SVENTURATA LA TERRA CHE HA BISOGNO DI EROI: Mark Lenders, la tigre

di Michele Barbaro

Questa rubrica mensile intende discutere volta per volta la vita e le azioni di personaggi poco edificanti. Persone che suscitano o hanno suscitato scandalo, polemica, fastidio. Questo perché, nella volontà di scrive, è salda l’idea che ogni scoperta nasce dal conflitto. Perché il confronto più profondo e leale lo si fa con i propri nemici, con i propri fantasmi. Non vi è in questo progetto nessuna pretesa accademica o dottrinale. Ci sono spunti, provocazioni, da discutere insieme, se si vuole.

Mark Lenders, la tigre

Questo articolo tratta esclusivamente della prima stagione del cartone animato “Holly e Benji”. Alla prima stagione ne sono seguite altre, ma, ahimè, si cresce, e il mio cuore non ricorda con uguale passione le stagioni successive. Il germe di questa rubrica nasceva alle quattro di pomeriggio guardando Bim-Bum-Bam.

Ogni generazione ha il proprio olimpo di plastica. Fatto di figurine, pubblicità, merende e scarpe che si illuminano. Nella periferia dell’olimpo della mia generazione, abita Kojiro Hyuga. Conosciuto in Italia come Mark Lenders.

Mark Lenders, campione formidabile e maledetto, concentrato di collera ed ira. Per molti di noi è stato il primo antagonista mai affrontato, per qualcuno il primo cattivo.

Già, il primo. Perché il tempo di Lenders è quello dell’infanzia. Lo spazio, quello di un campo di calcio senza fine. Parliamo della saga di Capitan Tzubasa, che Mediaset ha gentilmente tradotto per noi in “Holly e Benji”.

Cartone animato giapponese degli anni ottanta, Holly e Benji racconta le avventure di una manciata di ragazzini e delle loro squadre di calcio. Holiver Hutton e Benji Price sono stati per molti il pane e la Nutella di un’infanzia consumata di fronte a mammaTv, al ritorno da scuola.

Holly e Benji sono i protagonisti di questo fortunato cartone animato. Holly è un giovane giocatore prodigio, fantasista spensierato, personaggio positivo a tutto tondo. Benji è un portiere imbattibile, silenzioso e introverso, che tra i pali non ha rivali.

Ora, il cartone animato è giapponese, fratello minore della serie di manga omonima. La percezione e la rappresentazione del calcio nel sol-levante è evidentemente distorta: rovesciate iperboliche, tiri mega-atomici, acrobazie super-più. Questa è una delle ragioni per cui è stato tanto amato.

Come ogni costruzione narrativa, ai due eroi deve contrapporsi un nemico. Ed è qui che entra in scena il nostro.

Mark Lenders, punta infaticabile della Muppet e poi della Toho, squadre rivali, per antonomasia. Mark è scuro in volto. Capelli neri e maniche tirate su, che sembra Marlon Brando in un meltingpot nippo-america-cartoon da far venire le vertigini. Se Holly è fantasia e Benji talento, Mark Lenders è potenza.

Figlio della strada, della sabbia e del fango, Lenders impara da piccolo che la sola cosa importante è vincere. Nei campetti di provincia si gioca alla morte, i più grandi non hanno pietà per i più piccoli, i più piccoli accettano e imparano.

Il calcio di Holly è lezioso, spensierato e funambolico. Mark non può permettersi tanti giri di parole, la via per la porta è una, la più breve, linea retta, e chi sta nel mezzo si sposti. Prima punta coraggiosa e strafottente, Mark non teme i rivali, conosce il gusto della sfida, e alla sfida si consacra con piacere. Holly gioca per la gloria, insegue il suo personale sogno americano. Andare in Brasile e vincere la coppa del mondo. Mark gioca per il pane. Il calcio non è niente, niente di più che lo strumento per redimere la sua condizione di proletario d’oriente. Senza il padre, obbligato sin da giovane a provvedere a tutta la famiglia, Mark sa di essere bravo con il pallone fra i piedi. Il pallone è redenzione.

Ecco i due mondi, ecco le due squadre che si affrontano. La New Team, squadra di Holly e Benji, fucina di campioni funamboli e ambiziosi, maglia bianca e allenatore brasiliano. E la Muppet, maglia scura, allenatore alcolizzato, squadra di Mark, eterno rivale, bulli di quartiere, che al tacco preferiscono la punta.

Quella di Lenders è la lingua dei campi di periferia, dei campetti con le zolle, dietro ai supermercati. La partita è momento religioso, l’unica bibbia il risultato. Il tempo dei calli e del sudore, il capitano sceglie i giocatori e se non sei buono stai in porta.

Logica perfida e ancestrale.

Su quei campi di patate tante schiene si sono raddrizzate, qualcuna ha ceduto, ed al calcio ha preferito altre cose. Mark Lenders di quelle partite era il capitano, crudele con i novelli, maestro per i più piccoli, esempio per gli altri. La boria e l’arroganza non sono vizi, sono necessità quando di mezzo c’è una partita di pallone.

Così Holly, personaggio positivo, trova in Mark il rivale più pericoloso. Se il primo è dotato di una tecnica assoluta, regalo del signore, il secondo ha faticato una vita per diventare quello che è.

