Il video che dona potenza alla letteratura

di Flavio Pintarelli

Per chi si occupa di immagini, la figura di Roberto Saviano si presenta come una delle figure più interessanti e complesse, nel panorama della letteratura italiana contemporanea. Dall’uscita di Gomorra (2006), l’oggetto narrativo che lo ha fatto conoscere al grande pubblico, lo scrittore ha sempre mostrato grande attenzione nei confronti dei media e perseguito una determinata strategia d’immagine.

Le interviste e le conversazioni filmate sono un (sotto) genere del documentario in cui è possibile verificare le strategie di presentazione o auto-presentazione delle personalità coinvolte (scrittori, pittori, filosofi, cineasti, ecc.) e, sotto questo aspetto, si dimostrano spesso interessanti.

In questo lavoro ci si concentrerà su un estratto dalla conversazione filmata tra lo scrittore Roberto Saviano e il critico Romano Luperini dal suggestivo titolo La potenza della letteratura, che presenta interessanti risvolti in relazione alla riflessione sulle strategie di costruzione della figura dell’intellettuale nel testo audiovisivo.

Le strategie d’uso che Saviano adotta, nei confronti della propria immagine, e il rapporto che questo scrittore intrattiene con alcuni media, in particolare con le televisione, presentano numerosi elementi di criticità. L’esposizione mediatica a cui Saviano, per eccessiva fiducia nel mezzo, semplice ingenuità oppure per calcolo preciso, si presta, rischia, e in questo mi trovo d’accordo con l’opinione espressa da Wu Ming 1, di trasformare l’uomo in un simbolo. Il passaggio da simbolo a martire non è poi così breve come si possa pensare. Il rischio non è qui soltanto per l’incolumità dello scrittore, che per le sue coraggiose prese di posizione è ormai da anni nel mirino della camorra, ma anche per le conseguenze e l’efficacia del suo lavoro. Rincorrendo con troppa foga l’esposizione mediatica, Saviano finisce col diventare un “distintivo”, buono da portare in ogni occasione, per rimarcare il proprio impegno, un po’ come le magliette con l’effige di Ernesto “Che” Guevara. Questo aspetto connesso con la strategia retorica di costruzione del “fenomeno Saviano” viene colta da Giuseppe Genna in due passaggi del suo Italia de Profundis:

“Chiunque si tuffa scompostamente ridendo e, prima avvisaglia di un fenomeno sconcertante, osserva che dalla piscina i pargoli indesiderabili richiamano l’attenzione delle madri, non dei padri, e le madri stanno tutte leggendo Gomorra di Roberto Saviano. Se Roberto sapesse dove finisce il suo libro, dopo quello che gli è costato”2

e

“la prima occhiata, d’infilata, alla linea di ombrelloni più prossima al bagnasciuga: tutte le donne stanno leggendo Gomorra di Roberto Saviano. Un pensiero per Roberto. Se tutte stanno leggendo Gomorra, si può avere l’illusione di vivere in un Paese civile. Invece è il contrario. La letteratura è penultima”3

In entrambi i passaggi è interessante notare che lo scrittore milanese introduce l’oggetto libro, Gomorra, facendolo seguire dal nome e cognome dell’autore, come se il libro e l’autore, nell’allucinata dimensione vacanziera che si sta descrivendo, fossero inscindibili l’uno dall’altro: Gomorra-di-Roberto-Saviano è una sorta di brand incapace di esprimere tutta la valenza artistica ed etica contenuta nel libro.

Il video di cui ci si accinge a effettuare un’analisi rappresenta uno dei molteplici momenti in cui poter rinvenire un tassello di quella strategia di costruzione dell’immagine di Roberto Saviano che ne ha nutrito la fortuna come fenomeno prima editoriale e poi culturale.

Ci si avvicina, perciò, a questo breve estratto della conversazione (presente in rete), con una curiosità doppia. Da una parte interessa osservare Saviano, scrittore solitamente più interessato a utilizzare i media per intervenire sull’attualità sociale e politica, alle prese con un discorso di stampo teorico-critico, dall’altra parte vale la pena di descrivere con quali accorgimenti l’immagine di Saviano viene messa in scena.

