Piccola semiotica del nerd: appunti a margine di Storia naturale del nerd.

Tra le figure più caratteristiche che la cultura popolare americana ha elaborato e diffuso a partire dagli anni ’60 un posto di rilievo lo occupa la figura del nerd. Con questo termine si è soliti indicare una persona contraddistinta da scarse capacità relazionali e spiccata intelligenza. Tuttavia, se ci si sofferma e si approfondisce la conoscenza di questa particolare figura dell’immaginario popolare contemporaneo è possibile scoprire una realtà molto più complessa e variegata di quanto a prima vista non ci si aspetti. È il lavoro che il musicista e scrittore americano, nonché ex-nerd, Benjamin Nugent compie nel suo libro Storia naturale del nerd, recentemente pubblicato in Italia grazie ai tipi di ISBN Edizioni.

Il lettore non si faccia trarre in inganno dal sottotitolo che recita: I ragazzi con gli occhiali che stanno cambiando il mondo; nel libro non troverete aneddoti edificanti sulla vita di Marc Zuckerberg e neppure le mirabolanti imprese di giovani programmatori informatici capaci di imporre al business le proprie regole. Al contrario il volume, che si compone di tre parti, è un tentativo di individuare a partire da quando e secondo quali logiche culturali il concetto di nerd si è sviluppato ed in seguito diffuso nella cultura popolare americana e poi mondiale.

La prima parte del volume è dedicata alla descrizione della nascita del concetto di nerd, mentre nella seconda, tramite alcuni case studies, l’autore mostra in che modo l’identità nerd viene declinata e negoziata nella vita reale. La terza parte ha invece un taglio personale ed aneddotico legato alle concrete esperienze di vita dell’autore.

Nugent fa risalire la nascita del concetto di nerd ad un preciso periodo storico e cioè all’Ottocento, un periodo in cui, a detta dell’autore, nella cultura occidentale ha luogo una fondamentale scissione tra il pensiero razionale e ed il sentimento della sensualità. Ricercando esempi nella letteratura (da Orgoglio e Pregiudizio a Frankenstein) e nella pubblicistica (in particolare in quella pedagogica) dell’epoca, l’autore mostra come nel periodo in questione emergano due modelli dell’agire umano nettamente contrapposti: da un lato un atteggiamento distaccato, calcolatore, ordinato, razionale fino al parossismo e dall’altro lato un atteggiamento legato alla libera espressione di istinti e sentimenti. Semplificando si potrebbe affiancare il primo atteggiamento al pensiero positivista ed alla fede nel progresso scientifico come strumento di emancipazione dell’uomo che questo pensiero esprimeva, mentre il secondo atteggiamento sarebbe espressione della sensualità che il Romanticismo predicava nei confronti di un mondo supposto “naturale” e non-razionale.

Dunque sulla base di queste due categorie di pensiero si sarebbe cominciato a distinguere tra una categoria di esseri umani caratterizzati dalla tensione verso un ambiente fortemente regolato da principi razionali e meccanici, ed una categoria di uomini capaci, al contrario, di adattarsi alla complessità di un ambiente irriducibile a schemi capaci di rendere conto di ogni fenomeno antropico. Questo primo modello di articolazione delle differenze si sarebbe poi ulteriormente specificato all’interno della cultura statunitense in relazione al periodo storico da essa vissuto, gravido di cambiamenti assai importanti. Per gli USA infatti la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento coincidono con tre fenomeni sociali e storici decisivi: l’esaurirsi della colonizzazione del continente ed il coincidente tramonto del mito della Frontiera, massicci fenomeni migratori dalle zone povere dell’Europa e, legato alle migrazioni, un consistente inurbamento della popolazione.

Tali circostanze fecero nascere in alcuni settori della società americana un forte timore legato alla perdita di quella dimensione mitica che aveva nutrito l’epopea americana: la figura del cow-boy e quella del pioniere appartenevano oramai definitivamente al passato, l’inurbamento minacciava il carattere e la virilità dell’uomo americano, in particolare di quello appartenente alle élites economiche e culturali che si autodefinivano “nativiste”, arrivando perfino ad autorappresentarsi come continuatrici più o meno dirette dei nativi americani. Nacque così nella società civile americana un sentimento di forte disprezzo e marginalizzazione delle forme razionali, scientifiche e meccaniche dell’agire umano a cui si contrapponevano le qualità atletiche, istintuali, animalesche. Era la nascita del jock, antagonista e lato oscuro del nerd. Questa dicotomia non esprime soltanto un disprezzo nei confronti delle qualità mentali rispetto a quelle fisiche, ma è un’articolazione di senso che esprime anche differenze di carattere etnico ed economico: infatti per i figli degli immigrati l’unica possibilità di innalzare la propria posizione economica e sociale era quella di impegnarsi nello studio sacrificando ad esso ogni altra abilità, tanto quelle atletiche quanto quelle sociali. Per contro i figli delle élites non avevano alcuna necessità di innalzare il proprio status attraverso l’acquisizione di abilità intellettuali, e dunque gli anni della formazione, in particolare quella universitaria, erano dedicati all’acquisizione di quelle capacità atletiche e di quelle capacità socio-relazionali che gli avrebbero permesso in seguito di diventare la classe dirigente del Paese.

Ne consegue che il concetto di nerd si è modellato oltre che su un modello letterario e filosofico, anche sulla base di stereotipi etnici e sociali che hanno ancora oggi la capacità di far sentire tutto il loro peso discriminante.

