La fine del tiranno. Un dialogo

tra Dimitri El Madany e Giorgio Luciferini

Qualche tempo fa, scrivendo sul processo a Mubarak, ci siamo spinti in considerazioni inerenti alla natura del processo in generale, con particolare attenzione al caso in cui l’imputato sia un despota testé destituito. La recente barbara uccisione di Mu’ammar Gheddafi, operata senza alcun tipo di processo, rende ancor più attuali quelle riflessioni. Ad esse era seguito un corposo commento, a firma Giorgio Luciferini, che per motivi imperscrutabili non abbiamo pubblicato in coda al post in questione, ma che in compenso siamo assai lieti di potervi proporre ora!

G:

Vorrei iniziare questo commento partendo dalla nostra Costituzione Repubblicana, o meglio dalla sua genesi e dal suo limite strutturale.

Come tutti sappiamo il nostro ordinamento giuridico prevede quali siano le fonti adibite alla produzione delle leggi, come esse si ordino, quale sia la prevalenza tra due leggi contrastanti e provenienti da fonti diverse e via dicendo. Tutto in nome della coerenza del Sistema.

I costituzionalisti sapevano (verosimilmente da Giustiniano in poi) che un ordinamento giuridico per funzionare deve essere coerente. E i 139 articoli che regolano la struttura e il funzionamento della Repubblica rispondono perfettamente a questa esigenza. Tutte le leggi o provvedimenti promulgati dai vari organi dello Stato seguono un sistema che discende dalla Costituzione e in cui essa si pone in posizione apicale.

Vi è però un limite in questo sistema, un limite che per certi versi può essere ricondotto alla genesi stessa di questa “certezza e coerenza del diritto”, rappresentata dai fatti così detti extra ordinem.

La Repubblica nasce al termine di una dittatura ventennale. Nasce dopo che il capo di questa dittatura venne giustiziato e appeso a testa in giù.

Oggi, la stessa Costituzione afferma l’inammissibilità della pena di morte (art. 27) e sancisce come debba essere regolato un processo che possa definirsi “giusto” (art. 111). Norme per noi sacrosante e che rispondono perfettamente a uno spirito di giustizia largamente condiviso. Ma fino a quando?

Sicuramente fino a quei fatti extra ordinem di cui sopra. Ovvero fino a quel tipo di eventi che si pongono al di fuori del sistema (giuridico e non), ma che ne sono contemporaneamente parte integrante.

Le libertà di esprimere la propria opinione, di riunirsi, di protestare, sono tutelate dalla nostra Costituzione. Ma cosa accadrebbe se come conseguenza sfociassero in comportamenti atti a sovvertire il sistema entro cui trovano tutela? Lo metterebbero certamente in crisi.

Mettiamo caso che domani, in Italia, tutti fossimo coinvolti in scenari come quelli dei paesi arabi degli ultimi mesi. Il primo effetto, per quanto amata sia, sarebbe la disapplicazione di buona parte degli articoli della Costituzione.

Si produrrebbe sicuramente un effetto a catena, per cui 139 articoli diverrebbero 139 tasselli di domino: il primo tassello a difesa del potere costituito cadrebbe sul tassello della libertà di manifestare e via via cadrebbero tutti gli altri, fino al disfacimento dell’ordinamento cosi come lo conosciamo. In questo processo, sicuramente temi come la pena di morte o il giusto processo cambierebbero i propri connotati, sarebbero sicuramente “sentiti” in modo diverso forse fino al punto di ritornare alla fine del ventennio dove tutta la nostra storia repubblicana ebbe inizio.

Venendo al dunque della questione: come si può definire un processo a un dittatore “giusto” se alle sue spalle vi sono state dinamiche che hanno tirato un solco così profondo con quello che c’era prima, da tutti i punti di vista, dall’ordinamento, al concetto di stato, ai sentimenti popolari e via dicendo?

Prendiamo il processo di Norimberga: dopo tutto quello che era successo, e nonostante i propositi di giustizia, si arrivò comunque a verdetti omicidi.

Giusto? Sbagliato? Processo equo e imparziale o sentenza già scritta?

Secondo me tutte valutazioni che non possono essere date.

Chioso con una domanda provocatoria ma non troppo: Mussolini andava salvato?


