DIECI INEQUIVOCABILI SEGNI DELLA SCOMPARSA DELL’UMANITA’

Che cosa sono i dieci inequivocabili segni della scomparsa dell’umanità? Scoprilo qui

La violenza del soldo

Money’s too tight (To mention)

Il soldo di cacio all’Ikea dei sentimenti

di Claudia Boscolo

Parliamo di soldi. Nel tentativo di superare l’afflizione per l’imminente scomparsa dell’umanità, spulcio in rete alla ricerca di segni che contraddicano le previsioni dei Maya, ma purtroppo non ne trovo che conferme.

Su youtube molti video testimoniano che le forze dell’ordine impediscono ai cittadini di chiudere i loro conti correnti nelle banche responsabili della situazione economica disastrosa che tutti conosciamo. Qui, per esempio, si vede come a St. Louis lo scorso agosto una piccola folla di fricchettoni non allineati col sistema tentò di entrare in un’agenzia della Bank of America, ma venne respinta dalla polizia. Qui, invece, sempre i simpatici cops fermano in malo modo una donna che dall’esterno sostiene venticinque clienti della famigerata Citi Bank, entrati tutti assieme in una filiale con lo stesso proposito. Qualche commentatore, per lo più americano, osserva che sarebbe più efficace chiudere i conti correnti in sordina, uno alla volta, magari una decina al giorno in orari diversi, in modo tale che a ogni fine giornata le filiali si trovino dieci clienti in meno senza colpo ferire. Vero. Tuttavia non si tratta solo di far fallire le banche, ma di convincere l’opinione pubblica della violenza che sottende l’atteggiamento degli istituti di credito verso i propri clienti. Nulla di meglio, quindi, che mostrare come si affrettino a reagire le forze dell’ordine davanti a una richiesta perfettamente legittima, e la rabbia del popolo davanti alle telecamere accese, per fomentare la rivolta planetaria.

Sì, lo so, questa rubrica dovrebbe farvi ridere. Non che non ci sia più nulla da ridere, ma quando si parla di soldi in genere diventiamo tutti un po’ malinconici, essendocene in giro pochi. O meglio, si favoleggia che ce ne siano ancora molti, però non sembrano più accessibili come alla fine degli anni ‘90, quando le banche invitavano gli studenti alla pratica del put it on plastic. L’improvvisa doccia di realtà ci ha sprofondati in questa malinconia saturnina, quasi un’epifania dureriana dell’impossibile trasformazione del piombo in oro. E quindi, sull’onda di questa malinconia, vale la pena di riprendere lo storify del blog collettivo Il lavoro culturale, in cui si sottolinea che se “sono i processi a fare le epoche e non le singole date”, non fa male avere a disposizione “un tavolo di letture” su cui basare una riflessione adeguata alla drammaticità dei fatti di Roma. Banalizziamo volentieri dicendo che fa bene riflettere prima di sparare cazzate frettolose in rete e sulla carta stampata.

 Nel 1982 John e Billy Valentine cantavano “I been laid off from work, my rent is due / my kids all need brand new shoes / so I went to the bank to see what they would do / they said, son looks like bad luck’s got a hold on you / Money’s too tight to mention / I can’t get an unemployment extension / Money’s too tight to mention / I can’t even qualify for my pension / We’re talking ‘bout reaganomics…” Il pezzo fu poi ripreso dai Simply Red che ne fecero un paradossale anthem discotecaro, cosicché conobbe un successo enorme anche nell’Italia dell’edonismo reaganiano di agostiniana memoria (non il santo, bensì il lookologo di Quelli della notte), nonostante nel testo il riferimento alla politica reaganiana dei tagli al settore pubblico fosse più che esplicito. Ora che il riflusso è finito, e con esso la capacità di convertire un pezzo potenzialmente sovversivo nella colonna sonora delle estati della riviera romagnola, si può finalmente tornare a parlare seriamente dei soldi che mancano, come si è fatto in tutte le epoche in cui il popolo stava male.

Parliamo per esempio di uno status che gira su Facebook in questi giorni e che vale la pena di riportare per intero. Avvertenza per i miei venticinque lettori: tenete duro anche se siete diabetici, finisce presto e lascia il segno.

 E’ stato recentemente calcolato che il costo per crescere un bambino dalla nascita ai 18 anni è di circa 160.140 Euro. Ma questi 160.140 euro non sono poi così tanti se si traducono in: – 8.897 euro l’anno – 741 euro al mese – 171 euro alla settimana – 24 euro al giorno – 1 euro l’ora. Se pensi ancora che il miglior consiglio sia quello di non avere figli, se vuoi diventare “ricco” ti sbagli di grosso!!! Vuoi sapere cosa ricevi in cambio dei tuoi 160.140 Euro? – Risatine sotto le coperte ogni sera – Bacini umidicci – Abbracci teneri teneri – Una manina da tenere – Qualcuno con cui fare le bolle di sapone – Qualcuno con cui ridere a più non posso (qualunque sia stata la tua giornata di lavoro) – Più amore che il tuo cuore possa sopportare Per 160.140 euro, non devi mai crescere: – Puoi dipingere con i colori – Giocare a nascondino – Rincorrere farfalle e lucciole – Giocare con le macchinine o le bambole – Continuare a credere a Babbo Natale –

Hai una scusa per leggere ancora le favole alla tua età, guardare i cartoni animati, ritagliare fiori di carta, tirare i sassolini tra le onde del mare, esprimere un desiderio quando vedi una stella cadente Non c’è miglior rendimento per i tuoi 160.140 euro. – Diventi un eroe solo perchè recuperi il pallone da un albero, sai insegnare ad andare sui pattini, riempi d’acqua una piscina di plastica, o cucini una torta al cioccolato!!! Per 160.140 euro hai un posto in prima fila per: – Il primo passo – La prima parola – Il primo giorno di scuola – Il primo giro in bicicletta senza le rotelle – Il primo appuntamento d’amore – La prima volta al volante. Agli occhi del tuo bambino sei appena appena sotto Dio. – Hai il potere di far passare la bua con un bacio, di mandare via i mostri cattivi da sotto il letto, di consolare un cuore spezzato, di amarlo senza limiti. E’ un bell’affare per quel prezzo no?

