DIECI INEQUIVOCABILI SEGNI DELLA SCOMPARSA DELL’UMANITA’

Che cosa sono i dieci inequivocabili segni della scomparsa dell’umanità? Scoprilo qui

iPad in seguito al power off

Power off. La vita spenta delle macchine

di Claudia Boscolo

In questo momento la parola d’ordine è austerità. Quindi niente più fine settimana in sconosciute località scandinave raggiunte con voli low cost il cui biglietto di andata e ritorno costa meno di una pizza, salvo salasso punitivo al check in per non avere stampato la carta d’imbarco in anticipo. D’ora in poi solo sagre del maiale al vin brulè nel paese ai confini della provincia. Niente più puntatine di qualche ora in centri benessere della bassa Carinzia, o preziosi trattamenti per il viso o stupefacenti valigette per il portatile di marche che evocano raffinate geometrie e celeberrime città d’arte. Ma attenzione: soprattutto niente più modelli nuovi di i-Phone ogni sei mesi, e scordatevi pure l’i-Pad2. Dopo avere scialacquato patrimoni inesistenti offrendo carte di credito posticce a ogni acquisto, il nostro amatissimo vecchio continente si ritrova, per così dire, con le pezze al culo, e quindi si ritorna all’essenziale. In cosa consiste l’essenziale? Sicuramente non in quei ritrovati tecnologici per cui è necessaria una connessione internet a casa oltre a quella al lavoro, che a dirla tutta sarebbe più che sufficiente per l’italiano medio, visto che il 99% del tempo trascorso in rete da costui consiste in vigoroso cazzeggio.

Ma è sempre stato così? Austerity negli anni ‘70 significava spegnere sempre la luce quando si usciva da una stanza, non lasciare mai molti apparecchi funzionanti a corrente elettrica accessi allo stesso tempo, usare l’automobile solo in determinati giorni della settimana e solo per scopi essenziali, possibilmente a targhe alterne. Tutti diktat che a noi oggi sembrano ridicoli, perché non c’è traccia alcuna della paura di quegli anni che l’energia elettrica o la benzina possano mai finire. L’austerity del dicembre del ‘73 trovava origine nella crisi petrolifera successiva alla Guerra del Kippur: si trattava quindi di una momentanea riduzione della fornitura di petrolio e non certo della sua fine: di petrolio nei paesi arabi ce n’era fin troppo, tanto è vero che vent’anni dopo a Saddam ne avanzava un sacco da bruciare, con esiti climatici più disastrosi che se l’intero occidente fosse andato a mangiare da McDonald ogni giorno tre volte al giorno per dieci anni.

Oggi che la produzione di petrolio ha superato il suo picco, i pozzi a poco a poco si vanno esaurendo e non ne rimangono più di nuovi da scoprire – se non a costi esorbitanti o in località non esattamente raggiungibili come l’Antartide, i fondali oceanici e la faccia nascosta della Luna – le economie mondiali ne stanno tuttavia consumando più di quanto il pianeta sia in grado di produrne, e questo avviene a un ritmo di costante crescita, soprattutto nei paesi cosiddetti emergenti. Nonostante ciò, per qualche generazione ancora si potrà continuare a insozzare il pianeta senza rimorsi, ma molto presto arriverà il giorno in cui non si riuscirà a fornire energia in quantità proporzionale al suo consumo, e quello sarà il giorno in cui buona parte delle macchine si spegnerà, perché come tutto ciò che di buono l’umano potrebbe fare, le energie rinnovabili e alternative rimarranno solo una fantasia da oratori di belle speranze. Rimarranno accesi solo quei robot il cui funzionamento può essere garantito dall’energia solare, come il piccolo WallE, solitario spremitore di rifiuti in un pianeta abbandonato dai suoi aguzzini. Ovviamente tocca sorbirsi il solito finale consolatorio della Disney: gli umani si riscattano dall’assoggettamento a forze esterne che li costringono a essere maligni quando loro in realtà avrebbero un cuore d’oro. Si risvegliano dal sonno della ragione e in un improvviso impeto di senso di giustizia fanno i conti con i mostri che loro stessi hanno prodotto durante la narcosi. In ogni caso, il piccolo Wall-E, unica macchina desiderante dell’intero melenso ambaradan rappresentato nel film, mostra in modo delizioso ciò che sarà degli innumerevoli macchinari di cui ci circondiamo quando verrà meno la fornitura petrolifera, non per complicate questioni geopolitiche, ma perché il pianeta segue il proprio ritmo e non quello dei consumatori.

Si dovrà trovare un altro modo per far funzionare tutte le macchine di cui disponiamo che necessitano di energia elettrica. Al momento attuale ogni altro metodo di produzione massiccia di energia sembra sufficiente per far funzionare il minimo indispensabile, macchinette come il simpatico robottino disneyiano, o poco più. Vediamo quindi che curiosamente picco del petrolio, neo-austerity e decrescita vengono a coincidere.

