“You have 0 friends”. Su South Park, Facebook, “topi” e amicizie da collezione

di Francesco Spè

Kip Drordy affranto dinanzi al suo profilo Facebook che non smette di ricordagli: «You have 0 friends»

                                       «Davvero c’è qualcuno al mondo che non ha nemmeno un amico su Facebook? È così ingiusto!». (Kyle Broflovski)

Vi è mai capitato che dei vostri amici (?) vi abbiano iscritto di nascosto a un social network, magari proprio a quello che odiate di più? Beh, a Stan è successo e non l’ha presa un granché bene. «I’m not collecting friends and I’m not building any farms! I don’t wanna get sucked into this!» la reazione urlata in faccia ai suoi compari Kyle e Cartman che gli avevano appena annunciato con grasso entusiasmo di aver creato un profilo Facebook a suo nome (e cognome) con tanto di immancabile foto. Inizia così You have 0 friends, puntatona di South Park (la numero 199, 14a stagione) che ironizza sul social di Zuckerberg e soprattutto su taluni esagitati atteggiamenti dei suoi iscritti più “presi”.

Lo fa nell’aprile 2010, quasi due anni prima – la contestualizzazione temporale è particolarmente importante viste le continue mutazioni che subiscono i social network – del recentissimo The D’oh – cial network de I Simpson, di cui ho parlato in un post precedente. La prima sostanziale differenza tra i due casi sta nel fatto che quella de I Simpson è una parodia vera e propria nonché duplice (SpringFace, il social di Springfield ideato da Lisa, è la parodia di Facebook; la puntata in sè è la parodia del fim di Fincher The Social Network) mentre nell’episodio di South Park non si ha a che fare con una versione parodica di Facebook ma col Facebook “reale”.

Come suggerisce il titolo, la tematica centrale affrontata da You have o friends è quella del valore dell’amicizia su Fb, o meglio dell’ossessione diffusa di voler/dover “collezionare amici”. Ossessione che colpisce tutti i protagonisti dell’episodio tranne Stan, che paradossalmente, finirà per avere un numero spropositato di richieste d’amicizia. Kyle al contrario cadrà in depressione per aver perso via via gli amici accumulati. Perché? Perché, per compassione («tutti dovrebbero avere almeno un amico su fb») chiede e naturalmente otteniene “l’amicizia” di Kip Drordy, la cui reputazione è talmente bassa da far precipitare pure quella del suo unico “amico”. Proprio il personaggio di Kip regala i momenti ironici più alti della puntata. Il suo viso perennemente imbronciato accompagnato da una musica triste e malinconica,  si illumina all’improvviso sospinto da note briose quando la scritta «You have o friends» scompare dal suo schermo grazie alla richiesta di Kyle. Proprio il sottofondo sonoro (extradiegetico) rafforza la resa comica della scena: la sua radicale empatia rispetto alle immagini, finisce col generare, sotto altri punti di vista, esilaranti effetti anempatici, vista la solennità delle note e il trasporto emotivo che generano (empatia appunto) dinanzi a un personaggio buffo e poco credibile (un po’ come avviene col Woody Allen de Prendi i soldi e scappa).  In preda a un incontenibile entusiasmo, Kip inizia a saltellare per la casa fino a raggiungere i genitori in cucina:

«Mamma, papà, mi sono fatto un amico oggi!»

«Davvero? Figliolo, ma è meraviglioso! E come si chiama?»

«Kyle Broflovsky. E’ uno studente e i suoi interessi sono i videogiochi e la lettura».

«Ed è un ragazzo simpatico?»

«Il migliore mamma. Ha un cappello verde e vuole che nel mondo si smetta di parlare di ninja. Bisogna che gli dica cosa ne penso al momento? Ma cosa ne penso al momento?»

L’ultima affermazione di Kip è usata dagli autori per ironizzare su una diffusa abitudine: sentirsi tenuti a dire la propria attraverso social network e blog su ogni tema che sale alla ribalta, pensate ad esempio a tutti coloro che su Twitter, appena vedono un nuovo hashtag nei trending topics, vi ci si fiondano iniziando a twittare compulsivamente. Per spiegare la necessità di sfuggire a questi meccanismi, “lavorando con lentezza” e costruendosi un “frattempo” («un tempo nostro, sfasato e autonomo rispetto alle aggressioni della cronaca, dell’opinionismo, delle storie tossiche, delle voghe culturali»), il collettivo Wu Ming ricorre a Alain Badiou e al concetto di “topo”.