D:

È proprio pensando a Mussolini che mi sono approcciato al tema del processo al tiranno. Il duce non è stato processato, o almeno non “regolarmente”. I compagni partigiani che lo custodivano hanno fatto una cosa che forse non spettava a loro. Mussolini avrebbe dovuto subire un processo della nascente Repubblica italiana, ed invece è stato giudicato da una parte. Certo era la parte giusta, non ci sono dubbi. Però era pur sempre una parte, e non un giudice “terzo” (pur con tutti i limiti di un simile concetto).

Sappiamo bene di quali atti immondi si siano macchiati i repubblichini, alla cui causa vergognosa oggi si tenta da più parti di restituire una dignità che non ha mai avuto né mai avrà, e che non va confusa con il rispetto per i morti. Ma è proprio la dignità ciò che i partigiani hanno perso di vista, se non già con l’esecuzione del duce, certamente con il vilipendio del suo cadavere. Le scene di Piazzale Loreto hanno un che di medioevale. Sarò banale, ma un essere umano non dovrebbe mai fare né subire certe cose. La vendetta difficilmente può condurre ad alcunché di buono. Quando la vittima diventa carnefice, s’innesca un circolo vizioso da cui è difficilissimo uscire.

Tu dici che in momenti di sovvertimento dell’ordine costituito, la costituzione frana come un domino, articolo per articolo. Bene, io credo che sia proprio nel momento in cui un’ordine frana e si lotta per costruirne un altro, che bisogna combattere contro i feroci istinti vendicativi. È proprio nella barbarie e contro la barbarie, che bisogna mantenere la propria umanità. Anche quando sembra impossibile, anche quando il nemico è disumano. “Stay human”.

Tornando al processo, mettere alla sbarra Mussolini avrebbe comportato dei bei grattacapi a molti, non ultimi gli Alleati. Ciò sembra confermare il fatto che sarebbe stato più “ortodosso” mettere sul banco, pubblicamente, tutto l’orrore di vent’anni di fascismo, piuttosto che giustiziare il duce e appenderlo a testa in giù. Così facendo, si è persa la possibilità di conoscere le connivenze estere col regime fascista – per altro poi in gran parte accertate storicamente – ed inoltre si è regalato ai neofascisti un perfetto martire. Una mossa strategicamente assai poco sagace.

So di rasentare l’utopia. Non posso che darti ragione quando, a proposito di un “giusto processo”, fai notare come queste siano valutazioni che non si possono dare. Un processo equo è già difficile da ottenere in condizioni di pace, figuriamoci a ridosso di un conflitto mondiale o una guerra civile. Lo stesso processo di Norimberga non ha fatto piena giustizia: anche tralasciando gli innumerevoli fuggiaschi transoceanici dell’operazione Odessa, ci sono stati – per fare solo un esempio – alti ufficiali delle SS che si sono macchiati di crimini di guerra e che poi sono invecchiati comodamente nella Germania federale, senza mai essere estradati.

G:

Mussolini avrebbe dovuto subire un processo della nascente Repubblica italiana, invece è stato giudicato da una parte”. Parto da questa tua affermazione.

Precedentemente ho fatto notare come un ordinamento regga fino a che non ne venga instaurato un altro, fino cioè a quei fatti extra ordinem che ne fanno implodere l’universo giuridico, facendone venire meno, passo dopo passo, la coerenza.

Secondo me è proprio in questo passaggio, nell’intervallo che si pone tra il vecchio e il nuovo, che le sentenze devono essere necessariamente emanate. Sentenze che rappresentano semplicemente il culmine di un qualcosa di massa. Decidete voi cosa sia questo qualcosa, per me esso rappresenta la vendetta della nazione.

Vendetta che va contestualizzata e messa sotto coperchio nello specifico periodo storico e sociale in cui si colloca, senza andare con il nostro orizzonte mentale a contaminarla, perché, come si dice, la Storia ha già giudicato. E riguardando quelle famose immagini pare proprio che a Piazzale Loreto fossero tutti contenti.

Detto questo, innanzitutto ti chiedo: sulla base di cosa la nascente Repubblica avrebbe dovuto giudicare Mussolini? Non ci sarebbe stata alcuna – e sottolineo alcuna – giustificazione giuridica. Premesso che la Repubblica instaurava un ordinamento del tutto nuovo (e non mi dilungo oltre), di cosa si poteva accusare Mussolini?

Della lesione delle libertà politiche, civili, etc.? Tempus regit actum: se durante il ventennio questi diritti, per usare un eufemismo, non venivano tutelati, non si può condannarne la violazione tramite una legge emanata successivamente.

