La bellezza e l’orrore. Appunti su “Sventurata la terra che ha bisogno di eroi”

di Dimitri El Madany

Dal nostro posto, sosteniamo che l’attività d’interpretazione del mondo deve continuare ad essere legata all’attività di trasformazione del mondo.

André Breton, 19351

Bertolt Brecht

Vorrei qui tentare, per simpatia, un approccio filologico a Sventurata la terra che ha bisogno di eroi. Fin dal suo primo apparire, il nostro titolo brechtiano ha sollevato polemiche e spunti interessanti, il che era poi intento esplicito del suo autore, Michele Barbaro.

Questo perché, nella volontà di scrive, è salda l’idea che ogni scoperta nasce dal conflitto. Perché il confronto più profondo e leale lo si fa con i propri nemici, con i propri fantasmi. Non vi è in questo progetto nessuna pretesa accademica o dottrinale. Ci sono spunti, provocazioni, da discutere insieme, se si vuole.

Ebbene, a esordire fu Céline, e se vi ricordate era il giorno della memoria. Immantinente si levarono gli strali contro l’infausta coincidenza – Céline era infatti, per chi non lo sapesse, fervente antisemita. Il commentatore chiudeva così:

Chiedo all’autore di quest’articolo, che in fin dei conti non è per niente provocatorio, è incontestabile: chiedo, secondo lui, valgono qualcosa artisticamente le opere in cui Céline inneggia all’antisemitismo?

Il Barbaro, nonostante si fosse appena svegliato, rispondeva con lapidaria lucidità a chi osava contestare il valore artistico dell’opera céliniana:

Temo il giorno in cui l’arte sarà costretta alla morale.”

Al commentario avrebbe poi messo fine un’entrata a gamba tesa dello stopper Pintarelli, con tanto di raddoppio di marcatura da parte del fluidificante Antonin.

Louis-Ferdinand Céline

In un altra puntata di Sventurata la terra, l’ottimo Cataldo Tridico ci parlava dei siluri a lenta corsa del principe Borghese. Quel post valse alla rotta un commento prestigioso, quello del presidente dell’ANPI bolzanina, Lionello Bertoldi, che poi avremmo anche avuto l’onore di intervistare. Bertoldi condannava la trattazione a suo dire eroica delle azioni fasciste di Borghese e dei suoi uomini. Non era certo quello l’intento di Cataldo. Eppure la rubrica suscitava di nuovo la questione del giudizio etico in conflitto con il giudizio estetico, e forse anche quella della stessa legittimità di quest’ultimo. Il giudizio estetico infatti, nel valutare un’azione – azione artistica nel caso di Céline, azione bellica nel caso dei “maiali” – pretende di prescindere dal contesto etico.

Il Barbaro chiudeva il vivace dibattito nei commenti mettendo a fuoco proprio questa chiave di lettura:

Sulla possibilità di separare il fascino estetico dal giudizio morale, credo che sia complesso rispondere in maniera univoca. Per onestà intellettuale, dico che io lo credo possibile, comprendo chi però pensa il contrario. Purché questo non diventi eliminazione di un passato, seppur mostruoso, necessario da conoscere.

La questione mi aveva arrovellato per un bel po’, finché poi non ho incontrato un racconto di Vercors, del 1944. In esso si narra un pezzo di quel “passato, seppur mostruoso, necessario da conoscere”, uno dei mille episodi della “notte della ragione”. Il massacro di Oradour sur Glane.

Era il 10 giugno 1944, o se preferite il D-day + 4. Il piccolo villaggio di Oradour – non lontano da Limoges, in Francia – si affaccendava ignaro. Nelle campagne circostanti la resistenza francese non aveva atteso gli Americani per darsi da fare. I maquisards si prodigavano già da tempo in ripetuti attacchi ai tedeschi. La 2a divisione corazzata delle SS Das Reich aveva subito numerose perdite e la sua marcia dalla Guascogna alla Normandia procedeva a rilento. Il Maggiore delle SS Helmut Kämpfe era stato rapito dai partigiani. Kämpfe, un eroe di guerra decorato con la Croce di ferro sul fronte orientale, era l’ufficiale tedesco più alto in grado mai catturato dalla resistenza francese. La rappresaglia si scatenò nel primo pomeriggio.

Al comando del Maggiore Otto Dickmann – che di Kämpfe era intimo amico – un distaccamento del 4° reggimento di SS Panzergrenadier Der Führer entrò nel villaggio di Oradour. Granate e mitragliatori: nessuno fu risparmiato. Per primi vennero trucidati gli uomini. Poi la chiesa, stipata di vecchi, donne e bambini, venne data alle fiamme. Infine venne bruciato l’intero paese.

