“The D’oh-cial Network”: i Simpson parodiano Facebook (e non solo) e tornano a pungere come una volta (quasi)

di Francesco Spè

Il profilo di Jimbo (Secco nel doppiaggio italiano) su SpingFace, il social network inventato da Lisa che ha fatto "impazzire" Springfield

                                                                                                      «Ho mille amici, e solo otto di loro sono Milhouse!» (Lisa Simpson)

I Simpson di oggi mi piacciono meno, molto meno, di quelli di un tempo. E scommetto che piacciono meno pure a  voi. Di solito schivo l’abitudine, comune a  tanti, di descrivere i mutamenti di serie tv, gruppi musicali, carriere di sportivi … per mezzo di nauseanti frasi del tipo: «i primi due dischi sono capolavori, il resto della discografia fa schifo», o «prima che si infortunasse era un fenomeno ma oramai è un giocatore finito», che quasi mai restituiscono la complessità di certi processi e che non tengono conto dei contesti temporali. Nel caso dei Simpson la progressiva perdita di qualità, pur non completamente “lineare”, mi pare così tristemente evidente che a volte, discutendo a riguardo con gli amici, ricorro pure io a queste semplificazioni  sebbene reputi esagerata l’opinione di John Ortved che nell’ottimo The Simpsons: An Uncensored, Unauthorized History “fa” iniziare il declino già dalla 7stagione.

Eppure ancora oggi, dopo ben 23 anni (!) di Simpson (comprensibile qualche acciacco, no?), a fianco di puntate davvero fiacche che fanno piangere il cuore a chi come me si è “formato” con la sublime ironia simpsoniana che fu, spuntano delle piccole perle. Lo scorso 15 gennaio è uscita negli Stati Uniti una di queste: The D’oh-cial Network non è un capolavoro, ma vederla mi è bastato per capire che I Simpson, quantomeno  a sprazzi, sono ancora in grado di fare il proprio dovere: istigare risate sboccate e riflessioni anche amare.

Come intuibile dal titolo, l’episodio è la parodia di Facebook e al contempo de The Social Network, un film (un buonissimo film) di cui abbiamo già parlato su queste pagine, diretto da David Fincher e incentrato sulla figura di Mark Zuckerberg, qui “interpretato” da Lisa.

In una delle scene finali dell'episodio compaiono i fratelli Winckelvoss, protagonisti del film di Fincher. «Perché non riusciamo a staccare quelle due grassone fumatrici (Patti e Selma)? Perché non riusciamo a non pensare a quel risarcimento di 65 milioni per Facebook!»

The D’oh-cial Network si apre in medias res: Lisa è in tribunale, chiamata a difendersi dall’accusa di aver gettato nel caos Springfield creando SpringFace, un social network divenuto la mania di tutta la città, dai ragazzini ai vecchietti. Rispondendo alle domande dell’accusa, Lisa ci racconta la genesi del suo social network e le derive che ha generato. Tutto inizia con l’acquisto di un computer Mapple da parte di Homer. «Il computer più leggero e ambito del mondo … per le prossime 3 settimane» secondo il commesso del Mapple Store. Homer non rimane insensibile alla breve descrizione e reagisce instivamente come sua consuetudine dinanzi a commercianti ammiccanti: «Lo prendo, ma solo se mi fate pagare per servizi che Google mi offre gratis!». «Ok. Già lo facciamo!»

