“Ribelli!” di Pino Cacucci

di Matteo Antonin

L’utopia è come l’orizzonte: cammino due passi, e si allontana di due passi.
Cammino dieci passi, e si allontana di dieci passi. L’orizzonte è irraggiungibile.
E allora, a cosa serve l’utopia? A questo: serve per continuare a camminare.
Eduardo Galeano

Che cosa sarebbe l’uomo senza l‘utopia? Nel suo libro Ribelli! Pino Cacucci, citando una suggestiva frase di Fabrizio de André, suggerisce: senza l’utopia l’uomo sarebbe «un mostruoso animale fatto di istinto e raziocinio…una specie di cinghiale laureato in matematica»…

Ribelli! (premio speciale della giuria Fiesole Narrativa; Feltrinelli, 2011) parla proprio della necessità intrinseca nella natura dell’uomo di questa dimensione altra legata al sogno, alla non rassegnazione, alla voglia di cambiamento, al coraggio e alla testardaggine di chi non si rassegna allo status quo.

Il libro racconta di uomini e donne, di sognatori, di pazzi, di ciò che sarebbe potuto essere e non è stato.Pino Cacucci, rabdomante sempre a caccia di storie, narra frammenti di sogni, utopie «con la minuscola»: non l’utopia presuntuosa di chi ha la pretesa di voler cambiare le cose per poi imporre nuovamente qualcosa (un’idea, la società perfetta…), ma «l’utopia dell’istintivo, insopprimibile bisogno di ribellarsi», anche nel momento in cui la realtà ci sbatte in faccia che è finita, che è giunto il momento di arrendersi, che gli altri hanno vinto.

Storie di sconfitti.

Con la maestria del grande narratore l’autore propone tredici storie di perdenti, ma non vinti; uomini e donne che, in tempi lontani tra loro e in luoghi differenti, non si sono arresi, non hanno accettato il compromesso, uniti tra loro dalla stessa voglia di andare fino in fondo, nonostante tutto.

In questo libro troviamo frammenti di storie e di ricordi pazientemente raccolti, ricostruiti con la pazienza dell’artigiano e le parole del poeta. Scopriamo le vicende di chi è stato dimenticato dalla storia, poiché – ricorda l’autore – «sono sempre i vincitori a scriverla». Troviamo oblio e calunnie, poiché gli spiriti liberi, quelli veri, a lungo andare infastidiscono tutti, anche chi dovrebbe essere con loro: ecco allora le accuse di eresia, di deviazionismo, di deriva ideologica da parte dei “veri rivoluzionari”, quelli depositari dell’ortodossia e della presunta “verità”.

Storie di morti in battaglie perse in partenza.

Silvio Corbari, antifascista e partigiano faentino, il quale – stufo degli infiniti temporeggiamenti del Comitato di Liberazione Nazionale – organizzò liberamente insieme alla sua banda la Resistenza armata sulle montagne;

Silvio Corbari

Francisco Sabaté, detto Quico, anarchico spagnolo e rapinatore gentiluomo (rapinava i latifondisti dividendo il ricavato tra le famiglie di contadini), il quale partecipò durante la guerra civile spagnola agli scontri fratricidi di Barcellona tra anarchici e stalinisti che spianarono la strada al generale Franco. Si vendicò inventando un mortaio lancia-volantini per bombardare i franchisti e divulgare i suoi proclami antifascisti;

Un murales dedicato a "El Quico"

Eulalio Ferrer, antifascista spagnolo da poco scomparso, il quale fino alla morte ha combattuto una guerra contro l’oblio, battendosi affinché non si dimentichi la storia ai più sconosciuta dei rifugiati spagnoli della guerra civile imprigionati tra l’ipocrisia della “democratica” Europa nei campi di concentramento oltre la frontiera francese;

Irma Bandiera, la quale rifiutò l’esistenza agiata di una famiglia borghese per unirsi alla resistenza partigiana. I fascisti la dovettero accecare prima di ucciderla, unico modo per toglierle dal volto fiero l’ultimo sguardo di disprezzo;

