Fenomenologia del dolce natalizio: un approccio hegeliano

di Dimitri El Madany

Caro lettore, ma soprattutto cara lettrice,

tu che per motivi imperscrutabili ti sei via via sempre più affezionata a questo blog simpatico e fazioso, tu che per motivi ancora meno scrutabili hai provato un particolare interesse per i rari post firmati da questo nome un po’ russo e un po’ arabo (decisamente poco credibile), tu che ti sei impelagata nella sfiancante lettura della storia del movimento operaio in diciottomila puntate (qualcuno lo ha realmente fatto? Meriterebbe un premio in danaro), tu che ti sei interessata alle sorti di filosofi sconosciuti, dittatori decaduti, processi-farsa e rivoluzioni tradite, tu che hai visualizzato sul tuo monitor tutto ciò e molto altro ancora, ebbene tu puoi vantare la mia imperitura stima ed eterna ammirazione. Ma siccome stima e ammirazione sono sentimenti tanto nobili quanto impalpabili, ecco che vengo con questa mia a dirti che il presente post è dedicato espressamente a te, instancabile lettrice, a guisa di ringraziamento ma soprattutto di auspicio: possa tu trovare di meglio da fare (senza offesa), poiché d’ora in poi i miei post avranno il preciso intento di liberarsi della indicibile pesantezza e dell’austera serietà che li hanno finora contraddistinti.

Come si dice in questi casi: è stato bello finché è durato.

Forse, pensandoci meglio, non è nemmeno stato poi così bello, ma tant’è, come prescrive la tradizione partenopea, scurdammoce o’ passato, e guardiamo avanti. Questo primo post della mia personalissima nouvelle vague vuole affrontare uno dei molti problemi irrisolti del Belpaese. Un problema endemico, non meno grave della corruzione dilagante o dell’analfabetismo di ritorno. Una diatriba atavica, radicata nella cultura e nella società italiane al punto tale da permeare di sé qualsivoglia discorso socio-politico-cultural-gastronomico. Sto parlando naturalmente dell’infinita querelle tra i partigiani del panettone e gli alfieri del pandoro.

Secondo voi per cos'altro combattevano?

Onestamente, ritengo imprescindibile per chiunque voglia porsi come “operatore culturale” – dentro o fuori dalla rete, non ha importanza – affrontare di petto (forse sarebbe meglio dire di stomaco) l’annosa questione dolciaria. Non vi propongo bibliografie di sorta, poiché do per scontato che abbiate nel vostro bagaglio di letture per lo meno i due capisaldi sul tema: mi riferisco naturalmente a Il panettone. Storia, leggende segreti e fortune di un protagonista del Natale, di Porzio Stanislao (esiste realmente) e Il pandoro nascosto dei nazisti, di Erwin Goldenbrot (anche questo esiste, purtroppo però solo nella mia fantasia malata). Se non avete letto questi due testi fondamentali, cortesemente disconnettete all’istante il vostro dispositivo multimediale e correte, non senza vergogna, alla biblioteca più vicina, onde rimediare alla graverrima lacuna. Vi aspetterò qui e non lo dirò a nessuno, promesso. Se invece li avete letti ed apprezzati, proseguite senza tema nella lettura.

Dicevamo, una questione imprescindibile per chiunque voglia fare cultura al giorno d’oggi, ma non solo. Più in generale, si tratta di una scelta dalla quale tutti – a parte celiaci, allergici vari ed altre creature per natura indisposte alle festività – sono dovuti passare almeno una volta nella loro vita. Una scelta tragica, nel senso autenticamente greco del termine: vale a dire una scelta tra due possibilità autoescludentisi, ognuna delle quali è sbagliata, poiché foriera di conseguenze nefaste (l’esempio classico è l’Antigone di Sofocle: ella decide di seppellire il fratello Polinice, scontentando e non poco il re Creonte, che infatti se la prende a male; ma se Antigone avesse accontentato il bisbetico re, il cadavere del povero Polinice sarebbe rimasto insepolto, e questo sarebbe stato decisamente poco carino; insomma una tragedia, appunto). Conseguenze talmente nefaste da comportare, nei casi più gravi, la dissoluzione dei rapporti umani più stretti, le grandi amicizie, se non addirittura le parentele. Parlo per esperienza personale.