«Topo è chi, tutto all’interno della temporalità dell’opinione, non può sopportare d’attendere […] Topo è chi ha bisogno di precipitarsi nella temporalità che gli viene offerta, senza essere affatto in grado di stabilire una durata propria.» L’aria è piena del suonar di pifferi che ci richiamano in quanto topi.  Topo è anche il “tuttologo”, chi si precipita a farsi un’opinione su qualunque fatto, per gettarla subito in pasto al mondo. Topi sono certi “attivisti da click” che aprono gruppi su Facebook su qualunque cosa accada e montano campagne immaginarie su pseudo-eventi. La rete è piena dei “fossili” di cose fatte in fretta e poi abbandonate. Topo è lo scrittore che risponde a domande su qualunque argomento, a prescindere dalla conoscenza che ne ha. Topo è chi non si prende il tempo di elaborare e riflettere. La “tentazione-topo” si presenta tutti i giorni, quando hai un blog molto seguito. Alla vigilia di ogni post che non sia “di attualità” (a pensarci bene, che espressione insensata!), noi ci chiediamo: “Ma possiamo davvero non parlare della tal altra cosa?”, oppure: “Che impressione diamo se, mentre succede la cosa X e tutti se ne occupano, noi pubblichiamo un post su tutt’altro?”» (Live in pavia 2010, preceduto da alcune note sul frattempo)

Kip Drordy felice e contento scatta una foto mentre è al cinema "con" il suo "amico" Kyle.

Ma torniamo a Stan. La sua volontà di non badare al profilo creato a sua insaputa va subito a scontrarsi con le pressioni di famiglia, fidanzata e conoscenti. Esilarante il colloquio con il padre, efficace ironia su *ansia sociale da amicizia non accettata* e sui cortocircuiti semantici  che ha generato Facebook decidendo di utilizzare la parola “amico” per definire le relazione tra gli utenti.

«Ehi Stan, ero al computer al lavoro e ho visto che ora hai un profilo Fb».

«Si, papà, mi hanno praticamente costretto»

«Quindi … mi aggiungerai come amico?»

«No, non ho intenzione di usarlo».

«Ok, quindi io non … io non sono tuo amico?»

«Papà, tu sei mio amico».

«Però tu non vuoi aggiungermi come amico …»

«Si tratta solo di fare click su un bottone, ci vogliono solo due secondi!»

«Beh vero … propio non ce li hai quei due secondi?»

«Papa, sto facendo i compiti!»

«D’accordo. Bene. Scusa. Eh … solo per chiarire, io e te non siamo amici?»

«E va bene, ti aggiungo!».

«Ottimo. Ok».

«Cazzo! Fanculo Facebook. Davvero».

Il papà di Stan cerca disperatamente di ottenere "l'amicizia" del figlio

Meno divertente ma parimenti necessario, è il dialogo tra Stan e la sua ragazza che ironizza sugli scazzi tra coppie a causa degli “status sentimentali”. Anche in questo caso, al di là delle caratteristiche strutturali di Facebook che lo rendono strumento potentissimo nell’innescare scatti di gelosia, è il gergo del social network a generare equivoci e cortocircuiti.

A Stan è quindi successo proprio quelle che temeva ad inizio puntata: è stato “risucchiato” da Facebook, risucchiato a tal punto da finirci “dentro”. Quando prova a cancellarsi infatti, Facebook rifiuta  – ironia sulle reali difficoltà di ottenere la cancellazione completa del proprio profilo – e decide di catturare Stan nel suo mondo virtuale.

Stan vs Stan. Catturato nel mondo virtuale di Facebook, Stan sfida il suo potentissimo profilo per riuscire a cancellarlo.

In quella che è una parodia del film Tron (parodiato anche da I Simpon nel 1997) Stan si ritroverà a combattere contro il suo account in una partita a Yahtzee. Solo battendolo potrà uscire da Facebook. E indovinate un pò a chi donerà tutti i suoi 845 mila e 323 “amici”?

Ps: se il vostro intuito è così scarso da non saper rispondere alla domanda che chiude il post … ecco l’episodio completo in streaming che fugherà ogni vostrò dubbio e vi farà passare 21 spassosi minuti.

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2 risposte a “You have 0 friends”. Su South Park, Facebook, “topi” e amicizie da collezione

  1. El_Pinta ha detto:

    Sono riuscito a leggere il post solo oggi e mi si è accesa una lampadina quando mi hai ricordato la linea narrativa di Kyle nella puntata che analizzi. È incredibile come quella linea narrativa anticipi perfettamente i meccanismi dei servizi di social ranking come Klout o Peer Index che si prefiggono come scopo quello di misurare la reputazione di un utente sulla base di algoritmi che analizzano l’attiva dei propri profili sociali e si risolvono a essere dei semplici giochi di buzz

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