DIECI INEQUIVOCABILI SEGNI DELLA SCOMPARSA DELL’UMANITA’

Che cosa sono i dieci inequivocabili segni della scomparsa dell’umanità? Scoprilo qui

Mille non più mille

I nuovi millenaristi

L’autolesionismo nell’era post-riduzionista

di Claudia Boscolo

Avete presente quel tizio che si è cavato gli occhi a mani nude davanti all’anziana madre e a un gruppo di fedeli terrorizzati, scatenando l’orrore nella chiesa di Sant’Andrea a Viareggio? Gli occhi, strappati dalle orbite, giacevano a terra inerti, mentre il parroco e i fedeli chiamavano l’ambulanza e la polizia, gli astanti urlavano e piangevano, eccetera. Volendo si potrebbe indulgere in dettagli splatter, termine coniato da George A. Romero per descrivere il suo film Dawn of the dead, che aveva tuttavia ambizioni più alte che rappresentare unicamente corpi martoriati dagli zombi. Soffermiamoci piuttosto sull’unica dichiarazione rilasciata dal poveretto: “Una voce mi ha detto di farlo. Dovevo togliermi la vista. E’ il castigo di Dio”.

Innanzitutto, uno si chiede di cos’altro volesse castigare il buon Dio quel pover’uomo, già sufficientemente castigato dalla sua stessa vita, una tardiva convivenza con la madre e un fallimento pressoché totale nella ricerca di un impiego. I giornalisti come al solito si ubriacano alla sagra del riduzionismo: nessuno si esime dal descrivere l’uomo come sofferente di gravi disturbi psichici, gravemente afflitto da una forte depressione, e via medicalizzando. Il gesto sarebbe quindi, secondo la stampa, la conseguenza naturale di una condizione clinica doppiamente diagnosticata, nel Regno Unito e in Italia, e ampiamente trattata. Questa riduzione del protagonista di un gesto incredibilmente spettacolare a comune psicotico ha il notevole demerito di ridurre anche la portata storica del gesto che ha compiuto. Un atto di autolesionismo così potente da togliere il fiato, non tanto per i brividi che provoca il suo risultato scenografico o per la forza bruta richiesta per operare una tale automutilazione, quanto per la sensazione nettissima di ritrovarci davanti al più potente segno di una probabile fine dell’umanità: il ritorno del millenarismo.

 Quella voce che risuona nella mente degli psicotici è riconosciuta come uno dei sintomi principali della schizofrenia, che porta alla conseguente somministrazione, a volte molto pesante, di neurolettici. Quando ciò non avviene, può anche darsi che il soggetto psicotico dia effettivamente corso agli imperativi delle voci, con conseguenze autolesioniste. In questo caso, si può dedurre dalle stesse parole della vittima che le voci non gli consigliassero specificamente di cavarsi gli occhi (le voci non sono mai così specifiche), ma piuttosto di risparmiare al suo sguardo le sozzure del mondo. In altre parole, di mantenersi puri, escludendo la vista del mondo dal proprio universo sensoriale.

Cosa c’è di così sozzo nel mondo, che valga la pena di cavarsi gli occhi per non vederlo? La lista è lunga, cominciando dalle orride visioni di bambini africani scheletrici ricoperti di mosche in attesa solo di morire di fame, mentre l’altra metà del mondo riporta danni consistenti all’organismo a causa di una dieta ipercalorica; oppure i corpi scarnificati delle bombe di tutte le guerre; oppure le immagini di violenze sessuali praticate quotidianamente sulle donne da parte di un numero imprecisato di uomini (imprecisato perché la maggior parte delle donne coinvolte non denuncia, subendo una  violenza accessoria costituita dalle svariate minacce che seguono quella fisica); oppure le immagini di abusi pedofili di cui abbonda la rete. Insomma, ce n’è in abbondanza da cavarsi gli occhi.