 Un bello spot che sottolinea tutti i pros&cons del riprodursi. Da un lato, l’investimento economico non indifferente; dall’altro, la possibilità di godere della compagnia di un pupattolo con tutti i benefici che se ne ricavano.

Ricordiamo che lo stipendo medio di un insegnante di terza fascia titolare di spezzone di cattedra non supera gli 800€ mensili; lo stesso guadagna un impiegato a contratto triennale nella pubblica amministrazione, un impiegato del settore culturale, un operaio non qualificato, un garzone di bottega, ecc. Diciamo che la fatidica cifra di 800€ mensili è lo stipendio medio per buona parte della popolazione di questo paese, e lo stipendio medio europeo non è di molto superiore: tutto sommato si aggira a poco più o meno del doppio, che continua ad essere molto poco; tanto è vero che sempre più europei, come gli americani, sono coperti di debiti e appesi alle loro carte di credito come ultima risorsa, con le conseguenze di cui sopra. Ma l’illazione più stupefacente di questo spot della riproduzione in forma di status facebookiano è che chi non spende una media di 741€ al mese per avere un bambino con cui fare le bolle, non li spende non perché, semplicemente, non li ha, ma perché vuole “diventare ricco”.

L’umanità che scompare potrebbe farlo in grande stile. Qualcosa del genere Navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione; ma gli umani, a differenza dei replicanti, si confermano i miserabili che sono sempre stati. Nella loro evanescenza terminale, che potrebbe essere un’occasione spettacolare per smentire una storia plurimillenaria di abusi, micragne e piccolezze varie, gli umani tentano l’ultima carta della commozione da Mulino Bianco, dove l’opportunità di generare viene valutata sotto lo stesso aspetto economico della catena di supermercati Tesco: value for money. Vuoi mettere 741€ al mese in cambio di un cucciolotto di umano con cui fare le bolle? Vuoi mettere, per un totale di 160.140€, non dover mai crescere, poter dipingere con i colori, giocare a nascondino, rincorrere farfalle e lucciole, giocare con le macchinine o le bambole, continuare a credere a Babbo Natale? In sostanza, nell’Ikea dei sentimenti dell’umano evanescente, nella Walmart degli zombie sentimentali, il complesso di Peter Pan si può acquistare alla modica cifra di un appartamentino in periferia. Un affarone.

Tutto intorno, nel frattempo, brucia.


Informazioni su El_Pinta

Semiologo dilettante, spettatore ostinato, saggista crossmediale, teorico poststrutturalista.
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4 risposte a DIECI INEQUIVOCABILI SEGNI DELLA SCOMPARSA DELL’UMANITA’

  1. silvia ha detto:

    E’ vero tutt’intorno brucia ma si sa che fa più rumore un albero che cade che uno che cresce infatti esistono anche umani che scelgono di non avere figli non per i costi o per l’evanescenza dei loro sentimenti ma per garantire un futuro a quelli degli altri, senza perdere la dignità e il tempo utile per stare con loro a fare le bolle di sapone, con lavori e straordinari sottopagati, umani che pianificano la loro vita per essere e non per avere e quindi ottengono anche in termini materiali, che amano i genitori e i loro figli perché conoscono la meschinità umana e hanno imparato ad accoglierla e perdonarla, perché non giudicano con l’arroganza del corvo che dice al merlo…umani che sono consapevoli d’essere di passaggio su questa terra ma non per questo lasciano i rifiuti nei prati o distruggono autobus, umani che non odiano ne diffidano o hanno paura del vicino di casa o dell’immigrato, umani come te come me e come tutti quelli che sono consapevoli che dopo un’incendio bisogna avere pazienza, aspettare che le braci profonde si spengano e poi tirarsi su le maniche e ricostruire…Tra gli umani esistono i custodi dei sogni e sarà il loro genoma che salverà l’umanità. E’ necessario solo un atto di Fede. Un abbraccio a tutti
    Silvia.F

  2. Claudia Boscolo ha detto:

    Ciao Silvia, grazie mille per il commento a cui rispondo con deprecabile ritardo. Concordo pienamente con te. In questo post il bersaglio era la fiera dei sentimenti monetizzati, ma è chiaro che l’argomento è ampio, e mi sono accorta in ritardo che per come l’ho affrontato posso avere urtato qualche sensibilità. E’ tuttavia vero che un figlio si mette al mondo per istinto e non per calcolo, specie quantificabile in un ritorno ridicolo come quello illustrato in quello status.

    • silvia ha detto:

      Ciao Claudia, grazie a te d’averlo affrontato…l’argomento scomodo…ci siamo tutti dentro anche se desideriamo venirne fuori, abbiamo accettato di farci monetizzare la vita perché non sappiamo quanto vale, ma quando lo capiamo siamo già in deprecabile ritardo…tu no anche se non risponderai che tra cent’anni. Un abbraccio forte e buone cose sempre.

  3. Claudia Boscolo ha detto:

    Molto vero quello che dici, e grazie ancora per le belle parole. L’automatismo a monetizzare denota una bassissima autostima dell’umanità, che sarà anche la causa principale della sua scomparsa. Ricambio l’abbraccio, C.

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