Ongaku no susume #4

di Stefano Palmieri

“…You will not able to stay home, brother.

You will not able to plug in, turn on and cop out.

You will not able to lose yourself on skag and skip,

Skip out for beer during commercials,

Because the revolution will not be televised…”

Gil Scott Heron

                                                                                   The Revolution Will Not Be Televised

 Sono a dir poco profetiche queste parole se torniamo un attimo indietro nella memoria e riflettiamo su cosa sia successo qualche settimana fa a Chiomonte. Questa è una strofa del brano  The Revolution Will Not Be Televised di Gil Scott Heron venuto a mancare (aimè) da poco, il 27 maggio di quest’anno. Chi era costui, è stato un poeta e musicista statunitense, conosciuto principalmente per i suoi lavori della fine degli anni sessanta e inizi degli anni settanta come autore di spoken word, cioè di poesia recitata su basi musicali (funk perlopiù, ma anche jazz, soul e blues) insieme al suo attivismo militante afroamericano. Qualche giornale il giorno dopo la sua morte l’ha definito il Bob Dylan degli afroamericani (qualsiasi cosa voglia dire).

Perchè stiamo parlando di Gil Scott Heron, non è uscito un disco postumo (non che io ne sappia almeno), l’ultimo  suo lavoro risale al 2010 – I’m New Here – molto sperimentale e controverso ma non per questo speciale. Il disco in discussione è invece il remix di We’re New Here ad opera di Jamie xx pubblicato qualche mese fa, comunque prima che Gil ci lasciasse. Chi è Jamie xx: è produttore e remix artist inglese, membro tra le altre cose della band The xx (spero che ne abbiate almeno sentito parlare, se non l’avete fatto è grave). Il suo sound è influenzato da Burial e Kode9, peraltro suoi amici. We’re New Here ha queste sonorità dunque, Dubstep e UK Garage, Jamie Smith (il nome reale di Jamie xx) ha applicato le tecniche della electronic music per remixare le linee vocali e gli strumenti del disco originale. Ne è venuta fuori una gemma, Charlotte Richardson Andrews di The Guardian ha definito l’album “a perceptive reworking” dove le narrative soul di Scott sono rinate e splendono di nuova luce attraverso i beats atmosferici di Smith. Molti dei brani sono stati prodotti in collaborazione tra Jamie xx e lo stesso Gil Scott Heron. Questa la tracklist (con i link dei pezzi a YouTube, mancano solo gli interludi, fatevene una ragione), qui invece la playlist per chi usasse Spotify.

1. “I’m New Here

2. “Home

3. “I’ve Been Me (Interlude)

4. “Running

5. “My Cloud

6. “Certain Things (Interlude)”

7. “The Crutch

8. “Ur Soul and Mine

9. “Parents (Interlude)”

10. “Piano Player

11. “NY Is Killing Me

12. “Jazz (Interlude)”

13. “I’ll Take Care of U

Di seguito invece il video di NY Is Killing Me (pezzo bomba)

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