DROMOMANIA: Il giro del mondo in una classe

di Matteo Antonin

Non tutti i viaggi si fanno con i piedi. Alcuni dei viaggi più belli si fanno con gli occhi e con le orecchie, se si ha voglia di guardare e di ascoltare. Queste le cose che ho imparato, le storie che ho ascoltato, nelle mie classi di bambini e ragazzi stranieri: il mio giro del mondo in una classe.

  • Mirmëngjes, Salama alaykum, Dzieńdobry, Zau xia hau, Jó napot, Nemestè, Sasri kal, Buenos dias: i tanti modi per dire buongiorno. Albania, Marocco, Pakistan, Polonia, Cina, Ungheria, India e Panjab, Perù: i tanti luoghi della nostalgia. Marrone scuro, rosa pallido, giallo ocra, arancio, color caffelatte, giallo chiaro, rosa scuro, color olivastro: i tanti colori della nostra tavolozza. Islam, Cristianesimo ortodosso, Taoismo, Buddhismo, Sikhismo, Cristianesimo cattolico, Animismo, Induismo: i tanti déi nel nostro Olimpo.
  • Chiedendo a due bambini di religione sikh perché si fossero tagliati i capelli, uno dei simboli fisici della fede, tradizionalmente lasciati lunghi e raccolti in una crocchia corvina avvolta da un turbante, risposero: «Gli altri bambini ridevano».
  • Sul turbante di un altro bambino sikh, la cui famiglia aveva orgogliosamente deciso di voler conservare le più antiche tradizioni della loro cultura, troneggiava, enorme, il marchio della casa produttrice: Adidas.
  • I sikh aggiungono al loro cognome originale il cognome aggiuntivo, o spesso sostitutivo, Singh per i maschi (leone, in sanscrito) e Kaur per le femmine (principessa): questa sostituzione ha come scopo quello di ribellarsi e di rifiutare il rigido sistema delle caste, il quale identifica attraverso il cognome il gruppo sociale di appartenenza.
  • I bambini, da sempre portatori di verità, spiegano senza imbarazzo che, sebbene India e Pakistan siano due paesi divisi, per geografia ma soprattutto per religione, le loro lingue dai nomi differenti (urdu per i pakistani musulmani, hindi per gli indiani hinduisti) sono pressoché identiche. «Ci capiamo», dicono con naturalezza. Non gli hanno ancora insegnato a mentire, come mentivano coloro che insegnavano a bambini della stessa età che la lingua serba e quella croata fossero lingue differenti, quando sono invece pressoché identiche. Non finì bene.
  • Una volta ho chiesto a una bambina di parlarmi della sua famiglia. «Siamo cinque fratelli», rispose orgogliosa. Che famiglia numerosa, pensai. Poi la bambina mi elencò i nomi dei suoi fratelli e capii: quattro femmine e dopo l’ennesimo tentativo, finalmente, un figlio maschio. Poi mamma e papà si sono fermati.
  • I bambini erano incollati allo schermo, ipnotizzati dalle avventure del principe che, impavido e fiero, combatteva i perfidi nemici. Guardavano in silenzio, ammirando il suo valoroso coraggio, per nulla turbati dalla sua spada che trafiggeva uomini, inarrestabile. Ma quando il principe raggiunse la principessa e la baciò con dolcezza, i bambini si coprirono gli occhi con le mani, imbarazzati e rossi di vergogna.
  • Una volta una ragazzina ha scritto in un tema: «Sono nata in Kosovo e ho 15 anni. Quando aveva 3 anni al mio paese era la guerra. Io era piccola e sono stata fortunata perché aveva 3 anni e non l’ho saputo cosa è una guerra».
  • Una volta una bambina ha detto: «Se avessi la bacchetta magica cambierei il mondo: dove c’è il Pakistan metterei l’Italia e dove c’è l’Italia metterei il Pakistan».

Informazioni su matteo

Sofista contaballe, stakanovista dell'otium, luddista oscurantista.
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