Oradour-sur-Glane

Poche settimane dopo il massacro, la Francia era libera. Le seicentoquarantadue vittime di Oradour avevano a modo loro contribuito alla vittoria. La carneficina aveva di fatto arrestato per 48 ore la marcia delle SS: un ritardo che lo stesso Eisenhower giudicò decisivo per la battaglia di Normandia2. Magrissima consolazione.

La Repubblica francese volle fregiare il comune di Oradour con la Croce di guerra e la Legion d’onore, l’onorificenza più alta, creata da Napoleone nel 1802. Ma l’onore dei martiri ebbe vita breve. Il 19 febbraio 1953 un’amnistia cancellò le condanne emesse appena una settimana prima dal tribunale militare di Bordeaux. Le pene capitali mutarono in carcere perpetuo, quelle detentive passarono in cavalleria3. La maggior parte delle SS sopravvissute – si trattava per lo più di Alsaziani – poté far ritorno a casa. La rabbia di Oradour fu tale, che il paese riconsegnò sia la Croce di guerra che la Legion d’onore, con buona pace di Napoleone.

Ma lasciamo il Còrso, e con un gioco di parole torniamo a Vercors. Le parole – questo il titolo del suo racconto, redatto poco dopo l’eccidio e pubblicato insieme ad una poesia – si svolge durante il massacro di Oradour, e ci rimanda dritti al problema sviscerato da Sventurata la terra.

Jean Bruller, in arte Vercors

Quando i nazisti arrivano al villaggio, il protagonista – Luc – si nasconde dietro ad una catasta di legna nel cortile di casa sua, poco distante dall’abitato, giusto dove decide di acquartierarsi un tenente delle SS. Questi, mentre il massacro comincia, ordina al sergente di portargli tela e cavalletto, ed inizia a dipingere. Dal villaggio giungono le prime scariche di mitraglia e le urla si levano straziate, ma il tenente pare non curarsene. Anzi, per nulla distratto, l’ufficiale disegna un paesaggio che il nostro protagonista, pur nascosto, non riesce a non ammirare.

La purezza di quelle linee, il modo essenziale con cui solcavano la tela, non potevano trarlo in inganno, era arte, e di una sottile essenza.

Quando il massacro è compiuto, il quadro è anch’esso terminato.

Il tenente asciugò lentamente i suoi pennelli. Con il sergente contemplavano il dipinto, in silenzio. Il sergente era immobile.

Wunderbar, – articolò infine. – Oh! Wundervoll, – ripeté. – Prodigioso. In vita mia non ho visto mai un’armonia così ricca e insolita. Quest’opera mi fa fremere fino al midollo.

Bene, Bene, – disse l’ufficiale con voce ardente, – sì voglio crederle, sì, credo anch’io sia vero –. Prese il braccio del sergente. – Ci sono riuscito, infine, finalmente ci sono riuscito! – urlò con l’accento impetuoso e contento d’una gioia profonda. Oh, Rudolf, Rudolf, – disse stringendo le spalle dell’amico, – questa tela è bella!

Sì, è bella, – disse il sergente con il tono pacato d’una convinzione fervente.

«Sì, è bella», pensò Luc con orrore. Era ferito fin nel profondo dell’animo.Avrebbe voluto morire.4

Quello che succede poi a Luc lo lascio scoprire a voi. A noi qui interessa capire perché egli volesse morire, o, se preferite, come l’arte possa prescindere dall’orrore. Come può l’artista eludere totalmente il contatto con la realtà? Come può il tenente produrre qualcosa di bello, mentre intorno a lui è l’inferno? Eppure ciò accade.

L’uomo è in grado di ascendere a vette sovrumane, ma anche di sprofondare in disumane bassezze. Qui torniamo laddove eravamo partiti, e possiamo azzardare delle conclusioni. La bellezza della poesia e lo sfregio del pregiudizio convivono sul volto segnato del vecchio Céline. Nell’epopea dei siluri a lenta corsa si può certo vedere l’impresa straordinaria, ma essa è indelebilmente accompagnata dall’orrore. Nel dipinto del tenente delle SS vi è indubitabilmente del valore artistico, ma si tratta di un fatto estetico che prende forma in un contesto a dir poco atroce. Pur nella finzione, come rapportarsi a simili laceranti contraddizioni? Possiamo censurare questi elementi? Dobbiamo forse sospendere il giudizio?

Personalmente, ritengo giusto affrontare una volta di più simili temi o autori, poiché si è visto come i dibattiti avviati dallo “scandalo” iniziale siano forieri di spunti quanto mai interessanti. Inoltre, confrontarsi con l’orrore contribuisce a definirne la fisionomia e a perpetuarne il fondamentale ricordo. Infine, simili tematiche allenano il pensiero a superare, per quanto possibile, quello che Aristotele chiamava principio di non contraddizione, che regna certo incontrastato in larghe province della matematica e della logica, ma che in molti altri luoghi dell’umano ingegno lascia il tempo che trova. Banalmente, le cose non sono mai o bianche o nere, ed anzi è proprio dalle sfumature che possiamo trarre il miglior insegnamento sulla realtà.

