, e obbligo di camminare con le racchette. All’entrata si firmano carte per esimere da ogni responsabilità il parco, in caso di morte. Per tre giorni ho dormito in una piccola capanna sulle rive di un lago ghiacciato. Tracce di orsi e ululati di lupi nella notte. Ogni parola è inadeguata rispetto a quanto visto e provato.

Grande sciopero per gli studenti canadesi. Il governo vuole alzare le tasse universitarie e attraverso un sistema complicato di voti e rappresentanze, gli studenti incrociano le braccia. Si fanno picchetti molto educati all’entrata delle lezioni, ai quali i professori cedono con garbo. Si fanno manifestazioni ordinate e pacifiche. Quattro poliziotti in bicicletta scortano il corteo. Ricco di colori e cartelli ironici. Ricordo “L’enfer, c’est la hausse” di sartriana ispirazione. Nessuna bandiera di partiti, nessun simbolo ideologico, nessun pugno alzato. Perfino nessun profilo di Guevara. Durante la manifestazione un poliziotto s’è fermato a comperare per lui e i suoi colleghi una scatola di ciambelle.

COLORI

M’è capitato di aiutare un amico caro a demolire una casa. Di mestiere il mio amico le ristruttura, le case. Con il piede di porco da battaglia, il mio lavoro consisteva nell’abbattere quanti più muri potevo. I muri delle case canadesi sono interamente fatti di legno. Muri, soffitti, pavimenti. L’unica cosa a cui prestare attenzione, i pali portanti. Tutto il resto è listelli inchiodati e stucco. In un pomeriggio, della casa è rimasto solo lo scheletro. Il mio amico mi spiegava che il sistema è semplice. Come per le costruzioni Lego. Qui le case può costruirle chiunque. E chiunque può distruggerle.

Sono stato qualche giorno a Boston. A casa di un ragazzo italiano davvero ospitale. Con questo ragazzo abitano sei studenti americani. Original-yankee, che di più non si può. Almeno mi auguro. Bandiere degli States appese qua e la. Nel sottosuolo una discoteca, pali, stroboscopi e scritte fosforescenti. Trovo in salotto un articolo di giornale con la foto di uno dei coinquilini. L’articolo parla di un appuntamento al buio al quale questo ragazzo ha partecipato. A quanto dice l’articolo l’amico americano ha assegnato cinque punti su cinque alla sua concubina. La quale risponde con un più intrigante quattro virgola otto.

La casa di questo ragazzo si trova nei pressi del Boston College. La sera si organizza una festa. Le mie aspettative rispetto all’immaginario americano vengono ampiamente soddisfatte. Il coinquilino dell’appuntamento di cui sopra, monta il tavolo per il Beer-pong, che a quanto pare rappresenta il più importante collante sociale durante le feste americane. Il gioco consiste nel buttare una pallina da ping-pong nei bicchieri del tuo avversario. Il quale per pegno deve bere. Sembra che i giovani americani si divertano parecchio. Ci sono le biondine ubriache e ragazzotti con il cappello con labeccaallinsù. Uno di questi ragazzotti mi prende in simpatia e passa tutta la serata a cercare scuse per battere il cinque (high-five!) con me. Per tutta la serata io l’ho chiamato Asics, non capendo il suo vero nome.

La sera si esce a bere qualcosa. Passiamo per un locale che si chiama Mary Ann’s Bar. Una settimana prima un ragazzo del college è sparito all’uscita del bar. Ci sono fogli appesi ovunque con le scritte Missing. Uno degli amici americani, per entrare, usa un documento falso. Ha meno di ventuno anni. A quanto pare è la norma.

Un altro giorno a Boston lo passo ad Harvard. L’università più prestigiosa del mondo. All’entrata dei grandi cancelli ci sono punkabbestia. Ancora non ne avevo visti in America. La sera assisto, nel teatro dell’università all’esecuzione della Tosca di Puccini. La Harvard Redcliff Orchestra è l’orchestra sinfonica dei giovani studenti di Harvard. La più antica d’America. La maggior parte dei suonatori sono cinesi.

