Diari canadesi #2

Bazar

IMPRESSIONI

Poi Gesù entrò nel cortile del Tempio. Cacciò via tutti quelli che stavano là a vendere e a comprare, buttò all’aria i tavoli di quelli che cambiavano i soldi e rovesciò le sedie dei venditori di colombe. E disse loro: “Nella Bibbia Dio dice:
La mia casa sarà casa di preghiera.
”Voi invece ne avete fatto
un covo di briganti”.

Le chiese di Montréal mancano di fedeli. Per evitare perdite di capitali, e profittare dell’investimento sull’immobile, i proprietari hanno ben pensato d’affittare chiese a qualunque tipo di esercizio pubblico. Succede così che nella chiesa che sta di fronte a casa mia, il calendario annuncia: Gran Bazar nei Week-End, feste o possibilità di noleggio delle sale durante la settimana. Mi è capitato di andare al mercato che si tiene il sabato. Vecchie signore espongono abiti colorati, immigrati ucraini vendono mazze e caschi da Hockey e giovani ragazze ti offrono una fetta di torta appena fatta. Situazione comune in tutto il Nord-America, da quello che ho capito, quello che per noi è paradosso qui lo chiamano libero mercato.

Parlando con vecchi immigrati si scopre che la Mafia Italiana gode di ottima salute. Pare che non si apra commercio senza l’approvazione del potente padrino di turno. Qui i padrini esistono, capita di leggere sul giornale, che si sono svolti i funerali del tale Parrin (Padrino), o che quell’altro importante Boss è stato arrestato. Ci sono storie di cecchini e di famiglie rivali. Amici mi consigliano di non andare alla discoteca Arcobaleno, gestita da Italiani. Petit Italie, il quartiere italiano, è un cliché. Quello che si vede è l’idea dell’Italia che hanno gli immigrati di seconda o terza generazione. L’effetto è straniante, e per la logica del contrappasso, non vi è posto a Montréal nel quale mi senta più lontano da casa.

Leggo che il Canada vorrebbe uscire dal Protocollo di Kyoto. Non stupisce. Seguendo il filo rosso della contraddizione, questo paese che è costantemente ospite della natura, non risparmia certo in cilindrate e cavalli di macchine di 16 piedi con tubi di scarico fiammanti. Un amico mi ha detto che il Canada è il paese dove il tasso di inquinamento per abitante è più alto. Può essere. Di sicuro il Nord-America ama le confezioni extra-big-double di ogni prodotto commerciabile. La strada dell’eccesso è trafficata. Ma forse chiamarlo eccesso è errato. Il nostro sistema di valori pone il limite fra normale ed eccessivo qualche miglia più indietro rispetto all’America. Giusto o sbagliato che sia.

Mi è capitato di fare un colloquio di lavoro alla Ubisoft. Per chi non lo sapesse, la Ubisoft è l’azienda di videogame che ha prodotto “Assasin’s Creed”, uno dei videogiochi più venduti di sempre. Parliamo perciò di una delle aziende più importanti e vivaci del mercato globale. La mecca dell’intrattenimento mainstream. La segretaria del Responsabile Risorse Umane avrà al massimo 20 anni, capelli blu e un piercing sul labbro. Mi accoglie gentilmente, sorride del mio francese, e mi dice di lasciare il CV. Mi richiameranno fra un paio di settimane, perché al momento sono impegnati con il lancio dell’ultimo capitolo della saga di AC: Assassin’s creed revelations. Passano i Sonic Youth di sottofondo e giovani con camice a quadri e scarpe bucate. Quello che di più comune mi ricorda questa vecchia cartiera in mattoni rossi è un centro sociale. Non fosse che qui si fatturano Migliaia di Milioni di Dollari.

COLORI A NEW YORK

Sono stato una settimana a New York. Non avendo ne i mezzi letterari, ne una conoscenza sufficiente per descrivere questa grande metropoli, mi limiterò a riportare le esperienze che ho vissuto direttamente, in quei pochissimi giorni di permanenza. Convinto come sono che sia impossibile e forse perfino ridicolo, provare a interpretare New York attraverso lo sguardo del turista.

