DIECI INEQUIVOCABILI SEGNI DELLA SCOMPARSA DELL’UMANITA’

Che cosa sono i dieci inequivocabili segni della scomparsa dell’umanità? Scoprilo qui

Il seme degli dei spesso non genera frutti

Il crepuscolo dei semidei
di Claudia Boscolo
In sociologia si definiscono Second Generation (abbreviato in G2) i figli degli immigrati. Uno studio esaustivo e molto citato su come gli immigrati di seconda generazione possono apportare cambiamenti positivi al paese in cui sono nati da genitori stranieri è Legacies. The Story of the Immigrant Second Generation di Alejandro Portes e Rubén G. Rumbaut. Il saggio esplora percorsi educativi, vita scolastica, identità, lingua, esperienze di discriminazione e livello di autostima di questi giovani cittadini, il cui retroterra culturale si differenzia da quello dei coetanei americani. Sulla scia dei giovani descritti in questo libro, si considerano G2 i figli degli immigrati anche in Inghilterra, fra cui molti italiani. Insegnare la lingua e la cultura italiana a questi ragazzi è un’esperienza unica, se non altro perché la sfida maggiore consiste nel non fargli abbandonare il corso una volta che hanno capito in che fuffa si sono messi. Ma questa è un’altra storia.
Comunque, i G2 non sono solo i figli degli immigrati, ce ne sono un po’ per tutte le categorie. Ci sono, per esempio, i fricchettoni G2, cioè i figli dei sessantottini che ascoltano la musica dei loro padri, che hanno respirato e goduto un clima rivoluzionario nelle loro case, trovandosi di conseguenza ad affrontare lo straniamento di una società che non corrisponde in minima misura ai presupposti culturali in cui sono stati allevati. La giornata tipica di un fricchettone G2, a.k.a. TQ: colazione con i Pink Floyd; vita lavorativa nine-to-five in corporation sognando la carriera accademica per merito, con evidente scollamento dalla realtà di tipologia schizofrenica; dopo lavoro a cannabis con amici; serata a casa su social network tramite cui viralizzare testimonianze frammentarie dell’esistenza di una vita intellettuale su un altro pianeta. E ovviamente, niente sogni: quelli li hanno già visti fallire i padri.
Nonostante il quadro appena dipinto, essere un G2 in qualche settore dà comunque qualche vantaggio. Il quarto inequivocabile segno dell’imminente scomparsa dell’umanità ce lo manifesta infatti qualche G2 rockstar, ovvero i figli delle grandi celebrità del rock degli anni ‘60/’70 che, lungi dall’avere neppure l’ombra del talento dei padri, ne sperperano tuttavia allegramente i patrimoni, spesse volte sputtanando pure la casa. Chi non si è interrogato su che senso abbia essere Ozzy Osbourne con i figli che si ritrova, o non sa chi sia Ozzy, o ha dei figli peggiori, o tertium datur, ha semplicemente smesso di farsi domande – che sarebbe poi la via auspicabile visto il crepuscolo del pianeta.
In quest’epoca evanescente, come in tutte le altre, resiste coriacea un’intera categoria di esseri umani la cui vita è finalizzata all’unico obiettivo di alimentare l’industria dell’entertainment. Spesso ci si chiede: ma perché è famosa questa tipetta qui? Nessuno ha una risposta precisa, e quindi l’unica risposta è che facendo un sacco di palestra e conducendo una vita sociale animatissima si diventa famosi per forza, visto che alla radice della fama ci sta il paparazzo, e il paparazzo bazzica solo dove ci sono movimento e tipe palestrate. Cosìcché la rivista che pubblica le foto dei paparazzi finisce sulle mensole delle parrucchiere, da dove si diffonde il verbo e un’intera industria del nulla si alimenta. Questo avviene su base quotidiana. Sic stantibus rebus, si può affermare che il vuoto pneumatico è il motore immobile del mondo.