 Tuttavia, il sintomo identificato come “udire le voci” è molto più frequente di quanto non si pensi. Alcuni studi degli psichiatri olandesi Marius Romme e Sandra Escher pubblicati nel corso degli anni ‘90 sostengono che il concetto di schizofrenia è dannoso, in quanto porta alla medicalizzazione di un fenomeno, che invece ha la funzione precisa di aiutare a elaborare un trauma infantile. In uno degli studi dei dottori Romme ed Escher si è riscontrato che il 77% dei pazienti a cui era stata diagnosticata la schizofrenia sentiva le voci in seguito a esperienze traumatiche, che variavano da violenze effettive, a essere stati estremamente trascurati e sminuiti nella prima età e nell’adolescenza. Sentire le voci sarebbe quindi il sintomo di un disagio molto più complesso della schizofrenia, e dargli il giusto peso lasciandolo manifestare piuttosto che inibirlo porterebbe a un’elaborazione completa del trauma. La prassi della psichiatria è quella di distrarre il paziente, piuttosto che permettergli di concentrarsi su ciò che lo turba. Ma sebbene gli antipsicotici possano essere di qualche utilità nei casi più gravi, esiste una significativa parte dei casi conclamati, circa il 30%, che continua a sperimentare sintomi considerati tipici della schizofrenia, come sentire le voci, anche dopo essere stati trattati con alte dosi di neurolettici.

Al problema di “sentire le voci” è dedicato un intero sito, che raccoglie la comunità dei voices hearing, cioè coloro che soffrono di allucinazioni uditive ma rifiutano di sottoporsi alle cure farmacologiche. In seguito agli studi accurati di Romme e Escher è stato fondato il Hearing Voices Movement.

 Ma in questo particolare caso, non è escluso che si possa trattare di un ritorno dello stesso fenomeno passato alla storia come millenarismo, recentemente declassato a psicosi collettiva.

Come spiega Umberto Eco, Il senso della storia nasce nel famoso capitolo XX dell’Apocalisse di San Giovanni, di cui nel Medioevo furono date due interpretazioni: quella ortodossa agostiniana (il santo, non il lookologo), secondo cui si attendeva una generica fine del mondo; e quella degli emarginati, degli eretici, degli asceti, che vedevano nella Chiesa il fulcro della corruzione, secondo cui la fine del mondo coincideva con l’anno mille. I movimenti a forte matrice visionaria che ruotavano intorno alla seconda lettura dell’Apocalisse vedevano ogni segno potenziale della fine del mondo come il momento per raccogliersi in attesa sotto la guida di un leader carismatico. Il movimento anarchico-mistico dei flagellanti è divenuto famoso per la teatralità delle manifestazioni pubbliche dei suoi membri. Ma piccoli gruppi di autolesionisti si formavano ovunque, animati dalle letture dell’Apocalisse.

Nella chiesa di Sant’Andrea quella mattina il parroco non stava leggendo un passo del libro di San Giovanni, bensì del Vangelo. Tuttavia, si può ora affermare che, anche senza alcuna particolare ispirazione data dal momento, il millenarista apocalittico autolesionista si manifesta in contesti sociali apparentemente dissociati dal disagio che lo agita e agisce seminando il panico.  Si può affermare soprattutto che il millenarista autolesionista ha come finalità proprio quella di seminare il panico e scatenare l’orrore, al fine di risvegliare le coscienze dall’oblio del benessere. E’ quindi davvero il caso di declassare il protagonista di quel gesto spettacolare a comune psicotico, o non sarebbe meglio dare ascolto a questi segni e valutarli nella loro reale portata storica?

 In una celeberrima puntata di un programma televisivo del 1989, il filosofo e scrittore patafisico Fernando Arrabal tentò di forzare il dispositivo del format televisivo deviando la conversazione sul millenarismo, forte di una formidabile sbronza. A memoria d’uomo, quello è stato l’ultimo tentativo di portare seriamente il problema all’attenzione del grande pubblico, sostenendo che finalmente ora che è terminata l’orribile epoca del positivismo,  noi poveri, noi umiliati avremo la nostra rivincita contro il potere costituito, essendo in noi stessi riposto il vero cammino verso la verità e la vita. La conversazione prevedibilmente terminò in una gran rissa, causata soprattutto dal tasso alcolico di Arrabal e dalla sua temporanea incapacità di formulare una teoria credibile del ritorno del millenarismo; ma per chi ancora lo ricorda, quel momento ha rappresentato una definitiva cesura fra il mondo dello spettacolo prima e dopo la fine del riduzionismo positivista.