Nella fattispecie, entrando finalmente in medias res, quando ero bambino detestavo il panettone. Ecco. Già vedo molti di voi lettori, e purtroppo anche qualcuna di voi lettrici, scagliare lontano il vostro calcolatore binario più o meno portatile, imprecando sonoramente. Non fate così. I calcolatori binari non sono costruiti per essere scagliati lontano, o almeno non tutti. Inoltre, se come me vi trovate in una biblioteca pubblica, imprecare sonoramente potrebbe mandare in frantumi la già difficile concentrazione dei vostri vicini. Ricomponetevi. Dicevo, detestavo il panettone, e questo perché? Ma naturalmente a causa della presenza, che all’epoca trovavo repellente, di chicchi d’uva sultanina alternati a frammenti di frutta candita. Che poi sono l’unica cosa che differenzia il panettone dal pandoro, o almeno l’unica che l’ineducato palato di un bambino riesce a notare. Ebbene, tale fanciullesca repulsione mi è costata, per fare solo due esempi, il profondo disprezzo di mia nonna e il viscerale odio di un caro, carissimo amico. Per l’una non ero più un nipote, bensì un marmocchio inutile privo di comprendonio che non si merita niente, altro che mancette. Per l’altro non ero più un compagno, bensì un povero idiota le cui papille gustative sono state evidentemente interrotte (cit.) e con cui non vale più la pena di scambiarsi bigliettini in classe o altre marachelle di sorta. Anzi guarda, ti dirò, forse è meglio se non ci vediamo proprio più.

Quando finisce una grande amicizia non è mai bello.

Insomma, una vera tragedia. Due fronti opposti e inconciliabili, senza alcuna possibilità di tregua o dialogo. Quelli che, come me, preferivano il pandoro, consideravano il panettone più o meno al pari delle feci e, coerentemente, coloro i quali se ne cibavano come dei coprofagi. Non erano delle persone normali, erano una forma di vita sub-umana, che non meritava alcun tipo di rispetto o comprensione. Ovviamente venivamo ricambiati con la medesima disistima, il che si traduceva in una sequela ininterrotta di insulti reciproci – non di rado decisamente pesanti – che spesso si protraeva ben oltre l’Epifania. Ad un certo punto, per fortuna, arrivava la Pasqua, e la colomba metteva tutti d’accordo. Ma era una falsa soluzione. Il problema persisteva, e ci logorava tutti.

Ad un certo punto però successe qualcosa. Una di quelle cose che cambiano la vita di un ragazzino. Come il primo bacio. Come la prima Playstation. Solo che non era qualcosa di preciso e definito. Non era individuabile. Semplicemente, un Natale come un altro addentai un pandoro e pensai: “Che schifo! Fammi riprovare ‘sto panettone và…” E tac, ero passato dall’altra parte. Avevo visto la luce. Ora finalmente capivo. Poveri loro, che non sanno cosa si perdono. E cosa mi sono perso io per tutti questi anni! Come si fa a mangiare una cosa senza uvetta né canditi? No dico, come? Semplicemente inconcepibile.

La riconciliazione con mia nonna e con il caro amico fu ai limiti del commovente. Me lo dissero: non avevano mai dubitato di me, in cuor loro sapevano che prima o poi ci sarei arrivato anch’io. Ed ora potevamo finalmente disprezzare insieme la parte cieca e disperata dell’umanità, che preferiva quell’obbrobrio senza sostanza che è il pandoro a quel capolavoro di maestria fornaia che è il panettone.

Eppure, ancora non ero convinto. Sapevo che la mia predilezione precedente era profondamente sbagliata, eppure percepivo che anche in quella attuale vi era un qualche cosa di limitato. Sentivo di aver sperimentato una profonda evoluzione interiore, eppure non mi sentivo ancora arrivato. Mancava qualcosa.

G.W.F. Hegel. Come si evince da questa foto d'epoca, il venerabile maestro aveva anche un notevole senso dell'umorismo.