Il video, girato dalla regista Giovanna Taviani, si apre con una serie di sovrimpressioni, che ci mostrano, nell’ordine, un ritratto di Saviano in stile pop, alcuni romanzi (uno di Salomon, due dello stesso Saviano) e, per finire, un titolo di giornale che recita: “uno strano guerriero: l’intellettuale precario e antagonista”. Prima un’immagine, che sancisce la riconoscibilità dello scrittore e lo inserisce in una dimensione che è già simbolica (col richiamo alla pop art e alla sua pratica di far assurgere a una dimensione artistica fenomeni della cultura di massa), poi alcuni strumenti del lavoro dell’intellettuale (i libri), infine una frase, che suona ossimorica, a voler sottolineare la particolarità del personaggio. Saviano fa del lavoro intellettuale e della letteratura, un’arma da portare in trincea.

Nell’estratto, Saviano risponde ad una domanda di Luperini, il quale chiede allo scrittore in che modo la “potenza della letteratura può esplodere in un’aula scolastica”. Secondo lo scrittore tale esplosione – semplificando brutalmente per evitare il rischio di andare alla deriva – si verifica facendo in modo che gli studenti percepiscano la vicinanza e l’importanza, in un certo senso, “esistenziale” della letteratura. Questo è possibile, dice ancora Saviano, solo ricostruendo l’autorevolezza dell’insegnante, mortificato, nello svolgimento del suo lavoro, dalla precarizzazione professionale ed esistenziale.

L’intellettuale deve, sembra dirci Saviano, farsi vicino ai giovani, entrare nella loro vita (il compito a casa come avventura), per poter far “esplodere la potenza della letteratura”.

Eppure pare che la messa in scena con cui si costruisce la figura dell’intellettuale vada in una direzione contraria alle parole dello scrittore. I due protagonisti della conversazione sono, infatti, ripresi secondo due punti di vista ben definiti. Un punto di vista frontale, ci mostra la stanza e i due uomini, riuniti in una sola inquadratura. In questa costruzione, il posto riservato allo spettatore è “in platea”, lo spettatore osserva la scena al di là della quarta parte teatrale. A rafforzare questa sorta di messa a distanza dello spettatore contribuisce il tavolino, posto ai piedi delle poltrone su cui i due personaggi siedono, introducendo un’ulteriore separazione tra la scena e lo spazio da cui si effettua la visione, che in questo caso è lo spazio dietro alla videocamera.

Il secondo unto di vista è rappresentato da una serie di primi piani (di Saviano e Luperini), che da vita a un campo-controcampo, figura con cui la grammatica cinematografica, risolve conversazioni e dialoghi. È importante notare come questi primi piani richiamino esplicitamente l’epica postmoderna dei film di Sergio Leone, in particolare per le inquadrature di scorcio (dal basso verso l’alto) e per gli sguardi che “tagliano” l’inquadratura nel rivolgersi al fuori campo. Le figure così riprese acquistano una certa ieraticità che rafforza l’impressione di distanza marcata dalla presenza del tavolino e pone lo spettatore in una posizione subalterna rispetto ai soggetti della conversazione.

In generale, un elemento alquanto importante per tutta la costruzione sono il libri. Sullo sfondo troneggia una libreria con molti volumi, e il tavolino di cui parlavamo poc’anzi appare ingombro di libri, ordinatamente sistemati in modo da sembrare in disordine, come se si volesse costruire l’impressione che la macchina da presa sia capitata “per caso” di fronte alla conversazione dei due intellettuali e li avesse colti “in flagranza di reato”. Si tratta forse dell’elemento che, proprio per la sua invadenza e insistenza, contribuisce a creare l’elemento di maggior disturbo nell’intera messa in scena.Il tavolino che espone i libri, dunque, non fa che marcare una distanza tra l’intellettuale e chi intellettuale non è. Eppure è proprio il libro che dovrebbe sostenere l’intellettuale nella sua battaglia (l’intellettuale-guerriero a cui facevamo accenno) ed è proprio il libro che dovrebbe essere l’oggetto con cui negoziare il rapporto tra l’intellettuale e i suoi interlocutori.

