DIECI INEQUIVOCABILI SEGNI DELLA SCOMPARSA DELL’UMANITA’

Che cosa sono i dieci inequivocabili segni della scomparsa dell’umanità? Scoprilo qui

John Lennon sparato a morte

Let me take you down
Come i nuovi campi elisi saranno coperti di fragole
di Claudia Boscolo
Da sempre mi chiedo perché John Lennon mi faccia sentire più buona. Come me se lo chiedono in molti, e pare che a nessuno causi imbarazzo confessarlo pubblicamente, cosa che fa di questo un argomento di conversazione condiviso. Questa inspiegabile comunione in un unico sentimentalismo zuccheroso, anche fra gente scafatissima e normalmente dedita alla cattiveria e al sarcasmo metropolitani, non è cosa da poco. Non è cosa da poco che durante una gita fuori porta in macchina ci si commuova tutti cantando Strawberry Fields Forever. E’ banale, è scontato, è kitsch. Quindi è sovversivo. Il vero sovversivo oggi è quello che non si vergogna dei propri improvvisi cedimenti. Piangere, oggi, a pochi mesi dalla fine del mondo, è la vera cifra della rivolta.
Ma questo non avrebbe mai potuto immaginarlo la CIA, quando programmò John Lennon per fare sentire tutti più buoni.
John Lennon è un progetto che vide operare assieme alla fine degli anni ‘30 l’ufficio di servizi strategici (ribattezzato Central Intelligence Agency solo durante la seconda guerra mondiale) e la Coca-Cola. La campagna pubblicitaria della Coca-Cola del 1940, anno di nascita di Lennon, aveva come protagonista la famiglia. The package that gets a welcome at home era lo slogan di quell’anno; il manifesto ritraeva una bella signora che portava a casa una confezione da sei bottiglie per tutta la famiglia. In quell’anno la Coca-Cola si trasformava da bevanda rinfrescante con proprietà digestive a rito aggregante di dimensione famigliare, marcando una mutazione di mentalità dal piacere individualista e narcisista ancora in voga nell’America degli anni ‘30, al ripiegamento sulla famiglia come risposta della società all’evenienza ormai concreta che gli Stati Uniti intervenissero nel secondo conflitto mondiale. Nel settembre del 1940 gli Usa cedettero alla Gran Bretagna del materiale militare, e con questo gesto operarono un primo passo ufficiale nella direzione dell’entrata in guerra, anche se ciò non si verificò fino all’anno successivo. In realtà la popolazione americana, già reduce della grande depressione e del proibizionismo – epoca  cui la Coca-Cola viene pubblicizzata come bevanda alternativa all’alcol – iniziava a sentire il peso della responsabilità verso la collettività e a concepire il tempo extralavorativo non più come tempo per sé ma come tempo della famiglia. Quindi ogni forma di svago, anche la bevanda rinfrescante, associata prima a una socialità più espansiva, veniva ridimensionata e incastrata all’interno di una cornice narrativa più facilmente controllabile e addomesticata, in funzione dell’amor di patria.
In quel mentre Lennon vedeva la luce a Liverpool, neanche un mese dopo gli accordi USA con la Gran Bretagna. L’idea era quella di creare una società mansueta e prona a sentimentalismi diffusi, a cui si potessero propinare prodotti di consumo che potenziassero l’effetto narcotico. Anche lo spettacolo e il divismo facevano parte di questo vasto piano.
Nel corso della sua carriera, tuttavia, il progetto Lennon ebbe non pochi problemi con l’FBI, e in sostanza si può definire il più eclatante fallimento delle agenzie di controllo del sistema americano. La colpa di questo clamoroso insuccesso va attribuita senza dubbio alla violenta ondata rhythm&blues che investì l’America quando divenne palese la vergogna nazionale del Vietnam: ciò emerge con forza dall’implacabile taglio country blues degli ultimi due, immortali album dei Beatles. Si può quindi definire Lennon un progetto sfuggito al controllo dei suoi ideatori.
