La moda attraverso lo schermo

Continua domani sera, mercoledì, presso la Sala Videodrome di via Roen 6 la rassegna “La moda attraverso lo schermo” che si protrarrà durante tutto il mese di maggio. L’appuntamento è dedicato ad approfondire il rapporto tra il mondo del cinema e quello della moda. Di seguito pubblichiamo alcuni dei materiali preparatori a cura di Anna Quinz, direttrice creativa di  Franz Magazine.

PRESENTAZIONE


La moda è un sistema complesso, che permea la contemporaneità e che da sempre influenza e disegna gusti, tendenze, stili di vita, idee e pensieri. Ha le sue ferree regole e le sue leggi, la sua calendarizzazione scordinata dal calendario del quotidiano, i suoi protagonisti e le sue comparse. Volenti o nolenti, la moda entra con forza nella vita diciascuno di noi, ieri come oggi, perché, molto semplicemente, la moda ha a che fare con il nostro corpo e con quello con cui decidiamo, più o meno consapevolmente, di interfacciarlo al mondo esterno.

Raccontare la moda non è impresa facile, i preconcetti sono tanti e seppur tutti pensano di capirla, chi amandola chi odiandola, è pur vero che penetrarne tutti i meccanismi e i retroscena – non solo quelli più evidenti – è impresa ardua.

Nel ‘900 la moda è stato uno dei temi di riflessione che più ha appassionato sociologi, antropologi, filosofi e semiologi. Perché è forse l’amibto di significazione più vicino all’uomo comune e più fortemente penetrante nello Zeitgeist. Da Barthes a Bejamin, tutti i più grandi pensatori del secolo scorso  hanno “detto la loro” sulla moda, sui suoi sistemi, sui suoi personaggi, sulle sue incidenze nella vita quotidiana, sul suo riflettersi sui nostri corpi. La moda cambia la società di decennio in decennio, ma anche di stagione in stagione, e si fa essa stessa cambiare dalla società; disegna gli stilemi della bellezza e le leggi della corporeità, apre a nuove prospettive e a nuovi scambi di linguaggi. Perché la moda è prima di tutto un linguaggio, forse il linguaggio non verbale più forte di cui disponiamo per relazionarci al mondo e agli altri, per dire chi e come siamo. L’abito fa il monaco, o quanto meno rappresenta il monaco che decidiamo di mostrare. Per questo non è possibile passarle accanto senza toccarla.

Attraverso quattro film, due fiction e due documentari, questa rassegna cerca di evidenziare alcuni punti centrali del sistema della moda, pur nella consapevolezza di non poter ridare un quadro esaustivo di un sistema così complesso e così continuamente in evoluzione. Si è scelto di rappresentarne quattro diversi aspetti: il sisitema nel suo insieme, l’editoria di moda e le due figure nodali del fashion designer e della modella. Quattro spunti di riflessione, più o meno leggeri, per raccontare un mondo che tra serietà e leggerezza oscilla in ogni minuto del nostro tempo.

PROGRAMMA

Mercoledì 4 maggio, ore 21.00 – Il sistema modaPret-a-porter di Robert Altman

Mercoledì 11 maggio, ore 21.00 – La moda detta le leggi | l’editoria di modaThe september Issue di R.J. Cutler

Mercoledì 18 maggio, ore 21.00 – Il demiurgo della moda | lo stilista:Appunti di viaggio su moda e città di Wim Wenders

Mercoledì 25 maggio, ore 21.00 – Interpreti della moda | la modella/il modelloZoolander di Ben Stiler

ZOOLANDER


Cosa significa, all’interno del sistema moda e della società più in generale, essere un modello o una modella? Significa semplicemente essere “belli belli in modo assurdo”, per citare la più celebre battuta di questo film?

Quello del modello è un mestiere come un altro, che richiede le sue competenze e le sue professionalità specifiche. Ha a che fare con il corpo, e al corpo richiede regole e forme precise che finiscono inevitabilmente per influenzare

Apparentemente superificiale e dissacrante, questo film ironizza con intelligenza e acume sul sistema della moda nella sua totalità ed in particolare sulla figura del modello, vittima inconsapevole di uno sfruttamento mediale della sua immagine di supposta perfezione.




Informazioni su El_Pinta

Semiologo dilettante, spettatore ostinato, saggista crossmediale, teorico poststrutturalista.
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