NOTE:
André Breton, Azione e sogno, in Manifesti del surrealismo, Einaudi 1966.
3 Gli ufficiali tedeschi responsabili del massacro erano Dickmann, esecutore materiale, ed il suo superiore, il tenente generale Heinz Lammerding, capitano della “Das Reich”. Il primo era morto in Normandia, il secondo si era rifugiato a Düsseldorf, nella zona di occupazione britannica. Condannato a morte in contumacia, Lammerding non venne mai estradato e morì a Düsseldorf nel 1971, di cancro.
Vercors (Jean Bruller), Le parole, il melangolo 1994.

Informazioni su Dimitri

Braccia rubate all'agricoltura
Questa voce è stata pubblicata in Analisi, Arte, Prese di posizione, Storia, Sventurata la terra che ha bisogno di eroi e contrassegnata con , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

4 risposte a La bellezza e l’orrore. Appunti su “Sventurata la terra che ha bisogno di eroi”

  1. Pingback: La fine del tiranno. Un dialogo | La rotta per Itaca

  2. michelebarbaro ha detto:

    Rispondo con un pò di ritardo a questo articolo, che mi lusinga per il lavoro svolto e regala alla ricerca nebbiosa di “Sventurata” una luce nella strada.
    La vicenda del tenente-pittore si incastra perfettamente nel meccanismo che piano piano, “sventurata la terra” va costruendo. E questo, non lo dico per piaggeria o gentilezza nei confronti di un mio amico prima che “collega”. tant’è che, amante quale sono della polemica, avrei preferito, che il buon Dimitri non ci avesse capito nulla! Così fortunatamente non è. devo però aggiungere qualcosa a quanto scritto in questi appunti.
    Questa ricerca non vuole confinare in una nicchia le azioni deprecabili, salvandole attraverso una postilla, che ne giustifichi l’importanza estetica. Ogni gesto qui descritto è letto alla luce della complessità e organicità dell’esistenza, dalla convinzione che sia profondamente difficile, se non impossibile, scindere, bene e male o bello e brutto. E perciò il valore di Celine è grande in virtù della sua adesione al nazismo, non “anche se”. Questo perché non poteva essere altrimenti.
    Quello che si indaga, non riguarda la sfera del bene o del male, ma un personalissimo e soggettivo concetto di fascino, estasi, meraviglia. Ho avuto la fortuna di condividere questa ricerca con Cataldo, che conosce, forse meglio di me, questa oscura curiosità. Ecco perché ci tengo a precisare che questo lavoro non vuole essere un “moralismo al contrario”,
    ma esige di essere considerato come frammenti densi di significati, di contraddizioni e colori, e queste contraddizioni le accetta, non vuole risolverle.

    Ringrazio ancora Dimitri, lo ringrazio davvero.
    Mi scuso per il ritardo, che so, non giova alla dialettica telematica, ma insomma c’erano gli aceri a chiamarmi.
    Un saluto ancora.
    grazie
    Michele Barbaro

  3. dimitrielmadany ha detto:

    Caro Michele,

    la dialettica telematica se ne farà una ragione, del tuo ritardo così come del mio! Mi fa molto piacere leggere il tuo commento e scoprire di non aver preso del tutto una cantonata!

    Giacché siamo in vena di salamelecchi, lasciati dire che, all’interno di questo nostro variegato contenitore culturale, ho un debole particolare per Sventurata la terra (si era capito, no?!). Personalmente, si tratta di letture che ogni volta mi lasciano “un po’ così”… Riflessioni che aprono più aporie di quante ne risolvano, il che è, a mio parere, un effetto squisitamente filosofico, laddove – e lo sai meglio di me, visto che, oltre all’amicizia, ci lega anche la comune disciplina – la filosofia originariamente non dà risposte, bensì conduce ad ulteriori infinite domande.
    In fondo, la consapevolezza dell’irriducibilità di una contraddizione non è essa stessa già una soluzione della contraddizione medesima?

    Sarò retorico (con buona pace di Carlo Michelstaedter): lungi da noi qualsiasi moralismo, sia pure “al contrario”! Proseguiremo piuttosto seguendo lo spunto critico, il dialogo e la polemica (costruttiva), come è nella natura di questa navigazione verso Itaca che abbiamo intrapreso insieme, e che insieme porteremo un giorno a termine, bonaccia permettendo. Fino ad allora, la bussola continuerà a girare impazzita, e noi ci lasceremo portare dai venti e sbalzare dai marosi, svuotando in fretta la cambusa che imbarca acqua e rattoppando alla meglio le vele strappate. E finché l’albero di maestra resterà in piedi, per nulla al mondo abbandoneremo la nave!

  4. michelebarbaro ha detto:

    commovente. Grazie Mille Dim, sottoscrivo tutto.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...