Che sia una congiunzione astrale così sfavorevole? Quali sono le macchine a cui potremmo in un futuro trovarci a dover negare la poca energia disponibile per poterla concentrare sul necessario? Ma soprattutto, cosa farsene delle centinaia di migliaia di relitti di robot quando saranno privi di vita e inutilizzabili allo scopo per cui sono stati concepiti? Sappiamo bene che il mondo senza di noi andrebbe avanti benissimo, anzi, ricomincerebbe a vivere bene; quello che abbiamo difficoltà a concepire è proprio la possibilità per noi di restare nel mondo anche senza l’enorme spreco di energia che oggi viviamo quotidianamente.

Se le automobili e i mezzi di trasporto possono essere almeno temporaneamente adattati ad abitazioni, oggetti come l’i-Pad lasciano poco alla fantasia. Si tratta di tavolette delle dimensioni di un piccolo vassoio di paste, ma troppo liscio per avere la funzione di vassoio, troppo scuro per riflettere qualcosa, troppo lucido per usarlo come lavagna. Sostanzialmente un oggetto inutilizzabile se non acceso, con componenti troppo sofisticati per essere reimpiegati, il tablet può trovare una nuova funzione solo se gli si rimuove lo schermo. In quel caso è possibile ricavarne la parte in metallo, che potrebbe usata come elemento minimo di una struttura più ampia, per esempio per piastrellare una superficie. Cinque i-Pad saldati insieme possono fare un contenitore per gli utensili, di cui ci sarà sempre più bisogno in mancanza di energia elettrica.

Cellulari, lettori mp3, macchine fotografiche digitali ultrapiatte e simili apparati elettronici non hanno riutilizzo alcuno, vista la loro scarsa resistenza. Tutti gli oggetti della tecnologia di ultimissima generazione assumono valore e significato solo se sono collegati a una fonte di energia, altrimenti la loro materia è vuota, insignificante, grezza.

Normalmente, come insegna anche Stanley Kubrick, la prima trasfigurazione della tecnologia è nella violenza, come arma. In questo caso però abbiamo ben poco da ripensare. Come puoi affrontare la tribù dei tuoi nemici a colpi di video al plasma iperaccessoriati con decoder incorporato? Appare tutto abbastanza inutile, così la tecnologia digitale rivela la sua vera natura: non serve a niente, o almeno, non serve a nulla di pratico.

Dallo schermo di un pc si può trarre una superficie su cui scrivere, mentre la tastiera è da buttare. Forse dai tasti si potrebbero ricavare giochi di società come lo Scarabeo. Forse gli oggetti minimi, i componenti, potrebbero diventare degli amuleti, dei simboli di una religione perduta, di divinità dimenticate in un tempo dove le lampadine si accendevano e illuminavano il buio della notte, oppure, simili agli esagrammi dell’I Ching, potrebbero distribuire oracoli agli umani in cerca del loro passato remoto disperso da un tempo in cui la rinuncia ai libri ha trasferito i contenuti nell’etere, irraggiungibile senza corrente elettrica. Dell’uomo e del suo intelletto traslocato in rete senza energia non rimarrà nulla, a parte una montagna di carcasse ammonticchiate in attesa di una forma di vita intelligente che ne recuperi una qualsiasi sostanza.

Informazioni su El_Pinta

Semiologo dilettante, spettatore ostinato, saggista crossmediale, teorico poststrutturalista.
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3 risposte a DIECI INEQUIVOCABILI SEGNI DELLA SCOMPARSA DELL’UMANITA’

  1. Silvia ha detto:

    Grazie Claudia, come sempre da buona e saggia analista, Penelope della Realtà virtuale e non di giorno, Lilith di notte, hai descritto ed immaginato, coraggiosamente e con dovizia di particolari, lo scenario apocalittico che verrà a delinearsi nei prossimi” Ultimi” Tempi della presenza umana sul pianeta e siccome l’hai fatto anche con grazia oggettiva e con acute riflessioni, sappi se ti può far piacere, che il mio supporto al tuo pensiero è vasto come la Piazza Rossa…Ma dimmi? :- Come faccio la salsa verde senza il frullatore? Dammi un’idea, stasera ho deciso di cucinare del bollito per 8 persone in casa della mia migliore amica nonché mia dentista, per lavare i piatti non c’è problema, della lavastoviglie, in questa reincarnazione, ne ho fatto a meno così come tante altre cose e tu? Un abbraccio fotovoltaico…Silvia

  2. Claudia Boscolo ha detto:

    Cara Silvia, bentornata e grazie! Per fare la salsa verde i nostri antenati usavano pestello e mortaio, che servono anche a mantenere toniche le braccia🙂 Concordo sulla non necessità degli elettrodomestici della cucina, anche se finché non finisce il petrolio continuo volentieri a delegare…

  3. marina ha detto:

    Trascorro spesso il finesettimana in una baita di montagna di amici dove esiste solo un piccolo pannello solare; dunque niente elettrodomestici in cucina. All’inizio sembra disorientante, ma poi si sopravvive. E si montano le chiare a neve, e la panna, e le uova con lo zucchero, con un frullino a mano. Niente affettatrici, trituratrici, robot da cucina, niente forni a microonde, solo una magnifica stufa a legna, e i cibi preparati e cotti lì hanno un gusto che ci rimane in bocca anche quando siamo ormia riscesi a valle.

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