MÉXICO Y REVOLUCIÓN: Diego Rivera – II parte

di Matteo Antonin

Da sinistra a destra: Leon Trockij, Diego Rivera ed André Breton

Segue da qui.

Nel novembre 1930 Diego Rivera e la moglie Frida Kahlo si trasferirono a San Francisco, dove al pittore era stata commissionata una serie di murales nel Luncheon Club della Borsa della città ed al San Francisco Art Institute. Sebbene Rivera non avesse mai tentato di nascondere il fatto di essere comunista e sebbene i suoi dipinti fossero pieni di falci e martelli, stelle rosse e immagini poco lusinghiere del capitalismo e dei personaggi ad esso connessi, nessuno si preoccupò particolarmente del suo arrivo in California. Al contrario, lavorò proprio nei luoghi e per i personaggi ferocemente attaccati nei suoi dipinti. Il critico Max Kozloff a tale proposito ha osservato: «In nessun altro luogo un’arte che si dichiarava proletaria fu con tanta generosità sponsorizzata e protetta dal capitalismo».1

Quanto a Rivera, per lui la contraddizione non esisteva: quale posto migliore degli Stati Uniti come luogo in cui creare opere pubbliche di glorificazione del proletariato industriale? Del resto, la rivoluzione non doveva proprio agire dall’interno per scardinare le istituzioni? Un paese all’avanguardia nell’età delle macchine, nella catena di montaggio ed in piena Grande Depressione era per Rivera il teatro perfetto per una rivoluzione proletaria.

Nulla di strano allora se il teorizzatore di un’arte esplicitamente rivoluzionaria e pubblica, il cui scopo dichiarato era essere propaganda comunista, si recasse nei luoghi delle grandi fabbriche, delle catene di montaggio, delle prime organizzazioni sindacali di operai di fabbrica.

L'uomo all'incrocio - copia a Città del Messico dell'originale distrutto a New York

Dopo un breve periodo trascorso in Messico, nel luglio 1931 Rivera fu contattato da Frances Flynn Paine, un mercante d’arte di New York, consulente artistico dei Rockefeller, che propose al pittore una retrospettiva da tenere nel nuovo Museo d’arte moderna di New York. Rivera non potè rifiutare un così grande onore, sebbene la cosa suonasse alquanto strana: un comunista rivoluzionario nella città dell’alta finannza. Per giustificare la scelta di un pittore così controverso e politicizzato, la signora Paine nel catalogo della mostra scrisse: «La vera spina dorsale di Diego non è la politica, ma la pittura».2 La mostra ricevette gli elogi dalla critica e registrò la maggiore affluenza di pubblico dall’apertura del museo.

L'uomo all'incrocio - particolare

L’avventura di Diego a Gringolandia (come la moglie Frida Kahlo con disprezzo soleva chiamare gli Stati Uniti) non era ancora terminata: circa nello stesso periodo Diego iniziò le pitture murali per il Detroit Institut of Art, realizzando un grandioso ciclo di decorazioni intitolato Detroit Industry or The Man and the Machine, commissionato dal presidente della commissione municipale per l’arte Edsel Ford, presidente della Ford Motor Company.

Detroit era il fulcro della neonata industria americana e di conseguenza, agli occhi di Rivera, il cuore pulsante del proletariato d’America. L’idea di dipingere «l’uomo e la macchina», la «grande saga della macchina e dell’acciaio» lo eccitava, ed il suo lavoro riuscì ad accontentare le richieste di glorificazione dell’impero Ford (Edsel Ford approvò il pagamento di 10.000 dollari per i murales) senza tuttavia abbandonare né celare le proprie idee comuniste: «Marx ha fatto la teoria», scrisse Rivera, «Lenin, con il suo senso dell’organizzazione sociale su vasta scala, l’ha applicata. […] Henry Ford ha reso possibile il lavoro dello stato socialista».3

I dipinti di Rivera a Detroit furono inaugurati il 13 marzo 1933, suscitando – come tutto ciò che ruotava intorno a Diego Rivera e Frida Kahlo – un mare di polemiche: la Chiesa li definì sacrileghi, i comunisti si schierarono contro il pittore pagato dai capitalisti, i benpensanti li trovarono osceni. Alcuni cittadini minacciarono di distruggerli. Per contro, suscitando una grande euforia in Rivera, un numeroso gruppo di operai si organizzò per fare la guardia ai murales.

Murales di Rivera a Detroit

Nel 1933, mentre stava ancora lavorando agli affreschi del Detroit Institut of Arts, Rivera fu chiamato a New York per realizzare un grande murale nella RCA (Radio Corporation of America), nel Rockefeller Center ancora in fase di costruzione. L’affresco doveva avere per argomento (il tema era stato scelto dallo stesso Nelson Rockefeller): “Uomini al bivio, che cercano di scegliere un futuro nuovo e migliore con speranza e con una nuova visione”. Diego prese il tema molto seriamente, anche se non nella direzione immaginata da Rockefeller. Ci lavorava anche quindici ore al giorno, poiché desiderava inaugurare il dipinto il primo maggio, giorno dei lavoratori.