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Semiologo dilettante, spettatore ostinato, saggista crossmediale, teorico poststrutturalista.
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15 risposte a DIECI INEQUIVOCABILI SEGNI DELLA SCOMPARSA DELL’UMANITA’

  1. mrz ha detto:

    L’automutilazione un atto terroristico an-archico? Certo, però compiuto per domandare ordine e non per propagare il caos. In ciò consiste la sua “schizofrenia”.
    Proprio perché la condizione di “senza legge” dell’autolesionista mi sembra più subita che agìta, credo che cavarsi gli occhi in chiesa sia la più radicale delle sue richieste di un archè proprio presso l’altare di un Dio Padre non più tanto efficiente.
    Ciò, più in generale, fornirebbe un indizio interessante per spiegarci la “schizofrenica” passione per l’ordine e la disciplina della bizzarra figura dell'”anarchico moderato” contemporaneo – il quale, vorrei far notare, non si fa pregare due volte per rivelare tutti i trucchi del suo cappello, a partire dalle carni martoriate sotto anestesia da metalli e inchiostri, le vesti lacerate ad arte e il taglio di capelli che mima eczemi medievali.
    Voglio dire, il “théâtre du Grand-Guignol” è pur sempre un “théâtre”.
    E come ci ricorda saggiamente il tourettiano sloveno: “the images of this horrible vortex are ultimately a lure, a trap to make us forget where the true horror lies”: cioè nell’abissale libertà aperta dall’eterna assenza di una legge trascendentale della ragion pratica.

    • lucagiudici ha detto:

      Come lo “vedi” il teatro dell’orrore Maurizio? Artaud se lo chiede. Se la vista è luce, come lo vedi? Non vi è alcun fondamento alla ragion pratica. Avrebbe potuto esserci un archetipo senso del limite (hybris), ma tutto ciò è perso nelle notti cimmeriane di Conan. La devastazione del corpo e la sua tragedia sono figlie di chi ha visto in questo corpo-proprio solo una periferica meccanica. Hic sunt leones, siamo di nuovo nel mondo ignoto del frammento ornamentale: solo che sgocciola sangue.

  2. polpettide ha detto:

    Probabilmente lo hanno indotto le voci al terribile gesto.
    Forse una scoperta della quale eravamo all’oscuro….
    http://www.imdb.com/title/tt0057693/
    http://www.comingsoon.it/Film/Scheda/Trama/?key=21317&film=L-UOMO-DAGLI-OCCHI-A-RAGGI-X

    un film del maestro Corman, che ho visto quando ero proprio piccino, ma che mi è rimasto sempre impresso…
    ben s’addice mi pare all’argomento,gettandovi sopra una luce science-fiction.
    Comunque un segno sempre inequivocabile.

  3. luigi ha detto:

    Anche Edipo si rese cieco. Oreste era tormentato dalle Erinni, o Furie, o Eumenidi. Erano voci?

  4. Claudia Boscolo ha detto:

    @Maurizio: infatti l’atto di seminare il panico realizzato con questa impressionante determinazione, che definirei mistica, è molto più razionale di quanto possa apparire e, soprattutto, di quanto il discorso dominante sull’autolesionismo non lo voglia far apparire. Il fatto stesso che si riduca sistematicamente l’autolesionismo a psicosi fa emergere il terrore introiettato dalla società del consumo che all’ordine costituito si possa sostituire un bel giorno un ordine morale basato sulla ragione pratica e non sulla ragione (e religione) di stato.
    @Polpettide: grazie per il suggerimento, amo molto Corman ma non ho mai visto questo film, quindi non colgo il riferimento, ma se l’idea è che le voci siano eterodirette, non è quello che intendevo. La voce è interiore, e non è sintomo di schizofrenia, bensì espressione di un obbligo morale a porre fine a questo mondo basato ormai esclusivamente sulla violenza gratuita, quotidiana e implicita della società dei consumi.