Se proiettassimo sul quadrato semiotico la dicotomia che è stata individuata alla base del concetto di nerd, e cioè quella tra razionalità e sensualità otterremmo pressappoco questa figura:

Da questa rappresentazione grafica si può dedurre che la categoria degli esseri umani è caratterizzata dalla compresenza e dall’equilibrio tra la razionalità e la sensualità, mentre, al contrario, la categoria delle entità non umane sarebbe caratterizzata da una parte dall’assenza di ogni genere di sensualità (le macchine) e dall’altro lato dall’assenza di qualsivoglia razionalità (gli animali). Il nerd ed il jock sarebbero invece figure intermedie: il primo caratterizzato dalla rinuncia ad ogni qualità sensuale e dunque assimilato alle macchine, mentre il secondo caratterizzato dalla rinuncia ad ogni qualità razionale e dunque assimilato agli animali.

La seguente rappresentazione grafica del razzismo elaborata da Nugent a partire dall’analisi di un vasto numero di testi ottocenteschi, integrata con la proiezione dei concetti sul quadrato semiotico, acquista un ulteriore valore esplicativo:

Si vuole ora concludere questo breve esercizio analitico cercando di applicare al concetto di nerd, così come lo ha tratteggiato l’autore di questo libro, un altro concetto mutuato dalla semiotica della cultura e cioè il concetto di semiosfera elaborato da J.M. Lotman.

Mutuato dalle scienze naturali, con il termine semiosfera si deve intendere una rappresentazione spaziale di un determinato atto di semiosi, dove al centro della rappresentazione risiedono le grammatiche, cioè sistemi normativi quasi del tutto privi di mobilità, mentre alla periferia della rappresentazione hanno luogo fenomeni di ibridamento tre le semiosfere. Tra la periferia ed il centro vi è comunicazione continua: infatti i fenomeni riscontrati alla periferia della semiosfera tendono a muoversi verso il centro perdendo fluidità e diventando sempre più codificati e normativi. Di pari passo le grammatiche e le norma che occupano il centro della semiosfera tendono a recuperare mobilità e a muoversi verso i confini dove subiranno modificazioni ed ibridamenti.

Nato ai margini della cultura occidentale ed americana in particolare, il nerd, un tempo oggetto di disprezzo e derisione, sta gradualmente cambiando il mondo, muovendosi dalla periferia verso il centro della cultura contemporanea… che la vendetta dei nerd sia ormai prossima?

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Informazioni su El_Pinta

Semiologo dilettante, spettatore ostinato, saggista crossmediale, teorico poststrutturalista.
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7 risposte a Piccola semiotica del nerd: appunti a margine di Storia naturale del nerd.

  1. lucagiudici ha detto:

    Ho scoperto un mondo a me ignoto …

  2. flaviopintarelli ha detto:

    Il volume racconta cose parecchio interessanti e soprattutto ti permette di conoscere realtà che non ti aspetteresti…è una lettura che consiglio

  3. Ludwig ha detto:

    Sta cosa del paragone razzista ce la potevi anche risparmiare. O volevi fare come Lars von Trier? Dire una cazzata nazista per attirare attenzione….
    Quindi i nerd americani sarebbero tutti discendenti di italiani, irlandesi e polacchi, mentre i jocks tutti anglosassoni e teutonici, bella questa…

  4. flaviopintarelli ha detto:

    Ludwig ti invito a rileggere il post con maggiore attenzione e magari ad evitare di sputacchiare sentenze.
    Innanzitutto il paragone a cui fai riferimento è elaborato dall’autore del libro e non dal sottoscritto, per cui, al massimo, manda una mail a Nugent e discutine con lui. In secondo luogo ad essere elaborato su stereotipi etnici e razziali è il concetto di nerd e non vi è alcune legame tra l’essere un nerd e l’essere nati in un determinato paese…in ogni caso ti invito a leggere il libro per formarti un’opinione più approfondita al riguardo, ma probabilmente volevi fare come fanno parecchi milioni di tanti altri sulla rete, trollare una discussione per il solo gusto di fare il bastiancontrario…fail

  5. Ludwig ha detto:

    Ciao,

    no, io non trollo, ed ho capito che il paragone è stato usato dal tizio che ha scritto il libro.
    Ma se uno mi dice che gli africani sono più vicini agli animali, e gli asiatici alle macchine, non ho più bisogno di leggere alcun libro per formarmi un opinione più approfondita.

  6. flaviopintarelli ha detto:

    Perdonami, ma esordire in una discussione dando del nazista in cerca di sensazionalismi all’autore del post forse non sarà trollare, ma di certo è comportarsi in maniera quanto meno maleducata e di certo non aiuta a farti benvolere all’interno di un commentario.
    Nuovamente ti invito a leggere con più attenzione: il modello a cui fai riferimento è una “rappresentazione grafica del razzismo” e cioè una visualizzazione di come nella cultura americana dell’800 venivano rappresentati i gruppi etnici citati. Gli africani erano considerati simili agli animali e gli asiatici simili alle macchine, mentre gli europei WASP incarnavano il modello ideale di essere umano. Ma questa è, appunto, una rappresentazione che Nugent ricava a partire da un corpus di testi e documenti che sono analizzati nella parte più saggistica del libro e non, come tu ti ostini a berciare, una sua elaborazione.
    Per farla semplice, Nugent dice che nell’800 certi americani (in particolare quelli appartenenti alle elites economiche e politiche) andavano sostenendo che gli africani erano simili agli animali e gli asiatici alle macchine.
    So che lo avevi capito pure senza che te lo dovessi spiegare, ma era più divertente rompere un po’ le balle…

  7. Pingback: The social network: ancora su feticismi ed immagine del capitale | La rotta per Itaca

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