Homer fiuta l'affare in un Mapple Store

Fin dalle prime battute si capisce quindi che la puntata non si limiterà a ironizzare su Facebook. Uno dei suoi punti di forza risiede proprio nel non puntare il dito solo sul social network di Zuckerberg, ma di estendere ironiche invettive alle tante forme che assume il  “feticismo della merce digitale”. La Apple fu protagonista nel corso della 20a stagione di un episodio dedicato – “MyPods and Boomsticks” –  in cui compare anche Steve Jobs (Steve Mobs).  Come ad allora, anche in questa puntata si ironizza a più riprese sul masochistico piacere che provano alcuni utenti Apple nel pagare “un di più”(anche per servizi inutili o gratuiti altrove), su come il furbo slogan “Think different” finisca per innescare atteggiamenti omologanti (saper ritrarre dinamiche di gregge nella cittadinanza di Springfield è sempre stato uno dei punti di forza dei Simpson), sull’atmosfera ovattata e perennemente entuasiasta che si respira negli Apple Store (ne sappiamo qualcosa anche in Italia). Mancano invece critiche dirette alle miserabili condizioni di lavoro nei magazzini in cui la merce viene assemblata. A riguardo, fu efficacissima la sigla dell’episodio “Money Bart” realizzata da Banksy.

Ma su quali aspetti fa leva l’episodio per parodiare Facebook? Vi è innanzitutto l’oramai “solita” critica allo svilimento del concetto di amicizia. «È più facile avere un sacco di amici su internet piuttosto che uno solo dal vero» dice Lisa, che aggiungerà poi: «ho mille amici e mi sento più sola che mai». Senza scomodare altri cartoni (li scomoderemo a brevissimo giro in un altro post) nè i tanti articoli di alterna lucidità sull’argomento, linko questo “vecchio” video (« […] You don’t have 852 friends. You have about 4. And that’s good …») che ora risulta alquanto logoro ma che all’epoca aveva un suo perché nonostante i deprecabili toni apocalittici. L’esigenza di creare SpingFace nasce in Lisa proprio dalla sua difficoltà a stringere amicizie («lei ha agito mossa dal desiderio egoistico di venire accettata dagl’altri!!!» è l’accusa che subisce in tribunale): si tratta in assoluto di uno dei topic più ricorrenti nella lunga storia dei Simpson (si pensi all’adorabile episodio che chiude la 7a stagione, “Summer of 4 Ft. 2” – “Un mare di amici”) che qui si cerca di ringalluzzire affrontandolo con un taglio diverso. Le difficoltà relazionali di Lisa fanno il paio con quelle dello Zuckerberg di Fincher anche se non c’è l’intento degli autori di calcare troppo la mano e di trovare forzati parallelismi. Quel «e se creassi un luogo di incontro su internet dove tutti sono uguali ed io il capo indiscusso?» pronunciato da Lisa è però un diretto riferimento alla struttura gerarchica dell’azienda Facebook dove la figura del leader maximo Zuck è indiscussa, anche mediaticamente. Fra l’altro Lisa e Mark si incontrarono già la stagione precedente nel non indimenticabile episodio “Loan – a Lisa”

Un altro punto oggetto di scherno è l’utilizzo dei social network come strumenti per raccontare *ogni* accadimento della propria vita e di farlo anche “nel mentre” e quando, razionalmente, non sarebbe il caso.  Nulla di innovativo, ma l’effetto comico di alcune scene è esilarante. Gli abitanti di Springfield postano durante la messa, mentre guidano e  … mentre sono investiti

Homer narra su SpringFace le sue geste alla guida: ne pagherà le "non piacevoli" conseguenze un pedone innocente

Hans Moleman aka L'uomo talpa posta il suo disappunto mentre è investito da Homer. "Dislike, dislike!

Per il bene della città, Lisa sarà costretta a chiudere SpringFace. La scena in cui clicca su “delete all” è accompagnata (anempaticamente o empaticamente? dipende …)  dalla note di “Creep” dei Radiohead nella versione de Scala & Kolacny Brothers , la stessa del trailer del film di Fincher.

E nei ricchi titoli di coda (gustateveli fino in fondo, c’è anche una piccola sorpresa) compare la scritta che svela la vera morale della puntata. (LOL)

Che sia l’ironica anticamera a una parodia simpsoniana di Twitter? Beh, materiale ce ne è.

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