Qui la messa in scena si modella su canoni televisivi ben noti (gli intellettuali che appaiono nei più noti salotti televisivi, da Porta a porta a Matrix, passando per Anno Zero e Ballarò, quando non sono in studio vengono sempre ripresi con una libreria sullo sfondo, che ne sancisce il ruolo4), mettendo in mostra un cliché perfettamente riconoscibile. L’intellettuale è colui che ha un rapporto elettivo con il libro, che ne diviene l’attributo formulare.

Un ultimo elemento che avvicina la messa in scena, operata dalla regista del video, a canoni di tipo televisivo è l’illuminazione.

Nel video in questione viene scelta un’illuminazione che riduce al minimo le ombre vanificando gli effetti patetici del chiaroscuro e prediligendo la completa visibilità di tutti gli elementi della scena. Questa sovrabbondanza luminosa contribuisce ad amplificare la distanza che si scava tra lo spazio dell’inquadratura, che la luce rende quasi etereo, irreale, e lo spazio da cui si effettua la visione.

Insomma, ne risulta una sorta di schizofrenia, perché, da una parte, si aspira ad un contatto tra l’intellettuale ed il suo pubblico, in modo da far “esplodere”, a contatto con la vita, “la potenza della letteratura”, ma, dall’altra parte, l’intellettuale è catturato in una messa in scena che lo isola, a causa dell’azione dei molteplici elementi a cui ho accennato (filmici e pro-filmici).

Concludendo si vuole proporre un esempio di come è possibile, all’interno del medesimo genere, realizzare una messa in scena in grado di articolare diversamente la figura dell’intellettuale. È il caso della serie di conversazioni curate da Carlo Mazzacurati e Marco Paolini, dal titolo Ritratti. Il confronto con il dialogo che l’attore intrattiene con lo scrittore Mario Rigoni Stern, in particolare, presenta numerosi motivi d’interesse, in relazione al discorso che appena fatto.

La regia di Mazzacurati opera in direzione di un allontanamento dai moduli televisivi che abbiamo visto all’opera in La potenza della letteratura. La scelta del bianco e nero, in particolare, ma anche quella di riprendere alcune parti dell’intervista in esterni e di rinunciare alla libreria come sfondo costante dei dialoghi (i libri sono presenti, ma ripresi quasi di sfuggita e posti sempre tra i due interlocutori, a segnalare che la conversazione tra due uomini è possibile grazie al libro che funge da connettore dispiegando la sua funziona aptica), sono tutte soluzioni che rompono la “dittatura” del cliché.

Di particolare interesse è l’articolazione dei punti di vista. Abbiamo anche qui una ripresa frontale in campo lungo, ma si tratta della ripresa in movimento dei due personaggi che camminano, sotto la neve, in direzione della macchina da presa, come se volessero rompere il diaframma che li separa dallo spettatore, muovendosi incessantemente verso di esso.

Anche l’espediente del campo-controcampo è presente, ma si arricchisce di un elemento nuovo. Spesso la camera di Mazzacurati inquadra Mario Rigoni Stern dalla posizione semi-soggettiva di Marco Paolini, includendo la schiena di quest’ultimo nell’inquadratura. Si tratta di un accorgimento che dà allo spettatore la sensazione, non di guardare con gli occhi di uno dei due personaggi, ma di guardare insieme al personaggio, come se vi si trovasse accanto e dunque accolto all’interno del dialogo.

In questa breve analisi comparativa che ho messo a punto, mi sembra emergano, da due differenti stili di regia, altrettante concezioni dell’intellettuale e del suo ruolo. Sulle quali, in tempi di profondo cambiamento come quelli che stiamo vivendo, credo che sia necessario riflettere profondamente.

1Si fa riferimento alla conferenza tenuta, insieme a Derrick De Kerckhowe, presso la NABA di Milano. Conferenza dal titolo Bisogna farlo, il molteplice. L’audio della conferenza si può scaricare qui.

2Giuseppe Genna, Italia de Profundis, Minumun Fax, Roma 2008, pag. 266

3Ibidem, pag. 293

4Si veda a questo proposito la divertente parodia dell’intellettuale fatta da Antonio Albanese.

Informazioni su El_Pinta

Semiologo dilettante, spettatore ostinato, saggista crossmediale, teorico poststrutturalista.
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