Arrivato a Manhattan di venerdì mattina, comincio subito a camminare con il naso all’insù per Midtown. Midtown è il quartiere di Manhattan con la più alta concentrazione di colossi di ferro. Dopo pochi minuti, Times Square, dove l’impero del consumo si mostra con maggior grinta e sfacciataggine. Poi, Rockfeller Center, icona natalizia per eccellenza. Di fronte all’albero di Culkiana memoria, c’è il grande negozio della Lego. Avendo io passato 15 anni di studio matto e disperatissimo dei mattoncini, non posso far altro che entrare. L’articolo che balza subito all’occhio è una Morte Nera da duemila pezzi e quattrocento dollari sonanti. Scongiurato ogni pericolo di acquisto, noto un abnorme concentrazione di bambini presso un totem che dispensa ogni tipo di testa gialla, busto, gambe, cappelli e accessori, dei miei cari omini quadrati. L’offerta dice, costruisci tre omini, 10 dollari. Ovviamente, dopo aver spinto qualche ragazzino, comincio la ricerca di teste introvabili a Coccaglio, Brescia. Tempo dieci minuti, costruisco un omino, tale e quale a me. A questo punto si pone il dubbio se dirigermi alla cassa, con relativa coda, oppure, da buon italiano quale sono, mettere bellamente il mio alter ego in tasca ed uscire felice. Illuminato dal pensiero che tale gesto sarebbe un gran bello smacco all’imperialismo, opto per l’ovvia opzione della lesta uscita di scena.

Central Park, mezzogiorno. Avevo letto da qualche parte di questo posto: Chess & Checkers House. Sarà il fiuto del giocatore, ma pochi passi, e sono seduto ad un tavolo con scacchiera e pezzi a giocare con un russo che vive da 20 anni a New York. C’è poca gente perché è inverno, dice, di solito la gente gioca a soldi. Facciamo tre partite, la prima la perdo, la seconda e la terza le vinco. Bilancio positivo, decido perciò di andarmene e conservare così il ricordo degli scacchi a New York avendo battuto un russo a Central Park.

Questo frammento ha dell’incredibile. Lincon Center, Metropolitan Opera. Dopo aver acquistato nel pomeriggio il biglietto meno caro, 25 dollari, mi ritrovo a vedere, in uno dei teatri più importanti del mondo, la Madama Butterfly diretta da Placido Domingo. Non è il caso qui di spiegare la meraviglia provata. Bene, alla fine del secondo atto, dei ricchi signori regalano a me e alle amiche con cui ero, i biglietti del Partere. Questi biglietti costano 332.25 $ cadauno, il palco che ci spetta, è quello giusto accanto a quello presidenziale. Una maschera ci accoglie sorpresa, ma ci apre il camerino, con guardaroba privato, e ci fa accomodare nel posto più bello e caro di tutto il teatro. Io credo che l’intenzione dei nostri benefattori fosse quella di regalare ai meno abbienti del teatro (non mi ero certo presentato in smoking), i posti migliori. Per una sorta di pietà cristiana applicata all’Upper class Newyorkese.

Domenica alle 11 A.M. Ho assistito al Workship (modo curioso per chiamare la Messa) nella Second Canaan baptist Church di Harlem. La messa con i cori gospel, per intenderci. Chiesa dimessa e nascosta, fortunatamente non accoglie molti turisti. Quei pochi che ci sono però si riconoscono. Sia per il colore della pelle, che per la goffaggine con cui si approcciano al rito. Me compreso. Quattro donne nere come il carbone, vestite di rosso porpora cominciano a cantare, mentre ancora le gente della comunità si saluta. Entra il Pastore, grande applauso, comincia l’omelia. Alla mia destra stanno due ragazzi, una alla batteria, l’altro suona un Hammond, e fanno il sottofondo alle parole del Pastore. Il Workship si scalda, il pastore urla “Do you want the gift or the giver?”, la gente in ordine sparso si alza e gridando ringrazia il signore “thank you Lord”. C’è chi piange, potremmo facilmente dire che si tratta di isterismo. Ma forse è altro. La comunità si raccoglie, tutti si abbracciano, il Pastore introduce i membri della comunità che chiedono aiuto. Una donna ha un figlio malato. É tempo di offerte, tutta la chiesa canta, il coro fa il giro dei banconi, e tutti dietro questa lunga fila di neri che cantano ispirati da Dio. Anche io ho dato un dollaro, anche io ho cantato. La messa è durata due ore, quasi tutti i turisti se ne sono andati prima della fine.

Advertisements
Questa voce è stata pubblicata in Diari canadesi, Esteri e contrassegnata con , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...