A Bologna una lapide ricorda Irma Bandiera nella via a lei dedicata nel quartiere Saragozza

Tania la Guerrigliera, giovane rivoluzionaria che nel 1961 si recò all’Avana per unirsi ai barbudos, divenendo compagna di battaglia di un certo Ernesto Guevara;

Tania la guerrigliera

Camilo Cienfuegos, uno dei pochi rivoluzionari dal sorriso limpido e contagioso, coraggioso e temerario guerrigliero, anch’egli amico e compagno in battaglia del Che;

Il sorriso limpido di Camilo Cienfuegos

Jacinto Canek, il Serpente nero, indio maya che si ribellò al colonialismo, alla schiavitù e allo sfruttamento del suo popolo, tenendo in scacco con un manipolo di uomini il potente esercito spagnolo;

Alexandre-Marius- Jacob, ladro gentiluomo che ispirò il personaggio di Arsenio Lupin, il quale mise a segno nella Marsiglia di fine Ottocento colpi e beffe memorabili. Al momento del suo arresto, dopo inseguimenti e collutazioni con la polizia, una folla di anarchici e simpatizzanti lo salutò gridando “Viva Jacob!”;

Alexandre Marius Jacob

Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti, giustiziati negli Stati Uniti nel 1927, in un clima di pesante avversione verso gli immigrati italiani e di repressione dei “sovversivi”. Prima di morire sulla sedia elettrica Nicola Sacco gridò, in un impeto di fierezza: “Viva l’anarchia!”;

Argo Secondari, anarchico italiano legato all’affascinante storia degli Arditi del Popolo, organizzazione antifascista nata da una scissione degli Arditi d’Italia in opposizione allo squadrismo (tra l’altro sugli Arditi si è molto discusso in rete in seguito alla pubblicazione di Bastardi senza storia di Valerio Gentili. Per chi volesse approfondire: qui e qui);

Argo Secondari

John Reed, giornalista e militante comunista statunitense, e Pancho Villa, rivoluzionario e guerrigliero messicano al quale il giornalista americano si unì per quattro mesi durante gli emozionanti giorni della rivoluzione messicana del 1910-1911;

Francisco (Pancho) Villa

José Gabriel Condorcanqui Tupac Amaru, discendente di Tupac Amaru I – ultimo sovrano Inca – il quale guidò nel 1781 una rivolta indigena contro gli spagnoli. Dopo la repressione della rivolta all’indio fu tagliata la lingua e venne infine decapitato. Nonostante ciò divenne simbolo della battaglia per i diritti delle popolazioni indigene dell’America Latina.

Infine, Jim Morrison, esempio di come la ribellione possa essere anche il riflesso di un’esasperata fragilità, portata alle estreme consguenze. «Non so se Jim Morrison possa essere considerato un ribelle» scrive Cacucci, tuttavia l’autore lo ritiene sicuramente un combattente contro il moralismo, l’ipocrisia, la falsità, e gli dedica un emozionante dialogo di grande poesia, degno epilogo di un libro dal sapore amaro delle speranze tradite.

Come tutte le storie di questo libro, anche quella di Jim Morrison finisce male.

Tutte queste appassionanti vicende, così lontane nei tempi e nei luoghi, hanno in comune soltanto una cosa: la sconfitta. The end, beautiful friend, the end…..

Ma se è vero, come ha scritto Eduardo Galeano (citato da Cacucci nel testo), che l’utopia altro non serve se non «a continuare a camminare», allora questo libro è un bel punto di partenza per chi vuol mettersi in marcia.

Scrive l’autore al termine della prefazione: «Nella realtà è sempre Golia a vincere. Ma non per questo Davide smetterà di guardarsi intorno, cercando una nuova pietra da scagliare».

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Sofista contaballe, stakanovista dell'otium, luddista oscurantista.
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