Velati sfottò, leoni parlanti e ricchi premi. Un’introduzione alla filosofia del linguaggio

di Dimitri El Madany
 

Vetusti lettori e anguste lettrici de La Rotta per Itaca, ben ritrovat* in questo spazio demenzial-filosofico del tutto avverso ai canoni dell’epistemologia tradizionale, eppur non privo di un certo ardore gnoseologico.

Alcune di voi ci hanno fatto pacatamente notare come la lunghezza esagerata degli ultimi due appuntamenti ne rendesse la lettura un tantino farraginosa. Sempre felici di accogliere riscontri contestuali critici ma nondimeno costruttivi, veniamo prontamente incontro alle vostre facoltà mentali irreparabilmente deteriorate dalla moderna vita digitale, adeguandoci alla soglia d’attenzione media misurata sugli standard europei e stimata all’incirca in trentacinque secondi.

Ergo, il post è già finito.

E invece no! Ah, che guasconeria! Volevamo soltanto prenderci giuoco di voi. Oh, le matte risate!

Bene, dopo avervi reso lo zimbello della nostra mattinata, perseveriamo in questo desueto utilizzo del plurale maiestatico e veniamo a introdurvi l’argomento dell’odierna trattazione, vale a dire i leoni parlanti.

Beh certo, chi non ne ha mai visto uno? Ne è piena la savana, per non parlare dello zoo-safari di Fasano e soprattutto della fantasia de noaltri.

Per esempio, come non pensare al povero piccolo Simba? Lui gliel’aveva detto al suo vecchio che attraversare la gola mentre sta passando un branco di gnu imbizzarriti non era la più saggia delle idee. Brutta storia quella. Era il 1994, e a forza di messaggi subliminali la Disney aveva plagiato ormai indelebilmente le nostre coscienze. Le generazioni più recenti forse non hanno idea di che diavolo stiamo parlando, e allora, se preferiscono, possono pensare al leone parlante de Le cronache di Narnia, non senza una certa tristezza e tenendo ben fermo il fatto che di polenta ne devono mangiare ancora un bel po’.

Noi dal canto nostro siamo tuttavia particolarmente legati a un altro esemplare di Panthera leo, di cui le lettrici più fotosensibili e telecinetiche avranno forse già intuito l’identità: stiamo parlando naturalmente del leone codardo che Dorothy incontra in quel di Oz. Che razza di felino! Una vera sagoma. Non si sa mai chi si può incontrare lungo il sentiero di mattoni gialli. Cioè, in realtà si sa: spaventapasseri, uomini di latta e altre amenità. Però non è che dobbiamo sempre rendere tutto così prosaico…

Dunque, il leone codardo è indubitabilmente il nostro leone parlante preferito. La rilevanza filosofica di questa inclinazione personale è pari a zero, ma lo stesso non si può purtroppo dire per l’enunciato che segue:

“Se un leone potesse parlare, noi non lo capiremmo.”

Via alle telefonate. Il primo che chiama e ci dice di chi è questa frase vince un pupazzo parlante di leone che naturalmente non si capisce niente di quello che dice. Ci fanno sapere dalla regia che il fortunato vincitore è il signor Pio da Codroipo. Complimenti signor Pio! Provvediamo subito a spedirle il loquace peluche e nel frattempo riveliamo al pubblico a casa che la frase era dell’ottimo Ludovico Wittgenstein. Sì, lo sappiamo che lo sapevate anche voi, però il signor Pio è stato più veloce, mettetevi l’animo in pace.

Dunque, Ludovico Wittgenstein non è la prima volta che lo incontriamo. Figura tanto affascinante quanto criptica, il filosofo viennese poi trapiantato a Cambridge è rimasto famoso per l’oscurità di molte delle sue più importanti intuizioni, nonché per essere andato a scuola insieme ad Adolf Hitler. Ciò non gli ha impedito di diventare uno dei maggiori pensatori del Novecento, né di sconcertare tutti con uscite del tenore di quella che abbiamo citato poc’anzi. Ebbene, cosa voleva dire con quella frase?

Oggigiorno gli interpreti convergono attorno a tre ipotesi interpretative fondamentali.

