Ongaku no susume #9

 di Stefano Palmieri

Pochi giorni fa l’emittente televisiva via cavo statunitense AMC ha mandato in onda la puntata pilota di una nuova serie tv intitolata Hell on Wheels. Ambientata nel 1865 e quindi agli sgoccioli della guerra civile americana, la serie racconta le vicende di Cullen Bohannon, un ex soldato della Confederazione degli stati del Sud che cerca vendetta per l’uccisione della moglie da parte dell’esercito dell’Unione. Non ve la faccio lunga e non vi spoilero niente, ma consiglio vivamente la visione perchè c’è dentro veramente di tutto: cowboys, indiani, ferrovie nel bel mezzo del nulla dell’Arkansas, Smith & Wesson fumanti, schiavi neri appena liberati e una bella dose di violenza gratuita che non fa mai male. Ad ogni modo, mentre vedevo la prima puntata l’altra sera, la mia attenzione si è spostata verso un attore che mi sembrava di riconoscere, ma non riuscivo a focalizzare bene chi fosse. Il personaggio in questione è Elam Ferguson, uno schiavo appena liberato e ingaggiato nella costruzione di una ferrovia, che avrà (spero) un ruolo molto importante per lo svolgimento dell’intera vicenda. Di sicuro non è un attore, ho pensato, altrimenti l’avrei subito riconosciuto. Attanagliato da questo dubbio durante tutta la puntata, finalmente i titoli di coda svelano l’arcano. L’attore in questione è Common, rapper americano conosciuto principalmente per le sue liriche incentrate sull’amore e sulla spiritualità.

Quindi signore e signori, l’album che verrà recensito questa volta sarà un disco Hip Hop. Se vi piace, bene, altrimenti prendetevela con Common, che mi ha dato questo gancio. L’album in questione è Classics di MED pubblicato il primo novembre dall’etichetta Stone Throw Records. MED è un MC della west coast conosciuto solo ultimamente con questo pseudonimo composto semplicemente dalle prime tre lettere di quello precedente, ossia Medaphoar. Attivo da più di dieci anni, ha collaborato con i più grandi artisti del panorama Hip Hop internazionale: dall’indimenticato J Dilla a Erikah Badu, da MF Doom a Madlib. Nel 2005 viene finalmente pubblicato il suo tanto atteso primo full-length prodotto interamente dal quel genio di Madlib e intitolato Push Comes To Shove, assolutamente da ascoltare se non l’avete già fatto.

Ma passiamo senza fronzoli al nuovo album Classics: è composto da 14 tracce di cui 10 prodotte dallo stesso Madlib e le restanti 4 rispettivamente da The Alchemist, Karriem Riggins, Georgia Anne Muldrow e Oh No (fratello dello stesso Madlib). Per chi conosce in nomi sopra citati avrà già capito e immaginato il sound che contraddistingue il disco: bassi grassissimi, samples da pelle d’oca (quello di Sun Ra e di Howard Johnson su tutti) e batterie super funkettose. Le collaborazioni eccellenti non mancano neanche, si va dal leggendario Talib Kweli a Hodgy Beats, da Pok a Kurupt con la ciliegina sulla torta Aloe Blacc, quello di I Need A Dollar, ne avevamo già parlato se non sbaglio. Che altro dire: “Black power, brown pride/ How can you hold me when it pumps inside?”  Buon ascolto e mi raccomando, non ascoltate il disco con gli auricolari ma con le cuffie, altrimenti passo a bastonarvi uno ad uno. Scherzo, peace.

PS: Al contrario delle altre volte, Ongaku no susume verrà pubblicato non alle 11.01 ma alle 11.11. Oggi è l’11/11/11 e questo blog partecipa all’iniziativa #occupyeverything. Per cui gente occupate tutto quello che vi pare ma attenzione, il cesso non vale.

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