Skate shoes e piani sequenza: recensione a “Se fossi fuoco, arderei Firenze”

Se fossi fuoco, arderei Firenze

di Flavio Pintarelli

Guarda qui che roba, pensa Maddalena scorrendo con un movimento della testa i Lungarni. Filmali senza essere retorica, su. Assegna una musica a una ripresa di Ponte Vecchio, a un piano sequenza in Piazza della Signoria, dai, vediamo che bel risultato. Racconta il Battistero, la Cupola o San Miniato al Monte. E neanche puoi dire: bene, saremo analitici, prenderemo in considerazione tutto, filmeremo ogni cosa, ottima idea per ritrovarsi dopo due o tre anni di lavoro con un film che è un inutile documentario sulla cosa più ovvia del mondo, il fatto che Firenze è bella.

Vanni Santoni, Se fossi fuoco, arderei Firenze

Mi è successa una cosa strana quando sono andato in una libreria di Roma nei pressi di piazza Repubblica per comprare Se fossi fuoco, arderei Firenze, l’ultimo libro di Vanni Santoni e ora ve la racconto.

Sono entrato nella libreria, che è una delle mie mete preferite quando sono nella capitale, e mi sono diretto con sicumera e passo deciso verso l’ampio scaffale di narrativa, ho agganciato la lettera esse e ho cominciato a snocciolare i nomi alla ricerca del giusto dorso di copertina.

Disappunto, tra la narrativa il libro di Vanni Santoni non c’è, sarà negli scaffali dedicati della casa editrice (Laterza, 2011) penso tra me e me non senza una smorfia di disappunto e mi metto a vagare per la libreria cercando appunto la sezione di Laterza.

Ancora un buco nell’acqua. Pazienza, mi dico, e mi risolvo a spulciare i saggi Einaudi sui quali luccica un appetitoso 25% di sconto, in omaggio alla legge Levi. Mi metto sotto braccio un paio di tomi di quelli che se hai letto la biografia dell’autore è tanto, ma fa sempre bella figura avere sulla libreria quando capita che un intellettuale ti suoni alla porta chiedendo di poter aspettare in casa tua il meccanico ché fuori piove.

Eppure, eppure mi manca qualcosa, io Se fossi fuoco, arderei Firenze lo voglio a tutti i costi, vuoi perché non ho mai letto nulla di Santoni e tutti ne parlano gran bene, vuoi perché l’ho invitato a un’iniziativa culturale (se non l’avete capito l’intellettuale che vi suona in un giorno di pioggia sono io, per cui vi conviene correre a comprarvi un paio di saggi Einaudi col 25% di sconto) qui a Bolzano e se magari mi chiede “l’hai letto il mio ultimo libro? Che ne pensi?” poi ci faccio una magra figura a rispondere “ehm…no, ma sai, sto leggendo Benjamin, non ho molto tempo”.

Insomma, mentre questi pensieri mi attraversano il cervello inesorabili come la fila di persone disposta a comprare il nuovo libro di Fabio Volo, mi dirigo verso un commesso dall’aria scazzata e gli domando “scusa avete mica l’ultimo di Vanni Santoni?”, quello mi squadra e risponde “controllo”, dirigendosi con passo strascicato verso il terminale. Dopo un rapido consulto mi comunica che il libro c’è e si avvia con passo deciso verso lo scaffale di narrativa. Lo seguo sorridendo sotto i baffi, perché giassò che tra la narrativa del libro di Santoni non v’è traccia. Come volevasi dimostrare anche il solerte commesso rimane di stucco, ma poi, d’improvviso, ha un guizzo, si volta e si dirige con andatura marziale verso un angolo a me ignoto della libreria e mentre mi avvicino noto che lo scaffale ivi posizionato contiene le guide turistiche ed è qui che la mia ricerca ha termine, tra una Lonely Planet di Bali e la guida agli agriturismi della Tuscia ecco spuntare fuori il volume tanto agognato. Pago, esco e prontamente comunico un po’ contrariato la cosa @vannisantoni su Twitter, il quale mi risponde più contrariato di me.

Passano circa ventiquattro ore e mi ritrovo con il culo sprofondato in una poltrona del Freccia Argento 9454 Roma-Bolzano e mi accingo a cominciare la lettura di Se fossi fuoco, arderei Firenze. Bastano poche pagine per farmi sorridere e ripensare alla dis-avventura del giorno precedente, perché una volta iniziata la lettura non ci si può proprio stupire del fatto che il libro di Santoni sia finito tra le guide turistiche.

Se fossi fuoco, arderei Firenze, infatti, è un romanzo in cui la topografia di Firenze si fa cartografia emozionale, fondendo gli sguardi dei personaggi con itinerari e derive in cui mi piace pensare che l’autore si sia perso esplorando la sua città. Il risultato è una sorta di sintesi in 140 pagine dei personaggi precari che si affollano su sarmizegetusa, il blog di Vanni Santoni, e della rubrica Le strade di Firenze tenuta dallo stesso sul Corriere Fiorentino.

Ma questo libro non si ferma qui, Se fossi fuoco, arderei Firenze è anche qualcosa di più, almeno per chi, come me, ha vissuto la propria adolescenza negli anni ’90. Anni in cui un paio di scarpe da skate bastavano a sottolineare un’ipotetica affinità, almeno fino a quando non ci si accorse che c’erano troppe scarpe calzate da troppi piedi perché si potesse essere tutti fratelli.

Certi personaggi creati da Santoni sono reduci di quei tempi, costretti a dirsi “che poi, me lo immagino: a quei tempi si saranno lamentati che non c’era mai nulla, come noi adesso”.

Certi altri, invece, sono figli di questi tempi e certi altri ancora in questi tempi si sono sentiti sempre anacronistici, o vecchi, oppure ci sguazzano o ancora sopravvivono al limite dell’annegamento. Insomma, questo è un romanzo corale in cui i personaggi incrociano le loro traiettorie, come in Crash e in America Oggi, e Santoni li tratteggia con la stessa precisione e dedizione con cui, sessione dopo sessione, un giocatore di ruolo aggiorna la sua scheda personaggio.

Che posso dire di più? Io l’ho divorato in quelle cinque ore di treno e probabilmente lo rileggerò ancora e ancora, perciò non posso fare a meno di consigliarvelo.

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Informazioni su El_Pinta

Semiologo dilettante, spettatore ostinato, saggista crossmediale, teorico poststrutturalista.
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