Il dipinto era diviso in due parti: il lato sinistro rappresentava gli Stati Uniti, con uomini d’affari dell’alta finanza in festa e lavoratori disoccupati attaccati dalla polizia a cavallo; la parte destra rappresentava l’utopia marxista: lavoratori, contadini, soldati, insegnanti, madri con bambini uniti nella costruzione di un mondo nuovo.

Le polemiche non tardarono ad arrivare: i giornali gridarono allo scandalo e l’atmosfera si fece ostile. Quando poi, in occasione del primo maggio, Rivera trasformò il volto di un leader dei lavoratori in un inequivocabile ritratto di Lenin, la rottura fu totale. Rockefeller invitò Rivera a modificare il dipinto e, dopo il rifiuto del pittore, il 9 maggio 1933 rimosse Rivera dall’incarico e prima coprì interamente il murale, poi lo fece rimuovere definitivamente. Alla fine del 1933 Diego Rivera e Frida Kahlo fecero ritorno in Messico.

La loro vita avventurosa doveva riservargli ancora molte sorprese. Nel 1937 Léon Trockij fu allontanato da Mosca per decisione del XV Congresso del Partito bolscevico. A causa della minaccia di ritorsioni economiche da parte dell’Unione Sovietica, nessuno stato aveva voluto concedere a Trockij asilo politico. Diego Rivera, nel frattempo entrato nella sezione messicana della Lega Internazionale Comunista (di orientamento trockijsta), si impegnò in prima persona, attivando le sue numerose conoscenze per far ottenere asilo al vecchio rivoluzionario russo. Trockij sbarcò nel porto di Tampico la mattina del 9 gennaio 1937. Lui e sua moglie Natalja Sedova furono accolti da Diego Rivera e Frida Kahlo a Città del Messico. Frida, che nel 1939 divorziò da Rivera, ospitò i coniugi Trockij nella sua casa di famiglia, la Casa Blu nel sobborgo di Coyoacán, avendo anche una relazione con il fondatore dell’Armata Rossa.

Il 24 maggio 1940 la camera di Trockij venne mitragliata da un commando di stalinisti, tra cui compariva anche il pittore David Alfaro Siqueros, vecchio amico e collega di Rivera, da lui ritratto nella sezione Insurrezione della serie di murales del 1928. L’attentato fallì, ma il 20 agosto 1940 Ramón Mercader, un agente di Stalin, sfondò il cranio di Trockij usando una piccozza: il giorno seguente il vecchio rivoluzionario morì.

Rivera continuò ad alternare ed intrecciare le sue grandi tre passioni: la politica, l’arte e le donne. Tra il 1940 ed il 1950 l’attività di Rivera fu molto intensa: egli si recò nuovamente a San Francisco per realizzare 10 pannelli murali per la Golden Gate International Exposition; sposòper la seconda volta Frida Kahlo; continuò a lavorare agli affreschi del Palacio Nacionál di Città del Messico; infine iniziò i lavori di costruzione per l’Anahuacalli, il suo studio-museo costruito come un tempio azteco, destinato alla raccolta della sua collezione di arte pre-colombiana.

Il 1949 fu l’anno della sua grande restrospettiva nella capitale messicana, ospitata al Palacio de Bellas Artes e organizzata in occasione del cinquantenario della sua attività artistica. Nel 1950 Rivera illustrò l’edizione limitata del Canto generál di Pablo Neruda; nello stesso anno alcune sue opere furono esposte alla Biennale di Venezia in rappresentanza del Messico.

Nel 1954 morì la moglie Frida Kahlo. Nello stesso anno Rivera, dopo vari tentativi (aveva fatto domanda già nel 1946) ed una sottoscrizione di autocritica – che l’ortodossia imponeva a tutti i riammessi – riuscì a rientrare nel Partito Comunista.

Nel 1957, dopo un ultimo viaggio in Unione Sovietica, Diego morì a Città del Messico, il 27 novembre. Fu sepolto nella Rotonda degli uomini illustri al Panteon Civile di Città del Messico.

BIBLIOGRAFIA:

  • J. G. LE CLÉZIO, Diego e Frida: un amore assoluto e impossibile sullo sfondo del Messico rivoluzionario, Il Saggiatore, Milano, 2009;

  • M. C. SECCI (a cura di), Doppio ritratto. Frida Kahlo, Diego Rivera, Nottetempo, Roma, 2008;

  • H. HERRERA, Frida. Vita di Frida Kahlo, Dalai Editore, Milano, 2010.


    NOTE:

1Cit. In H. HERRERA, Frida. Vita di Frida Kahlo, Dalai Editore, Milano, 2010, p. 88.

2Ivi, p. 93.

3Ivi, p. 98.

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