Ongaku no sosume #2

tUnE-YarDs – w h o k i l l:

“That’s the nightmares that I have — that I don’t have rhythm anymore.” Sono le parole di Merril Garbus in una non più recente intervista rilasciata “all’autorevole” New York Times (o era il Washington Post quello autorevole?) conosciuta appunto come Tune-Yards. Potremmo definirla come one-woman-band, forse infelice come definizione. E’ stato da poco pubblicato il suo ultimo lavoro intitolato Whokill, disco freschissimo, pieno di ritmi in continua evoluzione e sempre diversi tra di loro. Un pout pourri musicale quasi, un miscuglio frenetico di generi musicali (pop, afrobeat, funky e chi più ne ha più ne metta) che si fa amare già dal primo ascolto. C’è gente che si riempie la bocca di termini e nomi sparando a zero su tutto e tutti, cercano il capolavoro assoluto e chi li capisce è bravo (fighe di legno). Ma come direbbe Gigi, non siam mica qua a metter l’Autan alle zanzare. Il disco è piacevole invece, canticchiabile, orecchiabile, sfacciatamente pop. Un album da doccia o da estate, di quelli che si possono ascoltare in macchina mentre si va al mare col finestrino abbassato e il vento che scompiglia i capelli. Ci sono delle chicche assolute che a noi sono piaciute tanto e quindi fuori i nomi così potete farvi un’idea. My Country, il pezzo che apre l’album, Es-So , Bizness, il pezzo da cui è stato tratto il video (ve lo linko embedded sotto perchè è veramente delicatissimo), You Yes You, super funkeggiante e Killa con tutti quei ritmi tribali muovibacìno. Se volete saperne di più, qui un’ampissima intervista rilasciata ultimamente dalla Garbus a Pitchfork.com.

Colin Vallon Trio – Rruga:

E’ il debutto ECM del trio del pianista trentenne svizzero Colin Vallon accompagnato al contrabasso da Patrice Moret (collaboratore in passato di Uri Caine e Ellery Eskelin) e alla batteria da Samuel Roher. Rruga è il titolo del disco che significa “viaggio” o “sentiero” in lingua albanese. E mai titolo fu più azzeccato. Il disco infatti è un viaggio nelle culture musicali popolari nordiche e balcane, un percorso musicale che parte dalla Turchia fino ad arrivare in Scandinavia. Brani come “Home”, “Polygonia” o “Eyjafjallajökull” sembrano quasi descrivere paesaggi desolati ma sublimi. E’ un album invernale, quindi consigliato a chi ha ancora nostalgia del freddo gelido che attanaglia l’anima. Si rievocano spazi interminabili, atmosfere sospese e minimaliste. Qualcuno li ha anche definiti come i Radiohead se suonassero Jazz, ed effettivamente Parice Moret ha affermato di aver composto Telepathy pensando al sound e al modo di cantare di Thom Yorke dei Radiohead appunto. Inutile parlare dell’eccellenza tecnica di questi tre musicisti che anche se giovanissimi riescono davvero a stupire. Il Jazz è morto soltanto nella chiacchiera da salotto.

Mo Kolours – EP1: Drum Talking:

“There’s always been these beautiful characters within music history that are trying to convey something pure” . Chi é Mo Kolours: sappiamo pochissimo di lui, questo è il suo EP di debutto. E’ un ragazzo che brucia di talento, metà mauritiano e metà inglese, metà percussionista e metà beatmaker nonchè vocalist. Debutto folgorante e spiazzante, nel disco si avvertono tutte le sue radici che riesce ad adattare nella contemporaneità miscelandole sapientemente con l’Elettronica e l’Hip Hop. Potremmo quasi definirlo un incrocio tra Gonjasufi e Theo Parrish per le atmosfere che riesce ad evocare. L’EP è composto da otto tracce, e credetemi, sono una più bella dell’altra. Il brano che apre l’ascolto è Bakiraq (che sarebbe poi il suo nome, una traduzione di Burt) che ricorda un po’ uno di quei pezzi soul classiconi arrichito da arabeschi elettronici. Drum Talking, il pezzo seguente, è sensualissimo, pieno di percussioni e di quei bassi grassi che tanto ci piacciono. Inutile starvi a fare la descrizione di ogni singolo pezzo anche perchè siete grandicelli eh, ce la fate anche da soli. Mi limito a linkarvi tutti gli altri pezzi così da avere una visione d’insieme del lavoro. Biddies, Dead of Night (che non so perchè mi ricorda “In the jungle, the mighty jungle the lion sleeps tonight“, avete presente? Sarò mica rincitruillito del tutto?) e 8 Hours con i bassi che schiaffeggiano e la batteria che spedita va per la sua strada. Come avrete notato i pezzi proposti non sono otto, ma solo perchè quelli mancanti non sono altro che inframezzi, Intro/Outro. Che dirvi, buon ascolto. Ah, dimenticavo. Il disco è acquistabile qui: il vinile è terminato per il momento, ma potete acquistare il formato in digitale con un’offerta minima di 2.50 £. Non siate tirchi, maraccomànd.

Stefano Palmieri

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