Venne il momento di andar via di casa, venne il tempo dell’università. Intrapresi gli studi filosofici, fermamente convinto che mi avrebbero aiutato, non certo a trovare un impiego regolarmente retribuito, ma senza dubbio a risolvere la questione che mi rodeva dentro: la questione del panettone e del pandoro. Agli stimoli legati ai nuovi corsi, che seguivo con regolarità e interesse, si affiancò l’indigenza tipica di uno studente fuori sede, creatura che notoriamente sopravvive di stenti. Le letture hegeliane ed i crampi allo stomaco mi portarono ad una consapevolezza nuova: ora apprezzavo di nuovo anche il pandoro, non meno del panettone. In quelle condizioni avrei forse apprezzato anche un tozzo di pane raffermo, ma non è questo il punto. Ero giunto ad un terzo livello di esperienza teoretico-gustativa, ed in questo era proprio il maestro Hegel a guidarmi dall’alto della sua dialettica. Nelle tre fasi dello spirito credetti di ritrovare le tre evoluzioni del mio personale gusto natalizio. Tesi: pandoro. Antitesi: panettone. Sintesi: pandoro e panettone. Tutto combaciava perfettamente.

Ancora una volta però mi sbagliavo.

Già perché non si può studiare la filosofia tedesca senza sapere il tedesco. Mi spiace, ma è così. Si, me la sto tirando, ma state a sentire come finisce perché manca poco.

Ci avviciniamo ai giorni nostri. Per perfezionare il mio tedesco andai in Germania. A Berlino, dove Hegel aveva vissuto e insegnato, e dove non potevo non trovare la risposta alla mia ricerca. Il modello hegeliano funzionava. Certo, Marx avrebbe poi fatto notare a tutti che andava capovolto, ma lascia fare. Il modello funzionava. Tesi, antitesi, sintesi. Pandoro, panettone, entrambi. E invece no! Non può funzionare. Continuava a non tornare qualcosa. Più e più volte trascorsi notti insonni nelle peggiori Kneipe (osterie) della città a studiare la Fenomenologia dello spirito, lambiccandomi il cervello fino allo sfinimento. Poi, alle sette del mattino, quando le persone normali vanno a ballare, io tornavo in biblioteca, deciso a trovare tra le righe del maestro la verità nascosta che tanto cercavo. E finalmente, un freddo mattino d’inverno, quand’ero ormai sul punto di abbandonare ogni speranza e stavo per accettare mestamente il mio fallimento teoretico e con esso l’ineluttabile opportunità di andare anch’io a ballare come tutti i comuni mortali, in quel momento ebbi l’illuminazione. In quel momento vidi la soluzione. In quel momento capii.

Senza nulla togliere ad Archimede, io ho capito senza allagare il bagno.

La chiave di tutto sta nel termine Aufhebung, che è un concetto chiave per comprendere la dialettica hegeliana. Come molti altri simpatici vocaboli della lingua tedesca, anche questo si colloca a metà tra l’assoluta intraducibilità e la possibilità di essere significato mediante perifrasi lunghe più o meno quanto il presente post. In soldoni, si tratta di prendere ed al contempo di lasciare. Superare e però anche mantenere. Cancellare ma anche conservare. Insomma, una specie di koan zen, che si contraddice, ma anche no. Non è molto facile da rendere in astratto, ma con degli esempi è tutto più chiaro. Per esempio: se la tesi è l’essere, l’antitesi è il nulla, e la sintesi è il divenire (questo sì che è un esempio concreto!). Il divenire è qualcosa di più di una semplice giustapposizione di essere e nulla: è una loro compenetrazione che li conserva entrambi, ma allo stesso tempo li supera. Li supera, questo è importante.

Venendo al problema che ci sta tanto a cuore, possiamo applicarvi la medesima dialettica imperniata sul movimento di pensiero definito dal termine Aufhebung, ed avremo quanto segue.

La tesi è il pandoro, l’antitesi è il panettone. La sintesi dovrà quindi essere qualcosa che li comprenda entrambi, ma che al contempo entrambi li superi. Essa non potrà quindi risiedere in una mera addizione: pandoro + panettone. Così certo si conservano i due termini, ma non ha luogo alcun superamento. Non avviene alcun passaggio di livello dialettico. Per questo non mi tornava. Per questo mi sembrava troppo facile. La sintesi dev’essere certo qualcosa di dolce, in maniera da conservare sia il momento della tesi (pandoro) che quello dell’antitesi (panettone), ma non può essere il mero abbinamento dei due.

Ed eccola l’illuminazione. Tanto semplice, che sembra assurdo aver faticato così tanto per individuarla. Tanto efficace, da mettere d’accordo tutti.

La sintesi, caro lettore e soprattutto carissima lettrice, è il torrone.

