Ongaku no susume #12

Di domeniche ammorbanti e concerti deliziosi inaspettati: The Chap live @Blah Blah

Stefano Palmieri – Si apprestava ad essere una domenica sera come tutte le altre. La giornata calcistica era stata abbastanza soddisfacente, e quindi mi bastava, non cercavo assolutamente altro. Anche perché, almeno per me, la domenica è un imbuto esistenziale, una bolla che ammorba. Come se fosse da presagio per la settimana incombente che si accinge ad iniziare.  Verso le 20.30 squilla il telefono, rispondo:

– Oi ciao! Suonano The Chap al Blah Blah. Che fai vieni?

– Non lo so…a che ora?

Inizieranno a suonare verso le 22.30-23.00, solito orario.

Uff…non lo so, sono stanco (bugia)

Dai testa di cazzo non te la tirare come al solito e muovi quel culo!

– Ok, vengo.

– Perfetto allora, ci vediamo alle 22.00 lì con Vecchia Romagna alla mano.

– A dopo.

The Chap sono un gruppo pop sperimentale, anzi “commercial pop” come amano definirsi loro stessi, formatosi a Londra. La loro musica è un miscuglio di rock e pop con venature di ogni altro genere musicale, dal funk all’elettronica. In alcuni passaggi sembrano ricordare addirittura El Guapo o !!! giusto per fare qualche nome. La formazione originale comprende cinque elementi: Keith Duncan (batteria, voce e tastiere), Panos Ghikas (basso, voce, chitarra, violino, diavolerie elettroniche e tastiere), Claire Hope (tastiere, voce, melodica), Berit Imming (tastiere e voce- suona anche negli Omo) e Johannes von  Weizsäcker (chitarra, voce, violoncello, diavolerie elettroniche anche lui e tastiere). Peccato che quella sera non fossero totalmente al completo, mancavano Claire e Berit, ma lo spettacolo ve lo assicuro non ne ha risentito minimamente. Il gruppo è in attività dal 2000 e nei primi mesi del 2006 hanno girato tutta l’Europa per la prima volta, per sostenere il loro secondo album Ham che ha ottenuto molto successo non solo tra i fan puù accaniti, ma anche un notevole apprezzamento da parte della critica. Nel 2008 hanno pubblicato il terzo album, Mega Breakfast, e tra il 2008 e il 2009, il gruppo ha continuato a viaggiare in Europa, nonché negli USA. Nel maggio 2010 esce un altro lavoro intitolato Well Done. Ora i nostri ragazzi inglesotti sono in giro per promuovere il loro ultimo album che si chiama  We Are The Best. Notizia di colore: sulla copertina del disco c’è un enorme preservativo stilizzato, delicatissimo.

Sono dei simpaticissimi cazzoni in pratica i nostri eroi, dei cabarettisti dello stage diving. Ma anche musicisti multistrumentali con una bravura tecnica spaventosa. Il concerto è durato più o meno 2 ore, ma 2 ore intensissime. Una canzone tirava l’altra e veniva introdotta sempre allo stesso modo: “Il prossimo pezzo è un brano pop commerciale, lo troverete adorabile”. Ogni pezzo veniva presentato così, indipendentemente dal fatto che fosse più vicino al punk come genere piuttosto che all’elettronica. Per farla breve, il concerto è stato uno dei migliori che io abbia visto in questo 2012. C’è da dire anche che siamo solo a febbraio, quindi non dovrebbe fare testo, ma è così. Uno show del genere non lo vedevo davvero da tanto tempo; come direbbe un mio amico, è stato uno spettacolo brensissimo (cerca brenso su Wikipedia) di emozioni, ironia, e ovviamente tanta musica. Il pubblico, me compreso, si era totalmente invaghito di loro, non voleva più farli scendere dal palco e loro, contenti, hanno continuato a suonare ancora un po’. Allora il consiglio è uno solo: se The Chap sono dalle vostre parti, non esitate un momento ad andarli a vedere. Anzi ripensandoci, anche se non vengono a suonare vicino a voi, rincorreteli. Ne vale veramente la pena.

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