Approfitto dell’ultimo frammento per fare pubblicità all’ostello che così caldamente mi ha ospitato nei primi giorni del mio tempo canadese. “Chez Jeanè un posto di incontri e scambi sempre interessanti e prolifici. I ragazzi che ci lavorano sono adorabili. Oramai sono cari amici. É appunto da questo posto che prese il via la mia prima avventura. Con il proprietario dell’ostello e quattro ragazze sul vecchio furgone verso il Messico. Io mi fermai alle cascate del Niagara. Ora una delle quattro ragazze è tornata da quel viaggio. É stata in Messico, Honduras, Nicaragua, tra Indios e santoni. Quel viaggio sarebbe potuto essere il mio viaggio. Quattro mesi sono passati. Le strade si dividono e si riuniscono, ed adesso accompagno l’amica all’aereo che la riporterà in Germania. Io qui racconto di un altro viaggio. Racconto di freddo e laghi ghiacciati. Penso a quello che sarebbe potuto essere e quello che è stato fin qui. E sono felice.

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7 risposte a DIARI CANADESI #3

  1. mentre sei là, cerca di programmare un lungo viaggio primavera-estate destinazione Percé e Ile Bonaventure . http://www.sepaq.com/pq/bon/ Consiglio una cena qui http://www.bonjourquebec.com/qc-fr/repertoire-hebergement/hotel/auberge-du-gargantua-et-motels_1159823.html avevo dormito qui (punta sveglia per la spettacolare alba) http://www.normandieperce.com/panorama_fr.php bellissima la traversata de la Riviere-du loup con incontro di balene http://traverserdl.com/francais/situation-geographique
    E poi Ottawa, vedrai che meraviglia di città! Fra Quebec, affascinante, Montreal e Ottawa, va a finire che non torni più qua.

  2. michelebarbaro ha detto:

    Laura, ti ringrazio molto per questi preziosi consigli. Di fatto, sto cominciando a pensare da che parte mettere il naso quest’estate. terrò bene a mente queste possibilità. Da quanto leggo pare che anche tu abbia amato il Canada. Bene, Grazie Mille. Saluti Canadesi. Comunque vedere le balene è una mia priorità!
    Ciao ciao
    Michele

  3. valerio bonsi ha detto:

    tutto bello michi, ma soprattutto mi è piaciuto il pezzo sul nord canadese..me la immagino un’ Avventura con la A grattacielica, emozioni che infatti non sei riuscito a descrivere a parole e noi che non le avremmo potute comprendere solamente leggendole.
    Provo una forte ma sana invidia! ajaja continua così e facci sapere delle tue prossime storie!

  4. silvia ha detto:

    …Portaci ancora con te ovunque andrai…

  5. michelebarbaro ha detto:

    @valerio: Salut mon frère, sono felice che tu legga queste righe, felice che ti piacciano, e sarò ancora più felice quando entrambi torneremo alla terra natia, Cucai, e berremo vino e parleremo delle nostre avventure in terre straniere. Guarda che ci conto, vino e braci sul monte, sono una delle poche ragioni che giustificano il ritorno! Un abbraccio grande.

    @silvia: queste poche parole che hai scritto giustificano il mio lavoro. lusingano la mia penna, e ovviamente meritano un ringraziamento davvero sentito! farò del mio meglio per condividere i posti, i colori, le contraddizioni del mondo che guardo.

    • valerio bonsi ha detto:

      e chi ci torna più a cucai? ajajaja cmq è vero, ferri e vinaccio sul nostro caro monte son cose difficili da imitare… un grosso abbraccio anche a te! poi per skype sinceramente non è dura per me collegarmi..direi soprattutto tra la domenica e il mercoledi sera…quante ore ci sono di fuso orario?

  6. yuri ha detto:

    Mi è capitato per caso di leggere questa pag del tuo diario canadese “Giovinco”. Molto schietta, molto profonda. Non sapevo nulla dei tuoi spostamenti, ma ora in compenso so qualcosa di quanto ti stiano lasciando addosso. E questo “quid” mi piace molto. Ti seguirò. Un abbraccio! (Forza Lokomotiv)

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