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Braccia rubate all'agricoltura
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23 risposte a Fenomenologia del dolce natalizio: un approccio hegeliano

  1. zauberei ha detto:

    Sei filosoficamente gajardo, purtuttavia, a me la faccenda non torna, perchè non vi è niente nel torrone degli elementi precedenti, ha un altro itinerario spirituale ed esistenziale – come dimostrano per altro le sue molte varianti, frutto di altra dialettica storica. E’ un discorso questo tuo, che l’eventuale lettrice masochista pol’essere, ma cuciniera anche – trova molto approssimativo.

  2. dimitrielmadany ha detto:

    Liebe Zauberei, grazie del commento!
    Incasso la tua critica ed ammetto che, a livello di teoresi, vi è della grossolana approssimazione. Del resto questo non è un blog per addetti ai lavori ed inoltre lasciami dire – scaricando il barile – che il comitato scientifico della rotta per Itaca permette a cani e (gatti e) porci di scrivere un po’ quel cacchio che gli pare…
    Detto questo, mi difenderò riportando il tutto su un piano concreto.
    Per esempio: se degli amici, pur atei e materialisti, organizzano una qualche forma di festeggiamento collettivo inerente al Natale, e io mi presento con del panettone, sono sicuro che non li accontenterò tutti, anzi sono certo che in breve tempo partiranno gli insulti. Con del pandoro forse è anche peggio. Se li porto entrambi, verrò accusato di essere un democristiano, e inoltre il dibattito di cui sopra s’infiammerà fino alle ingiurie personali se non alle mani, ed ecco che la festa è bell’e rovinata.
    Se invece hegelianamente io porto del torrone, nessuno potrà lamentarsi di nulla, nemmeno i provocatori più incalliti. Inoltre potrei portare dei torroni di vari tipi, di modo che se non ti piace quello al cioccolato c’è quello al limone e via dicendo, il che rientra per altro in una visione plurale della società, la quale ultimamente sembra essere merce assai rara…

  3. … E se la mediazione fosse il panettone/pandoro gelato? (il dibattito potrebbe continuare, vivissimi complimenti all’autore in ogni caso)

  4. El_Pinta ha detto:

    Su twitter infuria il dibattito, e tra chi sostiene che “anche a natale bisogna essere partigiani” (@gire78) vi sono altri che indicano soluzioni avvenieristiche nelle fusioni di panettone/pandoro arricchite col cioccolato o le nocciole (@akaOnir). Altri ancora (@EveBlisset) propongono suluzioni regionali come questa http://www.agricoltura.regione.campania.it/tipici/tradizionali/panesillo.htm
    Mi accodo a questa corrente e introduco un nuovo contendente nella mischia: lo Stollen (http://en.wikipedia.org/wiki/Stollen) micidiale ibrido di pandoro/panettone di germanica tradizione, ovvero un panetto trasudante burro ripieno di uvetta e canditi, ma spolverato di fine zucchero a velo. Parente lontano del più povero Zelten (che scopro avere anche un sito a esso dedicato http://www.zelten.it/)…insomma la battaglia per stabilire il re della dolcezza natalizia è appena iniziata!

  5. michelebarbaro ha detto:

    Mentre leggevo questa gran bel pezzo in biblioteca, ho riso parecchio, disturbando così i miei vicini operosi. Benissimo. Ottimo articolo.
    Entrando nel merito, io, se lo permettete, mi faccio alfiere di un’altra scuola di pensiero. Che ha Natale si mangi il panettone, il pandoro o il torrone, poco importa. Ognuno mangi ciò che vuole, e alle feste comandate si serva ciò che la volontà più forte ha deciso di propinare. Non vi è differenza alcuna, ne speranza. Solo potere e forza. Il panettone e il pandoro, sono succedanei, simboli dello scontro tra forze. Il torrone non esiste.
    Dim, complimenti davvero.

  6. Franz Bey ha detto:

    El Madany propone una “sintesi” ottimistica: non trovo appaganti molte delle sue ipostasi – fatte in casa o disponibili sul mercato.
    Sebbene io sia consapevole del fatto che ciò inciderà negativamente in termini d’evoluzione spirituale, permango nell’ antitesi panettonica, suggerendo la versione Coop senza canditi.

