Una suadenza multimediale – Recensione all’album «The Unforgiving» dei Within Temptation  

di Matteo Cosci*

Due sono i motivi che mi portano a presentare l’ultimo, bell’album dei Within Temptation, gruppo rock sinfonico olandese: la suadenza diretta della loro musica e l’originalità della proposta multimediale.

Partirò da quest’ultimo punto: non siamo di fronte ad un semplice disco da “ascoltare”, ma ad un’opera(zione) che attorno alla musica costruisce una storia fruibile a più dimesioni. Una “storia” perché “The Unforgiving” innazitutto è un concept album, ovvero un album che, attraverso le dodici tracce che lo costituiscono, racconta o meglio, “suggestiona” una trama di personaggi ed episodi complessi.

In estrema sintesi, una Medium – racconta la storia di fantasia e al tempo stesso di “genere” – evoca e richiama delle anime, che in vita si sarebbero macchiate di colpe piuttosto gravi, per combattere il male e quindi redimersi. Questo è anche il senso della copertina, che presenta l’ambientazione e i vari personaggi.

Disegno, immagini e suoni si compenetrano e si completano a vicenda.

Infatti il racconto si avvale del supporto di un graphic novel (riduttivo sarebbe definirlo “fumetto”) sceneggiato S. O’Connell (BloodRayne, Dark 48) e disegnato da R. Molenaar (Witchblade, Darkness, X-Men), del cui antefatto già sono disponibili alcune tavole sono online .

«In quest’album – hanno dichiarato gli autori – ogni canzone è stata composta accanto alla narrativa. I protagonisti del fumetto si riflettono nelle voci delle nostre canzoni e, in fase compositiva, si è realizzata una reciproca influenza di approccio e di ispirazione […] Inoltre, la musica di stile fine anni ottanta, epoca nella quale cominciammo a leggere comic books, ci si sposa davvero bene e certamente ha lasciato il segno nel nostro nuovo modo di suonare».

Oltre a tutto ciò, tre articolati cortometraggi in sequenza, completano l’immersione polisensoriale dell’ascoltatore/lettore/spettatore. Corrispettivamente ai tre cortometraggi, vi sono i tre singoli audio, tanto che non si capisce se sia la musica costruita sul film o se piuttosto non sia stato il film ad essere costruito sulla sua colonna sonora.

E ancora a proposito di multimedialità, si può nerd-friendly ricordare come già in precedenza la band avevesse composto la canzone The Howling quale base per il videogioco The Chronicles of Spellborn.

La mia umilissima opinione su tutto questo è che se da una parte, in un’epoca di scatenati scaricatori di mp3, ci troviamo di fronte ad un’opera(zione) palesemente commerciale e pop-accattivante, dall’altra bisogna riconoscere come questa creatività, al tempo della facile riproducibilità tecnica, sia davvero riuscita.

Ed è riuscita in virtù del primo motivo che ricordavo in apertura, ovvero l’effettiva bontà della loro proposta musicale, come possono confermare giudizi specializzati del settore o il posizionamento ottenuto nelle classifiche del Nord Europa a poche settimane dall’uscita dell’album.

Parlavo di «suadenza diretta» delle canzoni, perché due sono a mio parere le caratteristiche che contraddistinguono queste tracce: la seduttività della voce – ora angelica, ora graffiante – della bella Sharon Den Adel, vero valore di differenza del gruppo, e l’impatto, deciso e orecchiabile, di quel sound curato e potente nei dettagli, qui finalmente alleggerito dell’eccesso di orchestrazioni che appesantiva i loro album precedenti.

Mi piace pensare il risultato finale come uno stile a metà tra due gruppi italiani simili, che mi piacerebbe altrettanto promuovere, quali i Lacuna Coil e i Belladonna. Peccato per gli assoli di chitarra ribassata: contingentati a solo metà delle canzoni presenti, fanno perdere una buona dose di carica potenziale.

Ma lascio ora scegliere all’ascoltatore allergico ad MTV e ai suoi malefici, se inseguire la dolcezza di una Starway to the Skyes o lanciarsi nella danza marziale di A Demon’s Fate, o, ancora, se rendersi bersaglio del malizioso e acuminato ritorello di Shot in the Dark, di cui qui il video:

* Matteo Cosci è dottorando in filosofia presso l’Università degli Studi di Padova. Oltre che appassionato di mezzofondo e musica rumorosa, è studioso di filosofia antica e in particolare di Aristotele.

Informazioni su matteo

Sofista contaballe, stakanovista dell'otium, luddista oscurantista.
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Una risposta a Una suadenza multimediale – Recensione all’album «The Unforgiving» dei Within Temptation  

  1. flaviopintarelli ha detto:

    Interessante progetto questo raccontato da Matteo. Anche se, con molta pignoleria, lo definirei transmediale, piuttosto che multimediale. Quantunque i concetti appaiano simili ci sono sottili differenze tra l’uno e l’altro. In ogni caso si tratta di esperimenti che piacerebbe vedere più spesso…

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