Holly è il lieto fine, è l’ultimo arrivato che gioca titolare, è il talento, che per sua stessa natura non è di chi lo possiede. Holly è la volontà di Dio.

Per Mark dio non esiste. Mark lotta per ogni centimetro di campo, il suo sudore costa caro, guai a chi cerca di intromettersi. Figlio del lavoro, combatte per redimere la sua condizione materiale.

Per Holly il pallone è il migliore amico. Ecco, per Mark, il calcio è la rivoluzione. Il pallone un’arma da scagliare contro gli avversari.

In questa teogonia, ovviamente vince Holly, che per due anni conquista il titolo di campione delle scuole medie. Solo l’ultimo anno Lenders riuscirà a vincere il titolo, sempre e comunque, a pari merito con Hutton e Price. Il compromesso fra il diavolo e l’acqua santa.

Nella periferia dell’olimpo della mia generazione ci sta Mark Lenders. Che tira il pallone contro un muro fino a disintegrarlo. Di questo giocatore scuro in volto, poche volte felice, si conserva un ricordo prezioso. Presentato sempre come l’avversario, come l’ultimo ostacolo per i nostri eroi, Lenders si è guadagnato a forza di calci, il rispetto che si concede al nemico vinto ma mai domo.

COROLLARIO

  • Mark ha perso il padre a nove anni, da quel giorno è costretto a lavorare.

  • Mark ha ideato diversi tiri. Il più potente è il Tiger-shot. Per questo tiro si è allenato da solo per mesi, di fronte all’oceano, scagliando il pallone contro le onde.

  • Lenders non è mai riuscito a segnare a Price da fuori area.

  • Il cosmo di Holly e Benjì, è popolato da moltissimi personaggi caratteristici. Solo per piacere, si ricordano i gemelli Derrick e la catapulta spaziale, e Julian Ross, il principe dal cuore di cristallo.

  • Holly coronerà il suo sogno di giocare nei professionisti, finendo nel Barcellona.

  • Mark dopo aver debuttato in serie A con la Juventus, verrà ceduto in prestito alla Reggiana, con la quale riesce ad ottenere la promozione in serie B.

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8 risposte a SVENTURATA LA TERRA CHE HA BISOGNO DI EROI: Mark Lenders, la tigre

  1. mrz ha detto:

    Tra i graffiti del 15M, nei dintorni di Barcellona, ho trovato una significativa prescrizione che sembra rappresentare il non-detto del tuo post.
    Intimava: “Meno calcio più libri. Pensare è gratis. Fallo!”
    Gli ho scattato una foto, e in onore di Claudia l’ho intitolata: “I mille inequivocabili segni del fascismo che verrà [dal basso]: prima il Dovere e poi il Dovere”.
    Puoi vederla, è sul mio blog. È il primo di una serie di segni che prevedo sarà lunga.

  2. michelebarbaro ha detto:

    Grazie mille. Apprezzo l’interpretazione, trovo il legame con il murales di Barcellona pertinente.
    Diffido dagli imperativi. Diffido dai proto-intellettuali che non sanno apprezzare la parabola di Maradona contro l’Inghilterra, a Messico ’86.
    Mark Lenders è la mia infanzia. tra campi di calcio e merende. era bello.
    Ciao ancora, grazie.

  3. michelebarbaro ha detto:

    #Rettifica: Un caro amico, che come me è cresciuto a pane e campetto, mi fa giustamente notare che quella dei Gemelli Derrick è la “Catapulta infernale”, non “Catapulta Spaziale”, come da me erroneamente scritto.
    Grazie Marquez, che dello spirito di quel campetto, sei sacerdote.

    • marquez ha detto:

      No Miky non devi ringraziarmi, siamo noi che ringraziamo te..Per molti di noi qui sei un esempio nonchè un maestro di vita..e comunque è un articolo stupendo!

  4. Koraju ha detto:

    no, il tiro più potente di Lenders è il Raiju Shot (in Italia è tradotto il Tiro del Dragone), che Lenders impara ad Okinawa, dove c’è anche del tenero con Maki Akamine

  5. michelebarbaro ha detto:

    Grazie Caro Lettore. Probabilmente hai ragione, ma come dico nella premessa: “Questo articolo tratta esclusivamente della prima stagione del cartone animato “Holly e Benji”. Alla prima stagione ne sono seguite altre, ma, ahimè, si cresce, e il mio cuore non ricorda con uguale passione le stagioni successive. Il germe di questa rubrica nasceva alle quattro di pomeriggio guardando Bim-Bum-Bam”. Perciò ti ringrazio per la nota, comunque interessante, sopratutto per il tenero con Maki Akamine.
    grazie mille,
    saluti
    Michele Barbaro

    • Koraju ha detto:

      😉 no problem… sono una fan di Mark Lenders da tenera età. Anche per me la prima serie rimane la migliore, ma il manga, l’opera originale, è davvero imbattibile, mostra qualcosa che l’anime non cura: i lati teneri di Mark, non solo con la famiglia, ma anche con amici e la cara Maki. 🙂 E’ inutile dire, che se sul campo ha vinto Holly, nei nostri cuori vince Mark!

  6. Pingback: SVENTURATA LA TERRA CHE HA BISOGNO DI EROI: Arkan e i calci volanti di “Zorro” Boban | La rotta per Itaca

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