  7. El_Pinta ha detto:

    Eh no Franz, proprio no…eqqui mi inalbero, mi infervoro, mi adiro!!! Tocca chiamare in causa il popfilosofo Zizek (e qui ti tocco nel vivo, maramaldo), il quale conduce strenua battaglia contro la moderna società che separa il godimento dal rischio: birra senz’alcool, gelato senza grassi, sigarette senza nicotina e ora, orrore! Panettone senza canditi!!! Chiamate l’inquisizione, lo SWAT, il Punitore questa è eresia!😀

  8. dimitrielmadany ha detto:

    Grazie a Vincenzo dei complimenti! La proposta panettone/pandoro ripieno di gelato è allettante, e a mio avviso anche duttile: si può proporre volendo anche a Ferragosto…

    Grazie anche a Flavio che ci aggiorna sui golosi cinguettii, ma nel merito debbo purtroppo dissociarmi dalla sua proposta regionale, per motivi internazionalistici ma anche perché lo stollen non mi garba particolarmente…

    Michele tu ormai sei al di là del bene e del male, oltre che dell’oceano! Come obiettare a “il torrone non esiste” ?!?

    Invece Franz Bey sappi che so chi sei e dove abiti. Detto questo, pur ammirando la tua proverbiale diplomazia, lasciati dire che il panettone senza canditi è una scelta veramente triste. Tipo la mortadella senza pistacchio. Che mi significa?

    Infine, mi è venuto in mente un altro possibile ghiotto equipollente del torrone: la gubana, dolce natalizio friulano che prima di essere servito viene abbondantemente irrorato di grappa. Particolare da non sottovalutare!

  9. Franz Bey ha detto:

    “Godimento senza rischio” e “scelta veramente triste”, eh? Andate a mietere il grano, andate! E poi, El Madany, stai attento: io conosco il tuo controrelatore e so quale fondamentale ruolo di supervisione avrà per la tua tesi. Gli amici possono parlare con altri amici, gli incidenti capitano…tu mi hai capito.

  10. dimitrielmadany ha detto:

    Io ti denuncio

  11. davide ha detto:

    temo che la mia ortodossia marxista non mi permetta di trovare una sintesi.le equazioni parlano chiaro,dopo il capitalismo dittatura del proletariato.poi va bene che lo stato scomparirà etc etc,e magari so potrà trovare una mistica fusione fra pandoro e panettone,ma finché regneranno ingiustizia e ignoranza è nostro dovere,a mia modo di vedere,operare un’onesta scelta di campo.Panettone tutta la vita,e non surrogati socialdemocratici senza canditi o altre ipotesi socialiste-riformiste.Panettone ortodosso!

  12. dimitrielmadany ha detto:

    Ecco il monolite marxista!
    Il tuo commento mi onora caro Davide, ma permettimi un appunto millenaristico. Tu dici che, in base alle equazioni, per arrivare al torrone bisogna passare per forza dal panettone. Il che sottintende che il pandoro è nostro nemico. Però, pensaci un attimo: se le equazioni sono corrette, questo vuol dire che sempre quel giorno mangeremo il torrone. Che prima uno abbia mangiato panettone o pandoro, poco cambia.
    Quanto ai “surrogati socialdemocratici senza canditi”, non posso che sottoscrivere, così come sottoscrivo la sfuriata pintarelliana di più sopra contro quel bellimbusto di Franz Bey.

  13. sandra mello ha detto:

    permettetemi d’entrare con parole semplici nella diatribia in atto…
    il pandoro è gaio,soffice, morbido ,dolce, alto, e quindi fanciullesco.
    L’impatto gustativo e olfattivo è immediato e ricorda la casetta trovata da Hansel e Gretel,Le fiabe quindi .L’infanzia.
    Il panettone è complicato di sapori,elaborato, complesso,oserei dire secco,
    amaro.Non è nell’impatto che si gusta, ma nel lento assaporare .
    Adulto quindi.Qui ,solo qui ,la differenza.
    Pandoro e panettone convivono serenamente.A noi scegliere a seconda
    dell’umore o del bisogno .Fanciulli o adulti.