Dell’alleanza con i tedeschi? E perché mai? Un capo di governo può allearsi con chi vuole nello scacchiere mondiale. Inoltre gli è solo andata male, perché se Hitler avesse vinto non saremmo certo qui a dibattere amabilmente.

Se poi si volesse insinuare che l’Italia sia stata complice dei campi di concentramento, sarebbe il caso di addurre delle prove della diretta responsabilità di Mussolini: che ne fosse a conoscenza e quant’altro. Come si può pensare di imputare a un capo di governo le responsabilità di un altro capo di governo? D’altro canto la responsabilità penale è personale.

Avresti voluto per il duce un processo ad hoc stile Norimberga? Impossibile: la nostra stessa Costituzione vieta l’istituzione di tribunali speciali.

Mi permetto di citarti ancora: “sarebbe stato più “ortodosso” mettere sul banco, pubblicamente, tutto l’orrore di vent’anni di fascismo, piuttosto che giustiziare il duce ed appenderlo a testa in giù”. Ma, ti chiedo, perché? Vent’anni di fascismo ce li avevano tutti sulla pelle. Cosa si doveva provare ancora? Le prove c’erano tutte, quello che mancava era solo la sentenza che nessun tribunale avrebbe mai emesso. Semplicemente perché non c’era tribunale, e anche se ci fosse stato non avrebbe potuto giudicare.

Per cui, bang. Una sentenza grande verosimilmente un centimetro o poco più. La sentenza che tutti volevano e che avrebbe ripagato tutti.

Sullo scempio del cadavere sono d’accordo con te: humanitas prima di tutto.

Ultima quaestio: il refrain “ce l’avete ammazzato voi il duce” va letto a mio avviso non come la conferma di un legittimo culto del martire, bensì come un chiaro monito. “Sì, ve l’abbiamo ammazzato noi il duce, cosi vi ricordate che fine fanno i fascisti”.

Questione risolta?

Rettifica: temo che condannando il vilipendio di cadavere peccherei di incoerenza, quindi giustifico anche quello.

D:

Devo ammettere che invidio la tua coerenza. Potrei cercare altre ragioni a sostegno della tesi del “giusto processo”, ma temo che sia ormai demolita dalle fondamenta. Invece, la tua rettifica finale ancora non mi convince.

Prendiamo il caso a noi più vicino nel tempo: la recente mesta fine di Mu’ammar Gheddafi. Fatta salva la brianzola consapevolezza che sic transit gloria mundi, converrai con me che l’accanimento sul cadavere dell’ex rais e la sua esposizione ad un macabro pellegrinaggio – con la gente che portava i figli piccoli a vedere che brutta fine fanno i cattivi – siano attività esecrabili? Perché, se lo sono nel caso di Gheddafi, allora lo furono anche nel caso di Mussolini.

G:

Su Gheddafi posso dire che mi sono risparmiato le immagini dell’esecuzione, per quanto possibile… Contestualizzandola al nostro discorso, devo farmi libico, e da libico penso sia giusto così. Da occidentale ovviamente è tutto un altro discorso, anche se mi viene un’altra considerazione da fare, legata allo stato di fuggitivo.

Se un dittatore di uno stato liberato fugge, così facendo mette automaticamente in conto che, qualora venisse catturato, con ogni probabilità sarebbe giustiziato. E allora, mi chiedo, perché non consegnarsi? Fuggendo volontariamente, il tiranno si sottrae di fatto ai canoni del giudizio e della giustizia. Dall’altra parte ci sarà un giovane inseguitore, il quale, nella logica della caccia all’uomo, si sentirà in pieno diritto di puntargli una pistola alla tempia. Come il nostro partigiano Valerio, anche il giovane esecutore libico con la pistola d’oro verrà ricordato positivamente, come colui che tolse di mezzo il dittatore.

Facciamo un balzo d’immaginazione – forse nemmeno troppo ardito – e pensiamo alla possibilità che qui in Italia il nostro attuale premier, pur di non perdere la poltrona, si mettesse a compiere atrocità sulla popolazione. Una volta destituito e catturato, come potrebbe mai venirci in mente di risparmiargli la vita?

In sostanza la mia posizione non cambia, nemmeno di fronte alla spettacolarizzazione del lato mostruoso dell’uomo.

Informazioni su Dimitri

Braccia rubate all'agricoltura
Questa voce è stata pubblicata in Analisi, Attualità, Esteri, Eventi, Personaggi, Prese di posizione, Storia e contrassegnata con , , , , , , , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...