Secondo una prima esegesi, di carattere pragmatico, con l’enunciato in questione Wittgenstein intenderebbe polemizzare contro la casta dei traduttori, in particolare mettendo sotto accusa la pressoché totale assenza sul mercato editoriale di dizionari umano-felino.

Un’altra interpretazione, di tipo logico formale, pone invece l’accento sulla critica alla dimensione della possibilità, sottolineando come ciò che conta non sia tanto il contenuto, quanto piuttosto la struttura sintattica della frase: “se x allora y”. Secondo questa visione, Wittgenstein intenderebbe mostrare la fondamentale vacuità dei periodi ipotetici, nonché la loro totale inutilizzabilità da un punto di vista scientifico. Come diceva già Aristotele: “Se mio nonno avesse le ruote, sarebbe una carriola”.

Una terza e ultima interpretazione, che potremmo definire materialista, colloca l’enunciato wittgensteiniano in un luogo e in un tempo concreti, nella fattispecie la savana africana durante la stagione degli amori. Avvalendosi degli ultimi risultati conseguiti nel campo dell’etologia, questo filone interpretativo fa notare come un leone maschio adulto proceda all’accoppiamento mediamente dalle 20 alle 40 volte al giorno, tralasciando tutte le altre sue attività tradizionali, compreso il nutrirsi. È quindi evidente che di tempo per parlare ne avrebbe ben poco, e anche qualora volesse dirci qualcosa, non potrebbe che essere un rantolo incomprensibile.

Noi in questa sede non ce la sentiamo di prendere posizione, innanzitutto perché la stagione degli amori è ancora lungi da venire, e poi anche perché l’argomento è decisamente troppo delicato e ci renderebbe ulteriormente prolissi, facendoci ricadere nell’errore che ha generato le critiche da cui siamo partiti. Non possiamo allora che consigliarvi la lettura delle Ricerche filosofiche (ove è contenuto l’enunciato materia del contendere), seguite a ruota da Il mago di Oz. Chiudendo, vi lasciamo con una piccola e sdolcinata provocazione: siamo proprio sicuri che per capirsi con un leone sia necessario parlare?

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4 risposte a Velati sfottò, leoni parlanti e ricchi premi. Un’introduzione alla filosofia del linguaggio

  1. daniela ha detto:

    o ma quanto mi è piaciuto questo post!! rido un sacco, sola davanti al pc, rido. Datemi un pensiero triste così smetto di svolazzare per la stanza.

  2. Dimitri ha detto:

    Di pensieri tristi là fuori è pieno zeppo, questa deriva prova a non lasciarli entrare, almeno per un po’… A giudicare dalla tua reazione, direi che oggi c’è riuscita! Grazie del commento!

  3. silvia ha detto:

    Mi associo allo svolazzamento generale, però no, vi prego a me non date pensieri tristi, mi basta la difficoltà di comunicazione con un essere di-umano e non con un leone, che doveva badare alla mia casa durante la mia assenza e non solo ha preso il volo con i soldi dell’affitto, ma non si è preoccupato minimamente di verificare che quando gli inquilini se ne sono andati, ci fossero ancore le sedie, la lavatrice, le tende, le posate, i piatti, i tappeti ecc…dimenticavo anche il bidet eh si anche quello…non volevo rattristarvi…ma il bidet è verità vera si sono portati via anche quello…Ma parliamo d’altro, ho l’ascendente in leone, pensate che nella prossima stagione degli amori, a proposito quando sarà? Voglio date precise! Troverò un leone che mi dedichi attenzioni particolari dalle 20 alle 40 volte al giorno? Sono disposta anche a licenziarmi per avere il tempo necessario…tanto posso sempre lanciarmi nel mercato del precariato, ho sentito che ultimamente tira molto…buone cose a tutti e continuiamo a ridere che fa bene al cuore e all’anima. Grazie
    Silvia.F

    • Dimitri ha detto:

      Grazie per aver voluto condividere con noi questa tua triste storia dalla sintassi notturna. Hai tutta la mia solidarietà. L’importanza del bidet non va mai sottovalutata, specialmente nei rapporti di coppia…
      Quanto alle date precise, purtroppo non ve n’è. In ogni caso il precariato tira un casino, e sono certo che presto o tardi troverai il felino che cerchi!
      🙂

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