  14. Giada ha detto:

    Grazie Dimitri, grazie davvero per aver finalmente portato allo scoperto l’intransigenza natalizia di alcuni marxisti con i quali sono di anno in anno costretta a lottare per il mio sacrosanto diritto di mangiare il dolce che più mi piace. E non sono qualunquista quando dico che pur di mangiare la mia bella fetta di pandoro, magari farcita con la crema allo zabaione della zia, sono disposta a scendere a patti col demonio e vedere gente intorno a me che mangia panettoni con tanto di canditi e tutto il resto. Voglio esercitare la libertà di opinione anche per le mie papille gustative e spero che questo mio appello sia colto, che magari venga avviata una raccolta fondi che mi permetta, almeno a Santo Stefano, di godere della soffice dolcezza velata di quella coltre bianca meglio nota sotto il nome di pandoro. Rispondo con un “pandoro tutta la vita” anche a colui che già da prima di San Niccolò ha deciso di minacciarmi parlando di un Natale con solo panettone…

  15. dimitrielmadany ha detto:

    Povera Giada, posso solo provare a immaginare il clima di sordido terrore brezneviano in cui sei costretta a trascorrere il Santo Natale…
    Ma l’amore vince sempre sulla paura e sull’odio, e lo zabaione della zia è di sicuro superiore a tutti i panettoni tanto cari ad “alcuni marxisti” !

  16. jumpinshark ha detto:

    “Qui si sta a menare filosoficamente il torrone con i dolci natalizi” l’aveva già scritto qualcuno?
    Evvai che anche oggi ho dato il mio contributo alla Rotta:)

  17. dimitrielmadany ha detto:

    Sandra ma ci conosciamo? Comunque grazie del commento poeticamente democristiano…

    Jumpin’ il tuo contributo come sempre centra il nocciolo della questione, ma converrai con me che menarsi (filosoficamente o meno) il torrone è sempre cosa buona e giusta!

  18. davide ha detto:

    caro Dimitri,è proprio la struttura hegeliana che mi permetto di non condividere..non intendo il rapporto panettone-pandoro come tesi e antitesi,bensì come espressione della dialettica che si instaura fra forze produttive e rapporti di produzione nella società capitalista ,in ultima analisi quindi,come “lotta di classe”.Borghese è il pandoro,quindi,e proletario il panettone.Per quanto riguarda le equazioni,sai bene che il risultato non sarà una sintesi di borghesia e proletariato,bensì la dittatura del secondo sulla prima.Quella del torrone potrebbe in ultima analisi essere considerata una tesi deviazionista,o peggio, un pericoloso compromesso storico di cui non potranno che approfittare le oscure forze reazionarie che l’hanno sempre fatta da padrone in questa nostra povera Italia,un po’ come il patto di pacificazione siglato da socialisti e fascisti,e poiché ben sappiamo di che tipo di pacificazione parlavano i nostri nemici,temo che tu sia sulla strada della ripetizione di quel fatale errore.Confido comunque che queste posizioni idealiste non siano altro che l’onda lunga del tuo recente soggiorno nell’universal caserma prussiana,dalla quale te ne sei andato non aborrendola quanto si doveva!

  19. dimitrielmadany ha detto:

    Un bel soggiorno presso l’universal caserma è quello che ci vorrebbe per quelli come te! Purtroppo però, dai tempi dell’Alfieri le cose sono cambiate, e temo che i “perpetui soldati” abbiano lasciato il posto a dei perpetui stonati, la cui compagnia non potrebbe in alcun modo trasmetterti una maggiore disciplina…

    A parte questo, se poniamo il dibattito a livello di lotta di classe (mi verrebbe da dire che andiamo fuori tema, perché non si parla più di cose dolci), debbo contestare vivamente le accuse di deviazionismo e compromesso storico. La dittatura del proletariato è una cosa, la dittatura del panettone un’altra. A tal proposito debbo anche mettere in guardia tutti gli amanti del pandoro nelle tue vicinanze dalle possibili purghe che vai preparando per loro. Non sto parlando di lassativi fatti in casa, bensì di qualcosa di assai più terribile. Sto parlando dei famigerati campi di rieducazione gustativa di tua ideazione, dove ai malcapitati vengono somministrati forzatamente ingenti quantitativi di uvetta e canditi (che sono proprio gli ingredienti che loro detestano maggiormente), finché i poveracci non si convertono al dogma del panettone…

  20. Giorgiopan ha detto:

    Veltroni vorrebbe essere aufhebung, sigh………

  21. dimitrielmadany ha detto:

    Caro Giorgiopan, ma che c’entra Uolter? Che poi, mi perdonerai la pignoleria, al massimo vorrebbe essere aufgehoben…
    In ogni caso, tutto fa brodo, e ti ringrazio per avermi fatto tornare in mente “il volto dell’allenatore”: http://www.youtube.com/watch?v=78c1kCk05BQ !

  22. Giorgiopan ha detto:

    Come direbbe Nanni Moretti: non c’entra però centra…..

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