Alcuni anni dopo la sua morte, avvenuta nel dicembre del 1980, Fenton Bresler autore di Who Killed John Lennon? (St. Martin’s Press, 1989) sostenne che Chapman fu programmato per assassinare Lennon dalla CIA in combutta con l’FBI, una teoria che ha conosciuto un certo seguito fra i patiti delle cospirazioni. Bresler offre tutta la documentazione a supporto dell’idea che la CIA avesse considerato la possibilità di utilizzare persone mentalmente instabili come assassini. Inoltre afferma che l’FBI aveva a lungo sorvegliato Lennon ai limiti della persecuzione, quando la pop star lottava per la sua “green card”, cioè il diritto di residenza negli USA. Un’altra questione sollevata da Bresler è che la polizia di New York, oberata di lavoro, non mosse un dito per indagare più a fondo nel caso dell’omicidio della star inglese, e chiuse il caso quasi subito avendo ingabbiato il reo confesso. Nel suo libro, Bresler discute le molte incongruenze della confessione di Chapman. Le argomentazioni dell’autore sono molto convincenti, tuttavia mancano le prove concrete a supporto delle sue speculazioni. Noi italiani, tuttavia, siamo smaliziati riguardo i casi irrisolti, le stragi mai indagate, depistaggi di ogni genere, servizi segreti delle ex repubbliche democratiche socialiste, davanti ai quali la CIA sembra la nonnetta buone delle fiabe. Per di più, mentre nel mondo anglofono hanno frasi bellissime e immaginifiche come “Imagine all the people living life in peace” oppure “I have a dream”, il nostro più importante poeta nazionale ha coniato la frase lapidaria e angosciante “Io so. Ma non ho le prove”, sempre con buona pace di chi sostiene che la mia è una generazione senza trauma. Quindi a noi italiani il libro di Bresler convince senz’altro, perché per formazione crediamo che non sia necessario avere le prove per sapere: ce lo insegnano sui banchi di scuola.
Comunque, che il progetto Lennon fosse destinato al fallimento si capiva da due cose: innanzitutto, dal fatto che la ricerca della felicità è l’attività più ancestrale dell’uomo e sta anche alla base di tutta la sua creazione artistica, sia per via catartica – nel caso del dramma, della tragedia, del blues, ecc. – che onirica, nella poesia e nella letteratura di intrattenimento, il melodramma, l’opera, parte della produzione sinfonica, molto romanzo, moltissima produzione pittorica, ecc, ovvero tutto ciò che può definirsi leggero, tanto per abusare ancora una volta di una categoria critica oramai lisa, e irritare ulteriormente quei quattro cazzoni al servizio delle agenzie di controllo che per vivere esercitano professionalmente la critica letteraria, e che come attività collaterale coltivano l’orticaria da sproloquio in rete, nonostante esercitino un’egemonia subdola sulla medesima. In base a questo enunciato, la felicità travolgente e l’emozione fortissima che scaturiscono in maniera spontanea dall’operato artistico del progetto Lennon non potevano che avere un effetto devastante sui complotti segreti delle agenzie che lo idearono.
Inoltre, nell’autunno del ‘67 in Almeria il progetto Lennon scriveva l’universalmente nota  Strawberry Fields Forever, inno alla nostalgia dell’infanzia di Liverpool in cui ricordava l’orfanotrofio vicino alla sua casa natale e il cortile dove giocava da bimbo. Il pezzo fu poi inserito in Magical Mystery Tour, nono album e ultimo prima dell’emergere dei conflitti che avrebbero portato allo scioglimento della colossale band. Con quel pezzo i Beatles raggiunsero un sound mai udito prima, ricco di suggestioni di tipo subliminale. Il tema della nostalgia, reso per via surreale e psichedelica è solo un pretesto per instillare il dubbio che nulla sia reale, neppure il mito creato attorno al leggendario musicista di Liverpool. Attraverso la sua creatività, Lennon si svincolava dalla sua natura di progetto dei servizi e si liberava dai ceppi che le agenzie di controllo gli avevano messo alle caviglie fin dalla nascita.
Quando Chapman fu sguinzagliato per toglierlo di mezzo, Lennon era già un guru, un profeta di una nuova religione che alla sua radice aveva l’impulso alla libertà creativa e sociale connaturata in ogni essere umano. Ancora oggi, se per caso alla radio trasmettono Strawberry Fields Forever, gli umani inscatolati percepiscono che dietro quel messaggio c’è un segno. Percepiscono che quel segno prefigura la loro evanescenza. E che la loro evanescenza è l’ultima soluzione, la più eversiva, per affrancarsi dalla schiavitù del controllo sociale.

Informazioni su El_Pinta

Semiologo dilettante, spettatore ostinato, saggista crossmediale, teorico poststrutturalista.
Questa voce è stata pubblicata in Dieci inequivocabili segni della scomparsa dell'umanità e contrassegnata con , , , , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...