  5. Polpettide ha detto:

    No no. Le voci non sono eterodirette. O almeno da quel che mi ricordo del film, cioè da quello che la mia memoria ha trattenuto e dotato di senso.
    Il professor Xavier si strappa gli occhi, perchè non riesce più a sopportare il peso di ció che vede. Il suo sguardo X-Ray, da dono, si trasforma in dannazione. Metaforicamente, ma non troppo, è la capacità di vedere oltre, che lo rende “folle”. Portatore di una conoscenza altra, penetrante la realtà. Una visione dissacratoria, un super-sguardo (tecno-magico-cinematografico?) che lo isola e lo costringe al gesto estremo.
    Grazie a te per avermi fatto ritornare in mente questo film. È tanto che non lo vedo. Ora lo scarico e me lo riguardo meglio…

  6. Claudia Boscolo ha detto:

    Approfondirò di sicuro questo spunto eccezionale, che merita quanto meno una citazione!

  7. Claudia Boscolo ha detto:

    @Luigi, anche Edipo è un antecedente, certo, e si cava gli occhi proprio perché non desidera vedere più nulla, ma la questione finisce lì, a livello interpretativo, dico, visto che nella tragedia non mi sembra che ci sia alcun riferimento esplicito a voci. Per quanto riguarda la vicenda Oreste attraverso le varie forme narrative del mito greco, mi sembra che non vi sia alcuna attinenza al tema dell’autolesionismo nel modo in cui l’ho trattato nel mio pezzo; ciò non toglie che se vuoi, puoi spiegarmi meglio cosa intendi dire.

  8. lucagiudici ha detto:

    Cito un testo importante su questo tema, “Il crollo della mente bicamerale e l’origine della coscienza” del neuropsichiatra Jaynes. Costui sostiene che la membrana che unifica (e connette) gli emisferi cerebrali sia uno sviluppo evolutivamente recente, e avrebbe portato all’aunità ovvero all’Io. Prima le differenti parti dell’encefalo parlavano tra di loro: da qui, le voci, gli dei, il mito, l’età dell’oro, etc. etc. La schizofrenia stessa spesso veniva curata chirurgicamente con la rescissione della membrana intra-encefalica. Riduzionismo, linguistica, terapia, mito, narrazione: è come guardare attraverso un caleidoscopio e voler ricomporre l’immagine.

  9. lucagiudici ha detto:

    Poi ci sarebbe molto da dire sulla vista: il segno della luce di Dio, della ragione e dello spirito, che si perde nell’oscuro indistinto e demonico mondo dell’istinto e della carne. Figli di Abele che cacciano Caino, ma non si ricordano che Shamael il caduto era anche Lucifero? Come se il demone e l’angelo non si combattessero da sempre, e che così sarà fino all’Apocalisse, indispensabili l’uno all’altro?

  10. mrz ha detto:

    No, scusate. Ho lanciato la pietra e sembra che mi sia ritirato.
    Non è così! È che ‘sto cacchio di coso non m’ha notificato che c’erano delle repliche al commento.
    Che figura da maleducato!
    Solo ora, tornando sull’articolo di Claudia per citarlo, mi sonno accorto che la conversazione s’era protratta.
    Leggerò con attenzione e risponderò se avrò qualcosa di intelligente da dire.
    Scusate ancora.

  11. valeriagaudi ha detto:

    Interessante! Sono felice di aver trovato qui il riferimento agli Uditori di voci. Tempo fa lessi un libro scritto da uno dei fondatori, uditore di voce egli stesso, che mi aprì la mente su quella che viene chiamata per convenzione schizofrenia.. Appena recupero il titolo lo posto qui e ne suggerisco la lettura ai piu’…

  12. Claudia Boscolo ha detto:

    @Valeria, passami il titolo di questo libro se lo ritrovi ché mi interessa molto!

  13. valeriagaudi ha detto:

    Claudia scusa per il ritardo! E’ passato qualche anno, spero che ti interesserà ancora!
    Il testo è questo:
    R. Coleman, Guarire dal male mentale, Ediz. Il Manifesto, Roma,
    ciao!

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