Un altro fondamentale ruolo di questa tipologia umana palestrata e addobbata con abiti costosissimi e minutissimi è quello di fornire gossip per la colonna destra di Repubblica, senza la quale il sito rimarrebbe una landa deserta, non tanto per la qualità inesistente degli articoli, quanto per la materia su cui sono chiamati a scrivere i giornalisti italiani, in cui difesa bisognerebbe ormai sguinzagliare i caschi blu dell’ONU. Questa industria dell’entertainement fa girare un sacco di grano – per dirla come il Presidente del Consiglio in neolingua, adottata anche dalle antologie scolastiche per inderogabile DDL della Ministra. Oltre a ciò, è alimentata da esseri umani veri, cioè in carne ossa. Cioè, dietro quelle immagini fulgide e abbacinanti ci sono, in effetti, dei tizi fatti come me e te, dotati di arti superiori e inferiori, pollice opponibile, qualche neurone, ecc. Ma alcuni hanno anche il pedigree.
Quando passi in rassegna le foto dell’emaciata Peaches Geldof  ti interroghi sul destino dell’umanità, ti chiedi se i figli dei semidei, cioè i rockstar G2, quelli che sono cresciuti, al posto tuo, nelle magioni dei tuoi miti dell’adolescenza, saranno veramente in grado di mantenere in vita l’umanità la cui esistenza si basa principalmente su due cose: il glamour e la musica buona. La piccola Geldof, per esempio, è assurta agli onori delle cronache per alcune foto en deshabillé, peraltro molto innocenti, dove mostra un corpo quasi da bambina, tatuato ma un po’ cicciottello – troppo per essere il prodotto di una delle coppie più glamour della scena punk inglese fine anni ‘70. La beccano qualche tempo dopo molto dimagrita, anzi, sostengono i tabloid, “anoressica”. Viene da pensare che la piccola Peaches abbia sofferto, più che per l’esposizione massiccia sui media del suo corpo nudo, per l’effetto “ciccia da birra e patatine” che quelle foto di qualità molto bassa producevano. In altre parole, se dalle foto fosse emerso un corpo in forma e palestratissimo, forse la piccola Peaches ne sarebbe stata orgogliosa, invece se ne induce che la sua attività fisica equivale a quella di una comunissima studentessa couch-potato, il che la renderebbe pure più simpatica, se non fosse che riguardandosi se n’è vergognata.
Kelly Osbourne è un altro illustrissimo esempio di rockstar G2, la cui sola esistenza fa passare la voglia di comprare i dischi del padre. Ricordiamo che War Pigs fu un singolo dell’album Paranoid dei Black Sabbath, uscito nel 1970, in cui il metallaro britannico esprimeva un’opinione non esattamente all’acqua di rose sulla guerra del Vietnam. Ma già che ci siamo, ricordiamo pure che Ozzy è stato e continua ad essere nell’immaginario metal, un guru dell’heavy metal impegnato, distanziandosi quindi di migliaia di miglia dai suoi epigoni vessilliferi per lo più del binomio metal/figa (anzi, del trinomio metal/moto/figa su cui ci sarebbe molto da dire, ma non ora). Tuttavia, se il destino dell’umanità deve essere affidato, e lo è di fatto, alle fisime dei rampolli delle rockstar, la via lunga e tortuosa verso la fine, il viale del tramonto, ecc., insomma il crepuscolo, non solo dei semidei ma dell’umanità tutta, è alle porte; anzi, più precisamente è sullo zerbino, dove il corriere getta tutte le mattine il tuo tabloid preferito.

Informazioni su El_Pinta

Semiologo dilettante, spettatore ostinato, saggista crossmediale, teorico poststrutturalista.
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2 risposte a DIECI INEQUIVOCABILI SEGNI DELLA SCOMPARSA DELL’UMANITA’

  1. mrz ha detto:

    E i figli dei politici?
    Il trota di Bossi e l’anguilla di Di Pietro? No, no: da’ un’occhiata all’albero genealogico della famiglia Berlinguer: lì troverai G2, G3, G4 e forse anche G5.
    I segni della fine dell’umanità ce li avevamo davanti da tempo e non ce ne siamo mai accorti.

  2. Claudia Boscolo ha detto:

    Maurizio, là dentro non guardo perché ho il terrore di trovarci il G20!

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