L’undicesimo inequivocabile non-segno della scomparsa dell’umanità

di Matteo Antonin

Quando, dopo essere entrato in un negozio di t-shirts musicali per acquistare una maglietta dei Ramones, mi sono sentito rispondere dal negoziante che “quelle magliette non le ordinava nemmeno più”, perché “ai ragazzini di oggi piace altra roba, e quei gruppi lì nemmeno li conoscono…”, mi sono davvero preoccupato.

Ho pensato che si trattasse dell’undicesimo inequivocabile segno dell’imminente scomparsa dell’umanità, che Claudia Boscolo aveva imprudentemente e sbadatamente dimenticato di annoverare nella sua rubrica di ammonimento della catastrofe ormai prossima.

Poi, qualche settimana dopo, sono andato a Innsbruck al Monster Zero Mash, punk-rockers party organizzato dall’etichetta indipendente olandese Monster Zero, legata al gruppo The Apers.

E mi sono rassicurato.

Per tutti gli infected by Ramones, state tranquilli: il mondo non finirà.Non finirà perché, nonostante il negoziante di magliette e nonostante i suoi giovani clienti, in Italia e in Europa c’è chi ha raccolto l’eredità di Joey, Johnny, Dee Dee e Tommy Ramone molto seriamente.

Solo per citarne alcuni, a Innsbruck hanno suonato, con la loro batteria velocissima, tre accordi in pieno Ramones-style, cori e melodie leggere, e con il loro classico one-two-three-four! ad aprire ogni pezzo, gli olandesi Apers, gli austriaci DeeCracks e, a rappresentarci, the Riccobellis e i veterani Manges.

Cominciano i Riccobellis, che conosciamo tra una birra e l’altra ma che non riusciamo a sentire suonare. E col senno di poi è un vero peccato: da Brescia questo terzetto propone un punk rock spensierato, con melodie semplici che rimangono in testa, e tanto, tanto divertimento. Il loro disco si chiama Booze-up with Dee Dee Ramone e ve ne proponiamo un assaggio:

È poi il turno dei viennesi DeeCracks, vera e propria rivelazione della serata.

Un gruppo potentissimo che, dopo averlo proposto sul palco tutto d’un fiato, ci regala il suo disco d’esordio: Attention! Deficit Disorder! (lo potete ascoltare in streaming qui e vi consiglio vivamente di farlo).

Il disco è bellissimo: una voce roca e graffiante si mescola a chitarre melodiche in ritmi velocissimi, batteria che picchia forte e coretti stile Beach Boys, in piena tradizione Ramones: da ascoltare e riascoltare.

La chicca: un organetto che suona molto punk-rock, che quando meno te lo aspetti compare in pezzi come Monkey boy, vera e propria hit del disco.

Se vi entra in testa non uscirà più.

Tocca poi agli Apers, organizzatori della serata, i quali festeggiano i 15 anni di attività (il gruppo di forma a Rotterdam nel 1996), esibirsi con il loro punk-rock molto leggero e melodico.

Se piace il genere si va sul sicuro.

Dulcis in fundo, i Manges.

Per chi non li avesse mai sentiti (nonostante siano in attività dal 1993 sono poco conosciuti in Italia) i Manges sono una punk-rock band di La Spezia, eredi naturali in Italia dei Ramones (tra gli innumerevoli concerti in Europa e negli Stati Uniti, hanno aperto per CJ e Marky Ramone).

Veri e propri punk rock veterans, come loro stessi si definiscono: vestono sempre con magliette, jeans, sneakers e giubbotto di pelle, in pieno stile old school e il loro tratto distintivo sono delle magliette marinaresche a strisce orizzontali, che indossano tutti durante i loro concerti.

Canzoni tutte di seguito, batteria velocissima, tre accordi di tutta potenza e immancabile one-two-three-four! iniziale. Ecco a voi the Manges.

Semplice ma perfetto. La loro musica? Si presenta da sola:

Questo il promo del loro ultimo disco, Bad Juju:

Se fate un po’ i conti, inutile specificare che nessuno di questi gruppi è più giovanissimo, il che alla fine conferma ciò che mi aveva suggerito il venditore di t-shirts musicali…

Per oggi però accontentiamoci: basti sapere che il mondo per ora non finirà e che, a cercarli bene, di gruppi che spaccano in giro ce ne sono ancora…

E anche se non sono proprio più dei teenagers, che importa? Ciò che conta è ben altro, non certo la carta d’identità… Non c’era qualcuno che, sebbene non più giovanissimo, cantava I don’t wanna grow up…?

Informazioni su matteo

Sofista contaballe, stakanovista dell'otium, luddista oscurantista.
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